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Quando l'adozione si conclude con un fallimento

Il film di Valérie Lemercier, "100% cachemire", tratto da una storia vera, mette in luce i tabù sui fallimenti delle adozioni, che si concludono con un ennesimo abbandono del bambino, riassegnato ai servizi sociali. Con lo psichiatra infantile Pierre Lévy-Soussan, tracciamo insieme una panoramica di un fenomeno sconosciuto, dei fattori di rischio e della strategia preventiva.

Il fallimento adottivo
© Getty Images

Il film di Valérie Lemercier, "100% cachemire", tratto da una storia vera, mette in luce i tabù sui fallimenti delle adozioni, che si concludono con un ennesimo abbandono del bambino, riassegnato ai servizi sociali. Con lo psichiatra infantile Pierre Lévy-Soussan, tracciamo insieme una panoramica di un fenomeno sconosciuto, dei fattori di rischio e della strategia preventiva. Che cosa significa adottare?

Fallimento adottivo: dati sconcertanti

Benché il fenomeno sia ancora un tabù, è molto più diffuso di quanto si creda. Se ci si attiene alle cifre ufficiali fornite nel 2008 in Francia dall'Osservatorio nazionale sull'infanzia in pericolo (Oned), il fallimento adottivo riguarderebbe il 7% delle famiglie. Dato confermato in occasione di un sondaggio condotto nel 2010 dal Times Magazine, in seguito alla vicenda del bambino di 7 anni rispedito in Russia dalla madre adottiva sette mesi dopo il suo arrivo negli Stati Uniti. "Questo tipo di fallimento, che si conclude con un abbandono giuridico è quello più definitivo e, fortunatamente, anche il più raro", dichiara lo psichiatra infantile. È opportuno considerare che in caso di nuova rottura del legame di filiazione, il bambino viene dichiarato pupillo dello Stato, posto sotto le cure dell'assistenza pubblica e, come tale, non più adottabile con adozione piena (legittimante). È stato inoltre possibile identificare altri tipi di fallimenti adottivi, come quelli in cui il bambino viene allontanato e affidato a terzi, in questo caso senza rottura legale del legame familiare. Il bambino adottato viene messo in collegio o inserito in una casa famiglia e, nella maggior parte dei casi, escluso dagli eventi familiari. Le cifre possono raggiungere il 15%. Non si tratta quindi di un fenomeno sporadico. 

Considerare il passato del figlio adottivo

Mentre si parla molto della battaglia che precede l'adozione, in compenso, non si parla affatto delle difficoltà che si sperimentano all'arrivo del bambino nella famiglia adottiva. "Peccato, perché gli ostacoli sono assolutamente reali; ignorarli quando sono davvero importanti può determinare il fallimento adottivo", si rammarica Pierre Lévy-Soussan. Alla luna di miele che accompagna l'arrivo tanto atteso del bambino in famiglia, segue talvolta una luna di fiele... Questa situazione si verifica puntualmente? Nella stragrande maggioranza dei casi, sembrerebbe proprio di sì. Ecco perché: "All'inizio va tutto bene, e a giusta ragione, visto che il bambino tende completamente a soddisfare la sua nuova famiglia", risponde lo specialista.

Più tardi, il bambino inizierà a esprimere più autenticamente la sofferenza che porta dentro di sé (quella legata al suo trascorso traumatico o alla carenza affettiva di cui è stato vittima) attraverso l'aggressività e mettendo in atto comportamenti violenti. "Qualsiasi bambino proveniente da un abbandono o da un istituto vive una condizione di sofferenza che, come tale, richiede un ambiente che gli consenta di guarire, di essere curato psicologicamente, tanto più se i traumi sono stati precoci, intensi e protratti nel tempo. Ma come potrebbe essere diversamente?", afferma lo psichiatra infantile. Il bambino finisce per riproporre le ferite del suo passato.

Adozione: è necessario farsi aiutare

L'intensità e la durata del periodo a rischio dipendono dai traumi vissuti dal bambino. Nell'adozione, l'amore non basta. Bisogna tenere duro. "È una fase transitoria, che non dipende affatto dall'atteggiamento o dai comportamenti messi in atto dai genitori adottivi. È in funzione della storia del bambino", spiega l'esperto. La sfida più difficile per i genitori adottivi è quella di non colpevolizzarsi: devono comprendere le implicazioni, mantenere alta la motivazione verso la costruzione del rapporto di filiazione e resistere agli attacchi del bambino per consentirne la guarigione. Se i genitori affrontano questa fase difficile e la superano, il bambino potrà recuperare la fiducia nel mondo che aveva perso fino a quel momento.

Alcuni genitori si adopereranno al massimo, altri non ne avranno la capacità. Spesso è necessario rivolgersi a una terza persona o a un professionista in modo da fare chiarezza su quanto sta accadendo e per verificare ciò che funziona o meno. È assolutamente normale sperimentare delle difficoltà e farsi aiutare è una reazione sana.

Come prevenire i fallimenti adottivi?

Un fallimento accade raramente per caso. Il professionista mette in guardia da conclusioni affrettate del tipo: "è colpa della sfortuna". In gran parte dei casi, è possibile prevenire il fallimento tenendo conto di alcuni fattori di rischio.

Avere motivazioni chiare

"L'unica motivazione di valore è adottare un figlio per costruire una famiglia", afferma Pierre Lévy-Soussan. Sebbene appaia evidente, in realtà, intervengono a intaccare il successo di questa impresa altre motivazioni di tipo più inconscio. "La motivazione umanitaria è frequente ed è a rischio: il bambino farà fatica a uscire dal suo dramma personale. Altri genitori ricorrono all'adozione per "salvare" la coppia. Il bambino viene allora investito di una missione, volta al fallimento". Ricordiamo che anche l'arrivo di un figlio naturale è uno sconvolgimento tale da minare le fondamenta di una coppia affiatata. Questi effetti sono addirittura moltiplicati nel caso dell'adozione. "Anche per i single l'adozione rappresenta un fattore di rischio. La percentuale di single che si rivolgono a specialisti è addirittura 5 - 6 volte superiore rispetto a quella di una coppia", commenta lo psichiatra infantile.

Comprendere bene il passato del figlio adottivo

"Non tutti i bambini sono adottabili", afferma chiaramente l'esperto, che non fa giri di parole, con il rischio di attirare su di sé le ire degli organismi internazionali. Alcuni bambini adottati sono stati vittime di maltrattamenti importanti, precoci o protratti nel tempo. Il nuovo genitore deve essere informato e consapevole dei propri limiti. "Informatevi il più possibile prima di decidere", avverte Pierre Lévy-Soussan. Avete la capacità di affrontare un passato difficile? Siete disposti a farvi aiutare? Avrete sicuramente bisogno di aiuto.

Attenzione al matching corretto

Il "matching", o apparentamento adottivo, consiste nell'affidare un bambino dichiarato adottabile ai candidati adottanti ritenuti più idonei per il fanciullo. Scopo dell'organismo è scegliere il migliore abbinamento possibile, che non deve comunque avvenire a caso. Rappresenta, infatti, una tappa fondamentale per la buona riuscita dell'adozione, che mette in gioco la relazione del bambino e dei genitori adottivi. Anche se non esiste una formula magica, è comunque preferibile che un'autorità competente verifichi la presenza di un certo numero di criteri. La famiglia selezionata deve presentare caratteristiche compatibili con il carattere, la personalità, le esigenze fisiche, psicologiche ed emotive del bambino. Questa fase è addirittura più importante laddove il minore presenti traumi o abbia subito carenze affettive in passato. È anche il caso quando si ha a che fare con un handicap o una malattia. Il fatto di consultare la famiglia in merito alla proposta di apparentamento adottivo riduce notevolmente i rischi di rifiuto.

Prediligere le strade "ufficiali"

Alcune strade possono causare il rifiuto della richiesta di adozione. Di conseguenza, adottare può rivelarsi un percorso difficile. La tentazione è sovente quella di intraprendere strade meno "legalizzate". Ecco quindi che il 70% delle adozioni avviene con paesi che non hanno sottoscritto la Convenzione dell'Aja (CLH) in materia di adozione, quindi senza garanzia alcuna di abbandono legale per il bambino. "È fondamentale che la rottura con la famiglia di origine possa avere un senso e che si iscriva nella storia del bambino", ribadisce il Dr. Lévy-Soussan. Peraltro, spesso si tratta di bambini "scelti" negli orfanotrofi o che sono state vittime di un traffico. Altrettanti fattori che possono indebolire i legami e portare a un fallimento adottivo.

Leggi alcune esperienze di adozione raccolte da Doctissimo. 

Catherine Maillard

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02/04/2014
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