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L'adozione a distanza

Dei circa tre miliardi di bambini che popolano la terra, ben un terzo non ha un accesso regolare ad acqua, cibo ed istruzione. Ecco perché sono nati i progetti di adozione a distanza, per contribuire da lontano a dare condizioni di vita migliori non soltanto ad un bambino ma anche a tutta la sua comunità.

L'adozione a distanza
© Getty Images

Cosa significa adottare a distanza

Lo scopo dell'adozione a distanza è quello di contribuire a tutte le spese necessarie per garantire la salute e l'istruzione di un bambino.

Vaccini, medicinali, strumenti didattici e vestiti ma non solo: una parte della somma viene destinata alla costruzione delle opere per il benessere globale come pozzi per l'acqua, scuole e case.

Adottare a distanza significa quindi creare, per le nuove generazioni, un futuro dove oggi non c'è.

Come funziona

Numerose associazioni sia di matrice religiosa che laiche, ricercano costantemente fondi e sono circa 160mila le famiglie italiane che attualmente sostengono un minore a distanza.

Dopo aver scelto l'associazione a cui fare riferimento, è sufficiente fare richiesta di un'adozione e vi verrà recapitata una lettera contenente la storia del bambino ed una sua foto.

Una volta formalizzata l'adozione, due volte all'anno, l'associazione invia ad ogni “genitore” un resoconto di tutte le attività ed i progetti svolti ed una lettera scritta direttamente dal bambino.

Il sostegno minimo è solitamente di un euro al giorno inviabile con piccole rate mensili o trimestrali. Ovviamente è possibile donare cifre più alte sia regolarmente che una tantum.

Le associazioni di riferimento

L'adozione a distanza è proposta da centinaia di associazioni la maggior parte delle quali di tipologia locale.

E' molto importante, prima di destinare il denaro, controllare che  l'associazione sia tra quelle regolarmente autorizzate attraverso l'elenco ufficiale.

A livello nazionale alcune delle più importanti e conosciute sono:

Terre des Hommes

ActionAid

Save the children

Intervita

Ogni associazione opera in un contesto diverso ma con le stesse modalità di fondo: aiutare e sostenere la popolazione minorile.

Le esperienze di chi ha adottato

La famiglia di Elena sostiene ormai da diciassette anni Leela, una bambina indiana.

Hanno iniziato ad inviare una quota mensile di trentamila lire quando il più grande dei loro figli andava alle elementari, tramite l'associazione Italia Solidale.

Hanno letteralmente visto crescere Leela e la sua comunità nel corso degli anni. Il villaggio che dapprima era soltanto un ammasso di capanne è diventato un piccolo paese. Sono state ricostruite le case e l'edificio scolastico garantendo a tutti i bambini un'istruzione. Elena racconta di come apra sempre con grande emozione le lettere che le arrivano dall'associazione, il pensiero di quella terza figlia lontana l'accompagna sempre. La sua foto più recente è appesa in ingresso mentre nell'album di famiglia vengono conservate tutte quelle inviate nel corso degli anni insieme alle lettere.

Tra poco Leela sarà maggiorenne e l'associazione assegnerà probabilmente loro una nuova bambina. Elena però non ha nessuna intenzione di abbandonare la sua figlia adottiva e vuole continuare a contribuire economicamente alla sua vita.

Al momento è in attesa di una risposta dall'associazione per avere la possibilità di contattare direttamente la ragazza.

“Il mio più grande desiderio” - dice il marito di Elena - “è quello di poterla ospitare per un breve periodo qui da noi per poterla conoscere di persona”.

In questo caso l'adozione a distanza si è trasformata in un rapporto di profondo affetto che, se tutto andrà bene, resterà inalterato ancora per molto tempo.

Silvia invece ha adottato un piccolo orfano del Malawi da meno di un anno. “La prima volta che ho visto i suoi occhi tristi nella foto mi è quasi scoppiato il cuore. Sapere che dall'altra parte del mondo ci sono tanti bambini rimasti soli a cui non pensa nessuno è agghiacciante. Vorrei poterli aiutare tutti ma il mio stipendio da precaria non me lo permette.”.

Federica aiuta a distanza due fratellini vietnamiti che utilizza sempre come aiuto virtuale nella crescita dei suoi figli naturali. “Ogni volta che i miei figli iniziano a fare i capricci io gli ricordo dei loro due fratelli lontani che non hanno giocattoli e subito si calmano. A Natale sono i primi a voler fare un regalo più grande ai bambini e mi accompagnano in posta a fare il versamento tutti orgogliosi. L'emozione più bella è stata quando, in un tema in classe, la piccolina ha scritto che ha un fratello a casa e due fratelli che vivono lontani ma a cui vuole molto bene. E' bello vederli crescere consapevoli del fatto che sono bambini fortunati.”

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25/11/2010

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