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Adozione, la parola all'esperto: la coppia

La componente psicologica del percorso dell'adozione viene spesso minimizzata nonostante si tratti di una parte molto importante di questo cammino. Grazie alle risposte della Dottoressa Marisa Bolondi** e con la collaborazione della Dottoressa Silvia Ferrari*, cerchiamo di capirne meglio gli aspetti principali.

La parola all'esperto: la coppia
© Getty Images

Quali sono i risvolti psicologici principali della scelta di adottare un figlio?

Da una panoramica della letteratura italiana e straniera sul fenomeno-adozione emerge che l'ipotesi su cui si sono soffermati di più i ricercatori è se l'adozione costituisca di per sé un fattore di rischio per lo sviluppo psicologico del minore.
In generale si può dire che a livello clinico e di ricerca è stata rilevata un'incidenza più alta della norma di problematiche emotive e relazionali fra coloro che sono stati adottati: è vero infatti che le famiglie con bambini o adolescenti adottati si rivolgono a psicologi o psichiatri molto più spesso di quanto accada nelle famiglie naturali.
Questo dato, pur significativo, non deve portare, però, a "patologizzare" il fenomeno dell'adozione e quindi a considerarlo soltanto come un fattore di rischio.
Sembra più utile, infatti, prendere in esame le dinamiche relazionali, potenzialmente disfunzionali, che si possono innescare in tali situazioni.
Bramanti e Rosnati, attraverso una ricerca condotta su un campione di adolescenti adottati, convalidando l'ipotesi di una maggiore vulnerabilità psicologica degli stessi rispetto ai loro coetanei non adottati, hanno cercato di individuare i fattori protettivi che incidono sull'adattamento dei minori adottati. (Bramanti, Rosnati, 1998).
L'adozione è una situazione che presenta dei rischi che le famiglie devono essere in grado di gestire per accogliere la sfida che la scelta di adottare necessariamente comporta. Solo in questo caso essa potrà diventare un momento di crescita per l'intero nucleo familiare.
I fattori protettivi nello sviluppo psicologico dell'adolescente adottato sono la qualità della comunicazione con i genitori, e in particolare con la madre, e il senso di appartenenza alla famiglia adottiva.
Un altro fattore protettivo è la percezione da parte dei genitori adottivi del figlio con risorse o senza risorse.
Se, infatti, al primo incontro il bambino verrà visto come qualcosa di prezioso, riconoscendone le risorse, i genitori entreranno in relazione con lui non solo come creditori, ma anche come debitori, sarà una relazione alla pari.
Altro fattore è rappresentato dalla presenza accogliente della famiglia estesa. I nonni infatti rivestono un ruolo molto importante durante tutto il percorso adottivo.

Nel corso delle verifiche effettuate dal tribunale sui futuri genitori, quali sono gli aspetti che vengono maggiormente approfonditi?

Per adottare un bambino bisogna presentare una domanda di adozione al Tribunale per i minorenni. La domanda scade dopo 2 anni e può essere ripresentata. Il fac-simile della domanda e l’elenco dei documenti da esibire possono essere richiesti presso il Tribunale per i Minorenni o il consultorio. A seguito della domanda, il Tribunale per i Minorenni dispone delle indagini che normalmente vengono affidate agli operatori del consultorio ed ai Carabinieri del luogo di residenza dei coniugi. Se le informazioni sono favorevoli, il tribunale dichiarerà che i coniugi sono idonei all’adozione. La dichiarazione di idoneità è valida solo per la specifica domanda.
Per il periodo di un anno, il bambino è affidato ai coniugi che devono attenersi alle prescrizioni del Tribunale. E’ una fase necessaria e non eliminabile nella procedura di adozione e serve per verificare che l’inserimento del minore nella nuova famiglia funzioni. Se ci sono gravi difficoltà di idonea convivenza tra i coniugi e il minore, l’affidamento viene revocato. Se, invece, non sussistono particolari difficoltà, il Tribunale per i minorenni, dispone la dichiarazione di adozione.

La pressione esercitata dai controlli e dalle sedute con gli psicologi, può influenzare la stabilità della coppia e del singolo individuo?

Come approfondisce Loredana Paradiso nel libro “Prepararsi all’adozione” ( 1999, 2015) il percorso adottivo è un’esperienza che richiede alla coppia un enorme sforzo di conoscenza del contesto legislativo, del processo adottivo e una rivisitazione dell’esperienza individuale, delle scelte di coppia e delle relazioni familiari.

L’autrice presenta il ruolo della formazione all’interno del modello del ciclo di vita della famiglia adottiva definendola come un intervento di sostegno sociale che si sviluppa intorno a tre coordinate: il sostegno informativo, il sostegno emotivo e il sostegno culturale ( Paradiso, 2003).

Quello informativo è orientato a favorire la conoscenza e il confronto sulle informazioni necessarie per affrontare in modo positivo il percorso adottivo.

Il sostegno emotivo è orientato a elaborare significati ed esperienze della propria vita, del percorso di coppia e di quello familiare. E’ un’azione che permette all’individuo e alla coppia di orientarsi su di sé, sull’altro e sulla relazione di coppia grazie alla presentazione della propria esperienza, al confronto con le esperienze degli altri, all’individuazione di modelli di lettura del proprio comportamento e di quello del figlio.

Infine il sostegno culturale è orientato a offrire alla coppia un supporto riguardo al compito di sviluppo principale della famiglia adottiva, trasversale su tutto il ciclo di vita: l’integrazione delle storie familiari e delle diversità che derivano da queste ( Paradiso 1999,2015).

All'arrivo del bambino a casa, quali sono le emozioni dei genitori? Quanto è alto il rischio di una sorta di rigetto?

La scelta di adottare un bambino matura in una coppia in seguito a diverse motivazioni e nella quasi totalità dei casi scaturisce in seguito alla scoperta di una sterilità biologica.
Ciò determina delle aspettative eccessive e incongrue rispetto all’arrivo del bambino adottato e che possono attribuire a quest’ultimo un inesistente potere curativo magico delle ferite provate dalla coppia adottiva.
Va però considerato che anche il bambino adottato porta con sé un proprio vissuto di danneggiamento legato, per esempio, all’essere stato privato della possibilità di vivere con i propri genitori biologici, dal provare una profonda angoscia di non sapere con certezza se avrà più un papà o una mamma, dall’aver vissuto delle esperienze sfavorevoli infantili più o meno gravi.
Questi aspetti, oltre all’espressione dei normali bisogni legati all’età specifica del bambino, fanno di lui il bambino “reale” che può essere molto in contrasto con il bambino magico e fantasticato dai genitori adottivi.
L’impatto con questa realtà può causare nei genitori adottivi una ulteriore amplificazione della sensazione di essere danneggiati che in questa fase si concretizza in un astio verso le Istituzioni o anche verso il bambino stesso che magari non risponde alle aspettative per quanto riguarda il sesso, l’età e il comportamento.
Per questo è utile prefigurare l’adozione come uno scambio bidirezionale e gratuito cioè come una relazione in cui i due coniugi possono riacquistare la propria genitorialità negata dalla natura o da altri fattori e il bambino può ottenere una famiglia.

Le chiedo qualche consiglio per i neo-genitori, come devono interagire con il bambino?

Una positiva relazione adottiva prevede che: i genitori sappiano riconoscere i bisogni dei figli ( Paradiso, 1999,2015) ; che la nuova coppia genitoriale lavori per recuperare e tenere alto il livello di autostima sia come coniugi che come genitori; che la famiglia allargata sia di sostegno sia ai nuovi genitori che al figlio adottato; che sia possibile provare delusione reciproca, cioè che i genitori possano immaginare di restare delusi per alcuni comportamenti del figlio senza che questo li metta totalmente in crisi rispetto alla propria genitorialità e alla sensazione di essere nuovamente danneggiati e che il figlio a sua volta possa provare delusione per comportamenti dei genitori e suoi; consequenziale al punto precedente è il favorire la possibilità che nella relazione ci sia libera espressione dei sentimenti negativi come la rabbia e la paura; ultimo aspetto da curare, ma non per importanza, è lo sforzo di integrazione tra la storia passata e quella presente e quindi tra gli aspetti che riguardano sia la coppia che il figlio prima e dopo l’adozione come presenta Paradiso nel libro “ Raccontarsi l’adozione” . ( 2004, 20015). In questo rientra anche il recupero della storia della relazione con i genitori biologici.

Un figlio adottivo riesce a colmare il bisogno di maternità oppure resta sempre una piccola insoddisfazione di fondo?

 

Spesso rimane nei coniugi la convinzione, a livello inconscio, che la genitorialità adottiva sia inferiore a quella naturale e questo porta loro a pensare che, nonostante tutto, il bambino appartenga ai genitori naturali e che le cose che verranno fatte per lui non saranno mai sufficienti a rendere i genitori adottivi "uguali" agli altri (Dell'Antonio, 1986).

In questo modo si spiegherebbe la reticenza dei genitori adottivi a non rivelare l'origine del bambino non solo all'ambiente che li circonda, ma anche al bambino stesso e la loro richiesta che nessuno parli al bambino della sua nascita.

Essi, attraverso questi comportamenti, evitano di turbare il bambino, ma in questo modo percepiscono il bambino diverso da quello naturale e hanno paura che lui, intuendo tale diversità, si possa sentire a disagio.

Per affrontare questa situazione sono stati istituiti molti centri di supporto e informazione che accompagnano la famiglia adottiva nel suo cammino. Sono migliaia le testimonianze di sofferenza, dolore e infine di gioia che queste persone hanno affrontato, continuando coraggiosamente ad andare avanti anche là dove le speranze sono poche e dove l'insicurezza è perenne. Non c’è risposta ai dubbi, forse l'unica si trova nel sorriso di una donna che stringe a sé un bambino di cui non è la mamma ma la madre, e che, salvandolo, si è salvata.

 

Fonti:

Paradiso L., Prepararsi all'adozione. Le informazioni, le leggi, il percorso formativo personale e di coppia per adottare un bambino. Unicopli ( 1999, 2002, 2015)

Paradiso L., Nonni adottivi. L'adozione raccontata ai nonni. Unicopli, 2015

Paradiso L., Raccontarsi l'adozione, Armando Editore, Roma, 2004

Paradiso L., Raccontarsi l'adozione. Le parole, i giochi e le storie per raccontare l'adozione. Kdp (2015)

Paradiso L., " La formazione della famiglia adottive", in Animazione Sociale, Gruppo Abele 6/7 2003.

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07/12/2010
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