Mamme: Definizione
Nei capitoli precedenti ho parlato a lungo delle mamme che sono, dopo il bambino, le protagoniste assolute di questo libro. Qualche volta ho dato loro una tiratina d'orecchio, ma per ogni circostanza ho cercato di individuare le ragioni dei comportamenti che, per il bene del bambino, non mi sentivo di condividere. Ora vorrei descrivervi i modi di essere di alcune mamme, che per il pediatra attento sono segnali di particolari atteggiamenti psicologici e che riferisco per sdrammatizzare un poco, dal momento che talvolta fanno sorridere. Se invece vi riconoscete… meditate.
La mamma che mentre ti parla con il bambino in braccio alza e abbassa ritmicamente
le braccia, cullando il bambino, e si muove lentamente facendo un passo in avanti, uno di lato e uno indietro in una specie di lenta danza. È una mamma insicura perché rivolge al bambino attenzioni non richieste e di cui lui non avverte il bisogno… Ma una volta provate, ne sentirà il bisogno. È una mamma che finirà per viziare il suo bambino.
La mamma che parla al plurale: entra in ambulatorio e dice: "Abbiamo la tosse", "Abbiamo la diarrea", "Abbiamo la febbre", "Non abbiamo fame". È una mamma simpatica, estroversa, non oppressiva ma dominatrice, che stenterà a staccarsi dal figlio e lo vorrà tenere sempre sotto la sua protezione.
La mamma pessimista e dolente: riferisce ogni azione, ogni momento della giornata del suo bambino in modo triste, drammatico. Alla domanda: "Signora, cosa mangia il suo bambino?" risponde: "Il mio latte, ma ne ho poco". E ancora: "Ma il bambino cresce?", "Sì ma solo 2 etti alla settimana" (il che in realtà si traduce in una crescita perfetta e quindi in latte perfetto!). Sembra che tutto vada male, per cui il povero pediatra teme sempre di trovarsi davanti a un bambino in pessime condizioni, ma poi, per fortuna, si accorge che il piccolo paziente è in perfetta salute. Il bambino crescerà pensando che il mondo sia un luogo triste.
La mamma imprecisa: "Dottore il bambino ha la febbre altissima", e allora le si chiede: "Quanta ne ha adesso?" e ci si sente rispondere: "No, adesso non ce l'ha più, ma ieri pomeriggio era altissima". Al pediatra risulta difficile fidarsi.
La mamma "superlativa": tutti i sintomi del bambino sono al "superlativo". La febbre è altissima, la tosse è fortissima, la diarrea abbondantissima ecc. Per il pediatra, come sopra.
La mamma a singhiozzo: "Dottore il bambino ha la febbre", e il pediatra allora domanda: "Ha per caso anche la tosse ?". Risposta: "Sì, anche tanta tosse". "E anche la diarrea?", "Sì, sì, tanta". "E vomito?", "Sì, sì, anche vomito". Insomma, si potrebbero citare altri dieci sintomi e sono sicuro che questo povero bimbo li avrebbe tutti. Non è una mamma in grado di dare un quadro preciso della situazione.
La mamma melodrammatica: posa il bambino sul lettino per la visita e, se si agita e piange (e il bambino di questa madre piange e si agita sempre), si lancia drammaticamente sul lettino, prende in braccio il bambino e comincia a consolarlo baciandolo e abbracciandolo con trasporto. Quando viene invitata a rimetterlo sul lettino e il bambino riprende a piangere, di nuovo strappa il bambino dalle mani dell'infermiera o del medico e si rimette a cullarlo. Talvolta il pediatra deve rinunciare alla visita. A garanzia per il medico c'è però la certezza che se il piccolo ha la forza di piangere e di agitarsi in quel modo sicuramente sta bene! Il bambino molto probabilmente diventerà viziato.
La mamma che pianifica a tavolino il bambino perfetto. Chi è questa mamma? Quando faccio le mie lezioni ai corsi di preparazione al parto, la individuo facilmente (ce n'è almeno una per corso). La mamma che, quando si accorge di aspettare un bambino, si mette a tavolino per crescere il bambino perfetto appartiene a una delle due seguenti categorie: o esercita una professione che la mette a contatto con l'infanzia (e quindi conoscendo i difetti dei bambini vuole che il suo ne sia esente) o è costituzionalmente una "prima della classe" (e allora anche nel ruolo di madre vuole essere la migliore). In genere legge tutto avidamente, spesso senza equilibrio critico e quindi senza saper discernere il buono dal cattivo; anzi è più attratta dalle intellettualizzazioni degli aspetti della vita del bambino piuttosto che dalla sua normalità. Ormai mi sono fatto conoscere e avrete capito che non approvo. Se l'atteggiamento di queste madri fosse fine a se stesso, pazienza! Purtroppo, però, il loro comportamento incide molto sulla vita del bambino. Un figlio di genitori perfezionisti perde la serenità del vivere quotidiano e sottopone se stesso a una costante e stressante pressione per non deludere il genitore perfezionista. Purtroppo la mia esperienza e quella di altri miei colleghi mi fa dire che questi bambini vivono in un clima di tensione che ha effetti negativi sul loro comportamento, sulla loro autonomia e sulla loro serenità, negando una crescita naturale piena di sani e normali errori e di relative quotidiane conquiste, vissute nell'amore di una mamma "umana" e di un papà comprensivo.
Giuseppe Ferrari
Il bambino felice
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