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Aids: è possibile avere un bambino?

È possibile dare alla luce un bambino sano se uno dei due coniugi è sieropositivo. Il rischio di contaminazione del partner o del bambino rappresenta il problema principale. La procreazione medicalmente assistita (PMA) offre alcune soluzioni.

L'Aids in gravidanza
© Getty Images

In Francia, nel maggio del 2001, dopo varie attese, un decreto ministeriale ha definito le possibilità e le condizioni di trattamento delle coppie sieropositive. Oggi una dozzina di presidi ospedalieri (di cui tre a Parigi) permettono di soddisfare questo desiderio di maternità. Le liste di attesa sono quindi meno lunghe, anche se a volte è necessario attendere alcuni mesi.

In Italia, invece, il Decreto del Ministero della Salute dell'11-04-2008 (G:U: 30-04-2008) ha aggiornato quanto previsto dalla Legge 40/2004. Con tale decreto è stata introdotta la possibilità di ricorrere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) anche per le coppie in cui l'uomo sia portatore di malattie virali sessualmente trasmissibili, e in particolare del virus HIV e di quelli delle epatiti B e C, riconoscendo che tali condizioni sono assimilabili ai casi di infertilità per i quali è concesso il ricorso alla PMA. In questi casi esiste, infatti, un elevato rischio di infezione per la madre e il feto, conseguente a rapporti sessuali non protetti con il partner sieropositivo.

Un trattamento meno lungo

Da quando sono state introdotte le triterapie, diverse coppie in cui uno dei due partner è sieropositivo manifestano il proprio desiderio di diventare genitori. In questo caso, il problema principale è sicuramente il rischio di trasmissione tra i partner (trasmissione orizzontale) del Virus dell'Immunodeficienza Umana (HIV) e i rischi di trasmissione madre-figlio (trasmissione verticale). La procreazione medicalmente assistita (PMA) può rappresentare una soluzione per queste coppie definite "sierodiscordanti".

Tali coppie dovranno soddisfare le condizioni irrinunciabili della PMA (coppia stabile coniugata o convivente da più di due anni, sostegno psicologico, ecc.) e al tempo stesso non dovranno riportare un fallimento terapeutico o un'infezione non controllata. In caso contrario, il progetto dei futuri genitori viene solitamente posticipato finché non sia stato raggiunto un livello soddisfacente di efficacia dei trattamenti.

Infine, il trattamento è diverso a seconda che:

  •  sia l'uomo a essere sieropositivo;
  •  sia la donna a essere sieropositiva;
  •  entrambi i partner siano sieropositivi.

Quando l'uomo è sieropositivo

Questo è il caso più diffuso oggi in Francia e in Italia, dove il numero di uomini infettati è triplo rispetto alle donne. L'obiettivo principale è, quindi, evitare la contaminazione della partner. Negli anni '80 l'inseminazione artificiale con sperma da donatore (IAD) rappresentava un'alternativa con il vantaggio di avere un rischio di trasmissione pari a zero. Per le coppie che invece desideravano una filiazione biologica all'inizio degli anni '90 era stato tentato il metodo naturale, poi abbandonato.

Oggi la tecnica consiste nel selezionare una frazione di sperma nella quale il virus non può essere rilevato. Sebbene le terapie antiretrovirali siano in grado di diminuire la carica virale (numero di copie del virus in un millilitro di sangue) a livelli irrilevabili nel sangue, a volte il virus rimane nel liquido seminale. La diffusione degli antiretrovirali a livello dell'apparato genitale differisce in modo considerevole a seconda della molecola utilizzata. A volte, quindi, è necessario variare il trattamento.

La scelta di ricorrere alla procreazione medicalmente assistita viene fatta, dunque, sulla base dei risultati delle analisi biologiche e virologiche, ma anche sulla base di eventuali problemi di fertilità: inseminazione intrauterina (IUI), fecondazione in vitro (FIV) o iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi (ICSI).

Quando la donna è sieropositiva

La prevenzione della trasmissione dell'infezione al partner non richiede necessariamente una PMA. Se non sussistono problemi di fertilità, la coppia può anche praticare autoinseminazioni nel rispetto della propria intimità. Lo sperma viene raccolto in un recipiente pulito o in un preservativo privo di spermicidi e viene subito iniettato in fondo alla vagina tramite l'uso di una siringa o di una pipetta in plastica.

Il problema principale è prevenire la trasmissione madre-figlio e ridurre la tossicità delle terapie antiretrovirali sul feto. Per conciliare questi due obiettivi, oggi l'équipe specializzata in HIV e l'équipe ostetrica dispongono di numerose molecole. Il taglio cesareo non è più tassativo se la carica virale risulta irrilevabile alla fine della gravidanza e se il trattamento è stato seguito correttamente fino al parto. Se il trattamento non è stato ottimale, la profilassi postnatale nel bambino (generalmente limitata alla somministrazione di Azidotimina - AZT - per sei settimane) verrà intensificata. Inoltre, il rischio legato all'allattamento viene eliminato dall'utilizzo di latte in polvere.

Senza la somministrazione di alcun tipo di trattamento, il rischio di contaminazione è pari a circa il 20%. Tuttavia, questa percentuale è stata ridotta a meno dell'1-2% grazie alla combinazione di terapie antiretrovirali adeguate. In Francia, su 1.500 nascite all'anno da madri sieropositive, i 20 casi di trasmissione riportati sono dovuti alla mancanza di trattamento piuttosto che a un vero e proprio fallimento terapeutico. Tuttavia, attualmente non si dispone di dati certi relativi alla tossicità a lungo termine delle terapie antiretrovirali assunte in gravidanza sui bambini.

I casi particolari

Le coppie in cui entrambi i partner sono sieropositivi possono ricorrere alla procreazione medicalmente assistita presso centri specializzati. Tale scelta può essere fatta in caso di infertilità della coppia o per paura di contaminazione con nuovi ceppi virali. Il trattamento di queste coppie verrà effettuato secondo le modalità menzionate in precedenza.

In caso di coinfezione con il virus dell'epatite C, nell'uomo viene eseguito il test di rilevazione dell'epatite C nello sperma. Generalmente nel 70% dei pazienti la carica virale non è rilevabile nel liquido seminale. In caso contrario, è opportuno selezionare una frazione di liquido seminale privo di virus. Per quanto riguarda il virus dell'epatite B, è consigliabile vaccinare regolarmente il partner non infetto. I presidi ospedalieri che praticano la PMA in pazienti a rischio virale non si occupano necessariamente anche di coinfezioni HIV-epatite B.

In base al rapporto 2004 sul trattamento terapeutico delle persone infette da HIV, "i risultati in termini di gravidanza sono migliori rispetto a quelli delle coppie generalmente trattate con la PMA, perché dimostrano che quasi la metà delle coppie può sperare di realizzare il proprio sogno di diventare genitori". In caso di sterilità maschile, una valida alternativa è rappresentata dall'inseminazione di sperma da donatore anonimo (non affetto da HIV, epatite B ed epatite C). Si può poi sempre pensare di ricorrere all'adozione, anche se ottenerne l'idoneità rimane, di fatto, molto difficile.

David Bême

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03/01/2013

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