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Citomegalovirus: un virus pericoloso in gravidanza

Poco conosciuta ma relativamente frequente, l’infezione da citomegalovirus (CMV) può essere pericolosa per il feto. Questo virus poco contagioso è particolarmente diffuso tra i bambini piccoli. Ecco perché le donne che vivono o lavorano con loro devono fare molta attenzione.

Citomegalovirus in gravidanza
© Getty Images

Se in generale una buona igiene è importante per proteggersi dalle infezioni, come influenza e gastroenterite, in gravidanza è indispensabile fare ancora più attenzione. Durante la gravidanza, alcune malattie possono avere conseguenze gravi per la futura mamma ma anche per il feto. Per questo motivo, le infezioni da citomegalovirus (CMV) devono essere evitate con attenzioni specifiche.

Citomegalovirus:un’infezione generalmente benigna... tranne in gravidanza

Il citomegalovirus fa parte della famiglia degli herpes-virus, che comprende l’herpes simplex, il virus di Epstein-Barr e i virus varicella/zoster. Tutti questi virus sono capaci di provocare delle infezioni latenti e durature.

Generalmente, chi si ammala di CMV manifesta febbre, cefalee, fatica... Sintomi poco caratteristici che fanno sì che l’infezione possa passare praticamente inosservata. Ma un virus di scarsa gravità per una persona in buona salute può essere catastrofico per una donna incinta. Come lo ricorda il Dottor Jacquemard1, se la mamma viene infettata dal virus per la prima volta nei primi tre mesi della gravidanza, il feto è esposto a rischi gravi: malformazione cerebrale, ritardo mentale, sordità grave, malattia delle inclusioni citomegaliche1… Si stima che la metà delle donne incinte siano seronegative (e non siano quindi mai state esposte a questo virus).

Secondo la Alta autorità della salute francese, tra lo 0,6% e l’1,4% delle donne incinte manifestano una primo-infezione al CMV 2, il che rappresenta 300 bambini ogni anno, in Francia. Le donne incinte devono fare tutto il possibile per evitare l’infezione durante la gravidanza, visto che il rischio di contaminazione fetale è di circa 30-50%.

CMV: un rischio particolarmente alto per le donne che lavorano con i bambini

Il virus si trasmette attraverso tutti i fluidi corporei (secrezioni nasali, saliva, lacrime, sperma, urina, sangue...). È poco contagioso, quindi ci vogliono generalmente contatti ripetuti con il virus esserne infettati.

È per questo che la maggior parte dei contagi avviene attraverso il contatto permanente o semipermanente con un bambino portatore del virus. “I rischi di contrarre il virus del CMV sono quindi molto più rilevanti per le persone che lavorano negli asili nido, alla scuola materna, o comunque a stretto contatto con i bambini. Le donne che esercitano queste professioni durante la gravidanza sono quindi particolarmente esposte all’infezione da CMV”, spiega il Dottor  Jacquemard.

Saperlo è importante?

Spesso asintomatica, l’infezione può passare inosservata. Ma come sapere quindi se si è già stati infettati? Difficile. L’infezione da CMV non viene ricercata sistematicamente con  analisi del sangue specifiche né in generale né nelle persone a rischio (personale di sesso femminile che lavori a stretto contatto con i bambini...). “L’essenziale è poter identificare le pazienti seronegative e mettere in pratica le misure di prevenzione adeguate”, precisa il Dottor Jacquemard. Oggi, l’infezione da CMV può essere individuata semplicemente grazie a un test sanguigno che misura il tasso di anticorpi anti-CMV nel sangue materno. Ma questo test non permette di determinare precisamente quando è avvenuta l’infezione. Anche in caso di risultato positivo è quindi impossibile distinguere un’infezione di vecchia data (che non presenta quindi rischi particolari) da un’infezione recente o primo-infezione, pericolosa per il feto, se la donna è incinta. Attualmente, se l’infezione viene individuata durante la gravidanza, viene realizzata un’amniocentesi. Se è normale, verrà eseguito un controllo ecografico più regolare. Se invece l’amniocentesi mette in luce degli elementi sospetti, il medico può consigliare di interrompere la gravidanza, a seconda dei casi e della loro gravità3.

Non esistono né vaccinazioni né cure specifiche per questa malattia4, il che limita l’utilità della ricerca sistematica del citomegalovirus... nel 2004, dopo un’indagine, l’ANAES (Agenzia Nazionale di Accreditazione e di Valutazione della Salute francese, N.d.T.) ha consigliato quindi di “non incoraggiare la ricerca sistematica di questo virus finché non avremo ottenuto dei progressi nelle conoscenze delle cure e dei marcatori prognostici” 2.  

“Detto questo, è possibile effettuare una ricerca di anticorpi del CMV prima o durante la gravidanza nelle persone a rischio” propone il Dottor Jacquemard, che riconosce nonostante questo che la cosa più importante, oggi, è “concentrare i nostri sforzi sull’informazione relativa al CMV e sulle regole di igiene destinate a impedire la circolazione del virus”.

Come evitare le infezioni da citomegalovirus

Oggi come oggi, l’unica arma a nostra disposizione è la prevenzione. Per evitare la circolazione del CMV, è importante diffondere consapevolezza (in particolar modo tra le persone più esposte) e rispettare alla lettera alcune misure di igiene. Il Dottor Jacquemard sottolinea inoltre l’iniziativa condotta negli asili nido di Parigi: screening delle tate, colloqui con la medicina del lavoro per i consigli d’igiene, e informazioni per procedere a un cambiamento di posto di lavoro, soprattutto per le persone che lavorano a stretto contatto con bimbi di età inferiore ai 18 mesi...  

Riassumendo, le donne incinte e a contatto (familiare o professionale) con bambini di meno di 3 anni che vanno all’asilo, devono stare attente a:

  • Non entrare in contatto con fluidi potenzialmente pericolosi, in particolare la saliva, le lacrime e l’urina.
  • Lavarsi spesso le mani, soprattutto prima e dopo aver cambiato un pannolino pieno di pipì.
  • Non assaggiare la pappa del bimbo con lo stesso cucchiato che si mette in bocca.
  • Non condividere spazzolini o asciugamani con il bimbo.
  • Evitare i baci umidi e il contatto con le lacrime

Se pensi di appartenere a una categoria a rischio, non esitare a parlarne al tuo medico di fiducia e a discutere della necessità di cercare eventuali anticorpi al CMV prima o durante la gravidanza.

Yamina Saïdj

Fonti:

1 - "Intérêt et utilisation de la sérologie CMV chez la femme enceinte" – Colloquio di Bichat - 14 settembre 2009
2 – Valutazione dell’utilità dello screening dell’infezione da citomegalovirus nella donna incinta in Francia, Settembre 2004, Anaes ( accessibile online)
3 – La diagnosi di infezione materna viene realizzata a partire dai sintomi influenzali o da elementi ecografici particolari. In questo caso, viene realizzata l’amniocentesi per verificare se il feto ha contratto il virus oppure no. Se l’amniocentesi è positiva, possono verificarsi due situazioni: il bambino è normale e la gravidanza viene tenuta sotto controllo attraverso varie ecografie. Se invece presenta dei segni sospetti, i medici possono proporre di interrompere la gravidanza, a seconda della gravità delle manifestazioni.
4 – È in corso uno studio terapeutico per curare l’infezione in-utero tramite la somministrazione di antibiotici (valaciclovir).

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07/07/2015

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