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Malattie infettive in gravidanza

Non tutte le malattie infettive in gravidanza provocano malformazioni. Attenzione agli agenti infettivi più pericolosi: TORCH.

Malattie infettive in gravidanza
© Getty Images

Tutte le malattie infettive in gravidanza sono in grado di provocare malformazioni a carico del feto?

No, non tutte. Di sicuro malattie come la rosolia, la toxoplasmosi o la sifilide possono portare a delle malformazioni più o meno gravi, in altre questa evenienza non è presente o non è ancora stato accertato con sicurezza il rapporto diretto causa- effetto.

Il rischio di aborto è aumentato in questa situazione?

Sì, praticamente in tutte le malattie infettive questo rischio è aumentato come quello di morte intrauterina.

C’è un aumento dei rischi per la madre?

No, la malattia si sviluppa più o meno nello stesso modo sia in gravidanza sia al di fuori di essa. Il vero pericolo, in questi casi, riguarda soltanto il prodotto del concepimento.

Che cosa si intende per TORCH?

È la sigla che raggruppa alcuni agenti infettivi in grado di dare "embriopatia" o "fetopatia infettiva", rispettivamente infezione dell’embrione (entro il terzo mese di gravidanza) e infezione del feto (dopo il terzo mese di gravidanza). La sigla TORCH significa Toxoplasmosi, Rosolia, Citomegalovirus, Herpes simplex virus. Insieme con il treponema della sifilide sono la causa delle malattie in cui è più alta o più grave la possibilità di alterazioni a carico del prodotto del concepimento.

C’è una relazione tra il momento della gravidanza in cui si sviluppa la toxoplasmosi e il rischio per il bimbo?

Sì, più l’infezione è precoce, maggiore è il rischio di una toxoplasmosi congenita grave. Nel primo trimestre il rapporto tra forme gravi e forme lievi o asintomatiche è di 4:1, nel secondo di 1:1 e nel terzo di 0:1.

Quali sono i rischi della rosolia in gravidanza?

La rosolia è forse la malattia più grave, tra quelle infettive, che una donna può contrarre in gravidanza. Le conseguenze a carico del bambino possono essere, oltre a un aumentato rischio di aborto o di morte del feto, a carico dell’orecchio (sordità), dell’occhio (cataratta congenita), del cuore e dei grossi vasi cardiaci, del sistema nervoso (ritardo mentale), delle ossa (anomalie dell’ossificazione), del sangue (anemia), del fegato e della milza.

Esiste una relazione tra l’età dell’embrione o del feto al momento dell’infezione e la probabilità di queste alterazioni?

Sì, anche in questo caso più l’infezione si avvicina al momento del concepimento più è probabile una conseguenza a carico del bambino.

Quali sono i rischi di una infezione da citomegalovirus?

È sicuramente difficile rispondere in maniera precisa perché, nella stragrande maggioranza dei casi, è un’infezione che non dà sintomi di alcun tipo e che quindi è difficilissima da diagnosticare in ogni caso, gravidanza o meno. Le conseguenze alla nascita sono ittero (colorazione giallo-verde della pelle), microcefalia, ingrossamento della milza e del fegato. Nei mesi successivi compaiono ritardo mentale, diminuzione della vista e dell’udito, anomalie dei denti e, nel 10-30% dei casi, morte del neonato. Pur essendo difficile quantificare questi casi sembra che sia solo il 10% dei bambini nati da madri che hanno avuto in gravidanza un’infezione da citomegalovirus a presentare questi sintomi.

Quali problemi può provocare l’herpes simplex nel neonato?

A differenza delle malattie precedenti, in questo caso non si ha, se non rarissimamente, un passaggio del virus dalla madre al feto attraverso la placenta. L’infezione è trasmessa durante il parto dalla donna che presenta le manifestazioni dell’herpes a livello vaginale. Di solito il neonato presenterà entro le prime due- quattro settimane di vita le classiche vescicole a carico della bocca, degli occhi, e della pelle, che possono rappresentare l’unica forma di malattia. Spesso però c’è anche una encefalite (infezione del cervello) o un interessamento generalizzato dei visceri quali fegato, polmoni, e grave compromissione generale. In questo secondo caso la mortalità è elevata.

La sifilide in gravidanza a quali conseguenze può portare per il neonato?

Una sifilide in atto o contratta durante la gravidanza e non sottoposta a adeguata terapia penicillinica può portare, oltre al rischio di aborto o morte del feto, alla nascita di bambini con ritardo mentale, idrocefalo, alterazioni a carico delle ossa, delle unghie, della pelle (con bolle sulle palme delle mani e sulle piante dei piedi, o ragadi attorno alla bocca), degli occhi (con cecità per atrofia del nervo ottico). Anche per un bimbo apparentemente sano potranno nel corso dei mesi o degli anni, presentarsi problemi quali una sordità progressiva, le cosiddette ""tibie a sciabola" fortemente arcuate o le lesioni della tabe dorsale (vedi cap. XXIII, paragrafo Sifilide).

Anche in questo caso la probabilità e gravità dell’infezione è tanto più alta quanto più precocemente la donna gravida la contrae?

No. In questo caso fino al quarto mese circa il Treponema, l’agente etiologico della sifilide, non riesce ad attraversare la placenta e quindi con una corretta terapia entro questo termine la sifilide non provocherà disturbi o malformazioni al bambino.

Nel caso una donna gravida contragga queste malattie conviene intervenire con un aborto terapeutico?

In casi di questo genere il medico deve, senza peggiorare o migliorare la situazione, esporre alla donna i rischi a cui va incontro il bambino (che possono essere anche praticamente inesistenti come, per esempio, per una rosolia sviluppatasi nell’ultimo mese di gravidanza) e decidere con lei se è il caso di proseguire o meno la gravidanza. Su questa decisione pesano tanti fattori, tra cui per esempio l’eventuale religione della donna, e non è mai una scelta facile per lei, ma in certi casi l’aborto può essere la scelta migliore.

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04/02/2011

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