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Perdite di sangue durante la gravidanza: consultare il medico!

Essere incinta è una fonte di grande gioia…e di continue preoccupazioni! Le perdite di sangue durante la gravidanza fanno molta paura, ma il 25% delle donne si troverà ad affrontarle nel corso delle prime settimane di gestazione. Questo fenomeno è sempre grave? Come bisogna comportarsi? Per rispondere a queste domande, Doctissimo ha incontrato la Dottoressa Noëlle Thaler, specialista in Ginecologia e Ostetricia presso l’ospedale di Longjumeau, che ci spiegherà le possibili cause di questi disturbi.

Perdite di sangue durante la gravidanza!
© Getty Images

Le cause del problema

Doctissimo: Le donne sono terrorizzate dalle perdite di sangue in gravidanza. Quali possono essere le cause di questo problema?

Dr Thaler: I sanguinamenti sono una grande fonte di angoscia, soprattutto se si stratta della prima gravidanza… ed è giusto che sia così: potrebbero essere il segnale di problemi molto gravi. La paura avvertita dalle future mamme è spesso provvidenziale, perché le induce a consultare il ginecologo.

Spesso all’origine delle perdite di sangue vi sono numerose cause benigne: durante la gravidanza, ad esempio, il collo dell’utero diventa più fragile e può sanguinare, per esempio durante i rapporti sessuali.

Durante i primi due mesi, possono inoltre verificarsi dei sanguinamenti nei giorni corrispondenti all’inizio del ciclo mestruale: è un fenomeno molto raro, e non è pericoloso, poiché non si tratta di vere e proprie mestruazioni.

Al di là di questi esempi, certi problemi sono tipicamente correlati all’inizio della gravidanza, e altri agli ultimi mesi: è per questo che di parla di sanguinamenti del primo e del terzo trimestre.

Doctissimo: Quindi le cause dei sanguinamenti sono diverse all’inizio a alla fine della gravidanza?

Dr Thaler: È proprio così! Durante i primi mesi il medico dovrà innanzitutto accertarsi che non si tratti di un aborto o di una gravidanza extrauterina.

È anche possibile che la placenta si distacchi leggermente provocando così una perdita di sangue, ma di solito questo problema non pregiudica il buon andamento della gravidanza.

In casi eccezionali i sanguinamenti possono essere causati da una "gravidanza molare", ovvero da una moltiplicazione incontrollata delle cellule placentari, che deve essere rapidamente trattata dal medico per evitare gravi complicazioni; è una patologia  relativamente rara nei paesi sviluppati (1 caso ogni 2000 gravidanze).

A uno stadio avanzato di gravidanza (intorno al terzo trimestre), si distinguono due cause sospette principali:

  • La placenta bassa e l’ematoma retroplacentare: se la placenta è inserita troppo in basso (vicino al collo dell’utero), delle contrazioni anche deboli possono causare una perdita di sangue. Questa situazione diventa preoccupante solo se alla fine del settimo mese la placenta resta in questa posizione (in questo caso si parla di placenta previa). Il parto per via naturale può quindi essere compromesso, perché la placenta rischia di rendere problematico il passaggio del bambino e potrebbe provocare un’emorragia molto pericolosa per la madre. Il parto cesareo risulta spesso l’unica soluzione praticabile in questi casi.
  • L’ematoma retroplacentare consiste in un ematoma situato tra la parete uterina e la placenta. È molto grave in quanto difficile da diagnosticare, e richiede un trattamento d’urgenza: il bambino e la madre sono in pericolo di vita, e si impone la necessità di un parto cesareo tempestivo, se lo stato di avanzamento della gravidanza lo consente.

Come reagire?

Doctissimo: Come reagire in caso di sanguinamento?

Dr Thaler: È necessario rivolgersi immediatamente al medico! Bisogna quindi esaminare l’aspetto e il colore delle perdite di sangue e il contesto nel quale sono iniziate. Se la causa del sanguinamento non è grave, il sintomo va considerato come un avvertimento ed è indispensabile. Per quanto riguarda invece le due patologie più gravi di cui abbiamo parlato in precedenza, possono presentarsi due eventualità: o si tratta di un aborto spontaneo o di una gravidanza extrauterina (in questo caso il medico non può fare molto per garantire la sopravvivenza dell’embrione), o il feto è abbastanza cresciuto da poter affrontare un parto cesareo.

Nell’eventualità di placenta bassa, la gravidanza sarà tenuta sotto controllo, ma nel 90% dei casi la placenta migra in posizione normale prima del termine. La presenza di placenta previa può tuttavia giustificare un ricovero ospedaliero prolungato che si concluderà con un parto cesareo, poiché il rischio di emorragia è troppo elevato.

Quali esami?

Doctissimo: Quali esami possono confermare queste diagnosi?

Dr Thaler: Se la gravidanza è a uno stadio piuttosto avanzato, si procede sistematicamente a un dosaggio ormonale delle Beta HCG, ormoni prodotti dalla placenta a partire dall’impianto dell’embrione nell’utero. In caso di aborto spontaneo, il tasso di questi ormoni cala drasticamente, mentre un tasso anormalmente elevato di questi ormoni fa sospettare una gravidanza molare.

Per le pazienti all’inizio della gravidanza, l’ecografia permette di accertarsi che la gravidanza è normalmente intrauterina e che il feto sta bene.

L'ematoma retroplacentare e la placenta bassa sono rilevabili per mezzo dell’ecografia. Generalmente tutte queste patologie dovrebbero essere scoperte durante gli esami di routine effettuati durante la gravidanza, ma mi raccomando, segnalate qualunque perdita di sangue al vostro medico, a qualunque stadio della gravidanza vi troviate.

Affermazioni raccolte da Marie Brossoni

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12/06/2012

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