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Varicella in gravidanza: attenzione

La gravidanza è un momento di grande felicità! Bisogna fare attenzione, però, perché qualsiasi malattia, anche la più banale, durante questi nove mesi deve essere sorvegliata da vicino… Soprattutto nel caso della varicella. Anche se il rischio di contagio è basso, le conseguenze possono essere molto gravi.

La varicella in gravidanza
© Getty Images

La varicella è prima di tutto una malattia infantile ed è importante ricordare che il 95% della popolazione adulta ne è immunizzata. Le donne incinte, quindi, sono raramente coinvolte. Per fortuna! Perché, a parte le complicazioni polmonari per la madre, questa malattia può avere gravi conseguenze anche per il feto.

Forza e coraggio!

La maggior parte degli studi stima un’incidenza di quasi un caso su 10.000. In Italia, quindi, circa 40-50 donne incinte sono colpite ogni anno da questa malattia. Se l’hai già avuta, non rischi niente. In caso contrario, evita di frequentare asili e di avere contatti con bambini ammalati. Anche se questo potrebbe non bastare, dato che i bambini sono contagiosi già due giorni prima che le bolle inizino a comparire…

Se nonostante le precauzioni sei entrata in contatto con un bambino colpito da varicella, rivolgiti immediatamente al tuo medico di fiducia. Ti prescriverà subito una richiesta di anticorpi. Questo semplice esame del sangue permetterà di verificare se sei immunizzata o meno. Molti adulti non ricordano di aver contratto la malattia durante l’infanzia, e invece sono già protetti.

Se il tuo organismo non possiede difese contro la varicella, il medico procederà con l’iniezione di anticorpi specifici destinati a bloccare il virus, e terrà un controllo più severo della tua gravidanza, di solito tramite ecografie. Potrebbe rendersi necessaria anche una puntura al feto per scoprire se è stato contagiato o meno. Le decisioni del medico, tuttavia, dipenderanno essenzialmente dal periodo di contaminazione, poiché i rischi sono diversi a seconda della fase della gravidanza.

Periodi a rischio

Negli adulti la varicella può dare luogo a complicazioni molto gravi. Tra queste, la più temibile è la pneumonia. Oltre a mettere la madre in pericolo, questa complicanza può provocare anche una mancanza di ossigeno per il feto. Il rischio principale per il bambino, in ogni caso, è la trasmissione materno-fetale del virus.

L’inizio e la fine della gravidanza sono i periodi più pericolosi. Si distingue il rischio di varicella congenita, contratta tra l’8^ e la 24^ settimana, dal rischio di varicella neonatale, che sopraggiunge nelle tre settimane che precedono il parto. In mezzo a questi due periodi, la malattia è innocua.

Prima delle 24 settimane di amenorrea, la percentuale del rischio di contaminazione del feto è stimato all’8% e, nel 2% dei casi, il contagio dà luogo a una varicella congenita chiamata varicella fetale. I rischi sono bassi ma seri: malformazioni, anomalie cutanee (cicatrici), lesioni neurologiche (microcefalia, idrocefalia…), problemi di sviluppo muscolare o scheletrico, lesioni oftalmiche, o ancora ritardo nella crescita intrauterina.

Se la varicella neonatale è contratta dalla madre nelle tre settimane che precedono il parto, si osserva una trasmissione al bambino nel 25% e 50% dei casi. Più la madre contrae la malattia presto rispetto al momento del parto, meno pesanti saranno le conseguenze per il bambino. Se la nascita avviene meno di 5 giorni dopo l’inizio dell’eruzione materna, il rischio di infezione polmonare del bambino è molto elevato. In quel caso la varicella è associata a un rischio di mortalità del 20-30%. Ecco perché i medici temono il parto durante questa fase acuta e cercano di ritardare il travaglio tramite la somministrazione di farmaci.

Pertanto, se stai pensando a un figlio e non sei immunizzata, parlane al tuo medico di fiducia. Sarebbe preferibile farti vaccinare. Una volta incinta sarà troppo tardi per pensarci…

Marie Brossoni

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03/08/2012
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