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In cosa consiste l'amniocentesi?

L'amniocentesi consiste nel prelievo, in condizioni sterili, del liquido amniotico durante la gestazione. La maggior parte delle volte, tale prelievo viene effettuato per analizzare e contare i cromosomi fetali. Anche se questo esame spaventa molte donne, in genere è poco doloroso.

In cosa consiste l'amniocentesi?
© Getty Images

A partire dai 35 anni di età, questo esame è rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale, proprio come nei casi in cui vi sia una prescrizione medica.

Come si svolge l'esame?

L'esame è possibile a partire dalla 13a/14a settimana di amenorrea fino al termine della gestazione. Il prelievo viene fatto in ospedale, in condizioni sterili e in una sala apposita. Dopo avere individuato la placenta e l'embrione tramite l'ecografia, il medico introduce un ago finissimo (senza anestesia: l'anestesia è più dolorosa della puntura stessa) attraverso il ventre materno, sotto controllo ecografico costante. Vengono prelevati dai 15 ai 20 ml di liquido, poi inviati a un laboratorio specializzato. I risultati sono disponibili in circa 2 settimane.

Ti verrà successivamente raccomandato di stare a riposo per uno o due giorni dopo l'esame.

A cosa serve?

Le informazioni ricavate variano a seconda dell'età gestazionale. L'amniocentesi cosiddetta precoce può essere praticata a partire dalla 16a o 17a settimana di amenorrea, in ragione di una patologia preesistente. Questo esame viene oggi proposto alle donne di età superiore ai 35 anni. In seguito alla coltura delle cellule, viene stabilito il cariotipo (mappa cromosomica) del feto allo scopo di diagnosticare eventuali anomalie cromosomiche (ad esempio, la trisomia 21) e alcune malattie ereditarie legate al sesso.

È anche possibile scoprire determinate malattie metaboliche ereditarie o certe anomalie del sistema nervoso centrale. L'amniocentesi precoce non è praticata se non in presenza di elementi che inducono a temere le suddette anomalie e quando viene preso in considerazione un aborto terapeutico in caso di conferma di una diagnosi peggiorativa.

L'amniocentesi tardiva, durante il 3° trimestre, permette di controllare l'evoluzione di una gravidanza ad alto rischio (incompatibilità Rh ecc.):

  • la percentuale delle cellule colorate in arancione è indicativa della maturità dei tegumenti;
  • la percentuale di creatinina mostra la maturità dei reni;
  • i rapporti lecitina/sfingomielina o acido palmitico/acido stearico sono indicativi della maturità dei polmoni.

Questo esame permette anche di individuare certe malformazioni (neurologiche, digestive ecc.) e di cercare i segni di sofferenza fetale.

I limiti dell'amniocentesi

Quando la placenta è inserita sulla parete uterina anteriore, l'esame è complicato e vi è il rischio di un passaggio dei globuli rossi fetali nella circolazione sanguigna materna. Nella donna Rh negativo, una puntura amniotica deve sempre essere seguita da un'iniezione endovenosa di immunoglobuline anti-D entro un lasso di tempo che va da mezz'ora a due ore dopo l'esame. L'affidabilità dei risultati è eccellente ma non totale: esiste il rischio di errore.

I rischi dell'amniocentesi

La puntura può essere fasulla e non raccogliere liquido. Il campione prelevato può contenere sangue e dunque non essere interpretabile. L'ago può toccare la placenta, il cordone o il feto. Può anche, in casi eccezionali, provocare un aborto.

L'amniocentesi può favorire l'insorgenza di un'infezione amniotica e, quando è tardiva, provocare un parto prematuro. Dopo questo esame, una gravidanza normale diventa a rischio. Si tratta dunque di un intervento di cui bisogna valutare bene le indicazioni mediche.

Dr. Lyonel Rossant, Dr.ssa Jacqueline Rossant-Lumbroso.

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01/08/2012

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