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Gli esami in gravidanza

Il controllo della gravidanza si effettua attraverso esami obbligatori per legge. In realtà questi esami spesso non sono sufficienti ed è preferibile che la donna faccia delle analisi ogni mese fino al 7° mese, poi ogni 15 giorni fino al parto e, in caso di patologie, anche più spesso.

Esami in gravidanza
© Getty Images

Gli elementi dell’esame clinico

Il peso della donna sarà annotato a ogni visita. L’aumento del peso deve essere in media tra gli 8 e i 12 chili in tutto. Questo aumento di peso non si ha in modo regolare durante la gravidanza: nel primo trimestre, la donna ingrassa poco, o per niente. A volte addirittura perde peso, ma, a partire dal 4° mese, prende circa 1,5 kg al mese.

Al termine, i chili saranno così suddivisi:

  • la madre: l'utero è aumentato di 800/900 g; i seni tra i 400 e i 500 g; il volume sanguigno è aumentato da 1 a 1,5 l; c’è una ritenzione idrica fisiologica di circa 1 litro e infine 2 o 3 kg di grasso sono stati messi in riserva.
  • Il bambino pesa in media da 3 a 3,5 Kg; la placenta da 500 a 700 g; il liquido amniotico da 700 a 800 g.

Se l’aumento di peso è nettamente inferiore a queste cifre, vi è il rischio di parto prematuro e di ipotrofia fetale. Viceversa, se è nettamente superiore, potrebbero verificarsi tossiemia gestazionale, difficoltà venose o articolari; inoltre anche il parto sarà più difficile.

A ogni visita viene misurata la pressione sanguigna. Durante la gravidanza la pressione è più bassa e deve restare inferiore a 13/8.

La percezione dei movimenti fetali da parte della donna incinta è un elemento importante che testimonia la vitalità del feto. La madre sente muovere il bambino a partire dal 3°-4° mese, anche prima, se si tratta di una pluripara. Se smette di percepire movimenti attivi per 2 o 3 giorni consecutivi deve preoccuparsi e consultare il medico.

L’altezza uterina (A.U.) viene annotata regolarmente a partire dal 4° mese. Si utilizza un centimetro da sarta; l’altezza uterina misura la distanza tra la parte superiore del pube e il fondo uterino e si determina con la palpazione addominale.

In media le normali cifre per il termine sono:

Termine: 4 mesi e ½  5 mesi 6 mesi 7 mesi 8 mesi 9 mesi

A.U.: all’ombelico 20 cm 23,5 cm 26,5 cm 30 cm 33 cm

L'auscultazione dei rumori fetali del cuore si effettua grazie a uno stetoscopio a ultrasuoni che si basa sull’effetto Dopler:

Le cavità cardiache sono mobili e producono un segnale sonoro sin dalla decima settimana, a volte anche dalla nona settimana di amenorrea. La frequenza cardiaca del feto è di circa 190-200/mn intorno alla nona settimana, e di circa 130-150 alla quattordicesima settimana di amenorrea, ed è molto più rapida del ritmo cardiaco materno.

Questo esame innocuo per il feto ha il pregio di permettere alla madre di sentir battere il cuore del suo bambino sin dall’inizio della gravidanza e di far condividere questo piacere al padre che assiste alla visita.

L'esame ricerca infine l’esistenza di contrazioni uterine, normalmente poco frequenti, irregolari e non dolorose. In caso contrario, queste contrazioni possono diventare preoccupanti e far temere un parto prematuro.

L'esame del 9° mese è più particolare. Oltre agli elementi precedenti, deve consentire di stimare la previsione del parto.

  • Il medico controlla prima di tutto se il bacino ha subito traumi (frattura) o se è sede di una malattia (rachitismo, osteoartrite tubercolosa...).
  • Studia la durata e lo svolgimento dei parti precedenti, il peso dei bambini alla nascita, un’eventuale difficoltà durante il travaglio.
  • Poi esamina l’utero, la sua agilità e le sue dimensioni;
  • Attraverso la palpazione addominale, prende nota della posizione del feto rispetto all’utero e al bacino. Valuta la quantità di liquido amniotico.

La palpazione vaginale, insieme a quella addominale, conferma la presentazione (cefalica, in sede, trasversale), ispeziona la qualità del collo (lungo o corto, compatto o dilatato) e la qualità del segmento inferiore (che deve essere sottile e ben formato).

  • Studia lo stato delle parti molli, la dimensione del perineo, la larghezza della vulva. Cerca infine un’infiltrazione edematosa o un eventuale stato cicatriziale. Infine esplora il bacino, cioè la filiera genitale ossea.

Questo esame clinico potrà in caso di dubbio essere utilmente completato da una radiopelvimetria.

Esami complementari

L'esame delle urine ricerca un’eventuale proteinuria o una glicosuria

Ad ogni visita prenatale la donna urina in un piccolo flacone sterile; grazie a delle strisce reattive è possibile individuare la presenza di proteine (in particolare dell’albumina) o di zuccheri riduttori. Normalmente questo esame deve risultare negativo. In caso di positività di uno dei due esami, è richiesto un dosaggio più preciso da effettuare in laboratorio.

La conferma della presenza di una proteinuria segnala un’alterazione della funzione renale: i glomeruli danneggiati lasciano filtrare queste grosse molecole. È compito del medico ricercare la causa di questa proteinuria in modo da curarla.

Tuttavia deve anche fare attenzione poiché esistono false proteinurie che sono semplicemente indice dell’esistenza di un’infezione urinaria che si può riconoscere tramite l’esame citobatteriologico delle urine.

Una glicosuria (zucchero nelle urine) può essere normale nella donna incinta. Il dosaggio preciso deve essere effettuato in laboratorio. In caso di anomalia, il medico eseguirà un bilancio più minuzioso.

Il gruppo sanguigno e il fattore Rh sono sistematicamente richiesti, tranne se la donna porta con sé una tessera di gruppo che attesti che si è già sottoposta a due esami per individuare il gruppo.

Se la donna è Rh positivo, non ci sono problemi, ma il giorno del parto dovrà portare con sé la tessera del gruppo, qualora fosse necessaria una trasfusione di sangue.

Se invece è Rh negativo, dovrà sottoporsi tutti i mesi all’esame di anticorpi irregolari nel sangue.

La sierologia della sifilide e delle altre MST (malattie sessualmente trasmissibili: aids, epatite B) si effettua durante il primo esame prenatale. L’attuale recrudescenza della sifilide, così come quella delle altre MST, spiega l’aumento degli aborti spontanei precoci e delle malformazioni congenite. Diagnosticata prima del 5° mese e correttamente trattata, la sifilide non avrà nessuna conseguenza sul feto.

La sierodiagnosi di toxoplasmosi permette di sapere se la donna ha già contratto questa malattia, spesso clinicamente asintomatica. La toxoplasmosi è in effetti una malattia non pericolosa per la madre ma presenta un alto rischio di malformazione per il feto.

La sierodiagnosi di rosolia consente di sapere se la donna è protetta o meno contro questa malattia benigna per lei ma molto grave per il feto.

Una NFS (Numerazione Formula sanguigna) viene eseguita durante il primo esame. Essa consente di individuare un’anemia che sarà curata con la prescrizione di ferro e acido folico.

Pap test cervicovaginali possono essere effettuati per individuare un eventuale cancro al collo dell’utero. Permetteranno di verificare anche la buona impregnazione progestativa del collo all’inizio della gravidanza.

L'ecografia ostetrica è l’esame fondamentale del controllo della gravidanza.

L'amniocentesi (puntura amniotica) consiste nel prelevare, durante un’ecografia, una piccola quantità di liquido amniotico contenuto nella cavità amniotica con un ago che attraversa la pelle, la parete addominale e la parete uterina della madre.

Il liquido amniotico in cui è immerso il feto contiene elementi provenienti dalla sua pelle e dalle sue urine. In particolare, vi si trovano cellule cutanee desquamate e alcuni metaboliti.

Il medico individua la placenta e l’embrione attraverso l’ecografia. Introduce l’ago nel segmento inferiore dell’utero facendo attenzione a non ferire il feto.

Vengono prelevati 15-20 ml di liquido e inviati in un laboratorio specializzato.

Le indicazioni variano a seconda del termine

L'amniocentesi precoce può essere effettuata partire dalla 16^ o 17^ settimana di amenorrea, nel caso di una patologia preesistente o se la madre ha più di 38 anni, 35 per alcuni medici; dopo la coltura delle cellule, si stabilisce il cariotipo (carta cromosomica) del feto, al fine di individuare anomalie cromosomiche (come la trisomia 21, per esempio) e alcune malattie ereditarie legate al sesso.

Inoltre è possibile rilevare alcune malattie ereditarie del metabolismo o anomalie del sistema nervoso centrale. Il risultato si ha dopo due o tre settimane. L'amniocentesi precoce la si effettua solo quando alcuni elementi lasciano temere tali anomalie e, in caso di conferma di diagnosi peggiorativa, l’aborto terapeutico viene preso in considerazione. L'amniocentesi tardiva durante il terzo trimestre controlla l’evoluzione delle gravidanze ad alto rischio (incompatibilità Rh, ecc.).

  • il tasso delle cellule arancioni segnala la maturità dei tegumenti
  • il tasso di creatinina segnala la maturità dei reni
  • i rapporti lecitina/sfingomielina o acido palmitico/acido stearico segnalano la maturità dei polmoni.

L’amniocentesi tardiva consente inoltre di individuare alcune malformazioni (neurologiche, digestive, ecc.) e di scoprire una sofferenza fetale.

I limiti dell’amniocentesi

Quando la placenta si trova sul davanti dell’utero, l'esame risulta difficile, e c’è il rischio di un passaggio di globuli rossi fetali nella circolazione sanguigna materna. Nella donna con Rh negativo, una puntura amniotica deve sempre essere seguita da un’iniezione endovenosa di gammaglobuline anti-D da mezz’ora a due ore dopo l’esame. L’affidabilità dei risultati è eccellente ma non totale: esiste un rischio minimo di errore.

I rischi dell’amniocentesi

La puntura può essere bianca e non portare liquido. Può essere sanguinante e in quel caso non è interpretabile. L'ago può toccare la placenta, il cordone o il feto. Può addirittura provocare un aborto, anche se questo capita di rado.

Può favorire un’infezione amniotica e, quando è tardiva, può provocare un parto prematuro. Dopo l’amniocentesi una gravidanza normale diventa una gravidanza a rischio. Si tratta dunque di un gesto per il quale bisogna soppesare bene i pro e i contro.

L'amnioscopia viene effettuata quando l’ostetrica teme una sofferenza fetale. È un esame semplice, praticato in alcuni casi alla fine della gravidanza, dopo 41 settimane di amenorrea.

Consente di vedere attraverso le membrane trasparenti di liquido amniotico (il colore, ecc.) e la presentazione (testa o posizione).

Un tubo rigido con mandrino viene inserito nella vagina, poi nell’orifizio cervicale fino al polo inferiore dell’uovo. Il medico guarda attraverso questo tubo.

La presenza di liquido colorato segnala una sofferenza fetale.

La radiografia dei polmoni non è più obbligatoria.

L'ormone corionico gonadotropico (HCG ) è alla base delle reazioni immunologiche della gravidanza.

La quantità di HCG aumenta dall’inizio della gravidanza fino alla fine della 12^ settimana di amenorrea. In seguito diminuisce molto rapidamente. È dunque un ormone del primo trimestre.

Lo studio di questo ormone si rivela particolarmente utile nella diagnosi e nel controllo di una gravidanza molare in cui il suo valore di solito è più alto.

L'HCG è alto anche nelle gravidanze gemellari.

Il suo dosaggio può rivelarsi utile anche per la diagnosi precoce di una gravidanza extrauterina.

Dott. Lyonel Rossant, Dott.ssa Jacqueline Rossant-Lumbroso

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23/07/2012

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