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Come evitare il diabete gestazionale?

Il diabete gestazionale, che compare o viene scoperto durante la gravidanza, può in rari casi generare complicazioni per la madre e per il bambino. Oggi, solo alcune donne a rischio beneficiano di una diagnosi precoce. Tuttavia, alcuni medici sollecitano una sistematizzazione di questo esame.

Evitare il diabete gestazionale
© Getty Images

Fra i piccoli disturbi della gravidanza, il diabete gestazionale rimane poco conosciuto. Questa forma di diabete si sviluppa durante la gravidanza, generalmente nel 2° trimestre. A volte si tratta di un diabete preesistente, fino a quel momento non diagnosticato. Per quanto rare, le complicazioni per la madre e per il nascituro possono essere serie. Oggi, alcuni medici auspicano un depistage sistematico di questa malattia.

Il sovrappeso, fattore di rischio maggiore

La gravidanza è caratterizzata da numerosi cambiamenti fisici e psicologici. Quindi, la quantità di insulina prodotta dall'organismo (necessaria alla degradazione degli zuccheri) può diventare insufficiente. Durante il 2° trimestre, la placenta comincia a secernere quantità maggiori di ormoni responsabili di provocare un'insulinoresistenza (minore efficacia dell'insulina responsabile della regolazione del glucosio nel sangue). Conseguenze: un'iperglicemia nella madre e, a partire da una determinata soglia, un diabete gestazionale.

A volte non è la gravidanza all'origine di questa malattia: già presente al momento del concepimento, viene diagnosticata solo in occasione degli esami a cui si sottopone la futura mamma nel periodo gestazionale.

Alcuni fattori di rischio del diabete gestazionale sono ben noti: obesità, sovrappeso, antecedente di diabete personale o familiare, precedenti complicazioni della gravidanza (malformazioni, peso alla nascita superiore a 4 kg, feto nato morto…).

Una cura semplice per evitare le complicazioni

Nella maggioranza dei casi, le conseguenze di questo diabete sono raramente gravi. Quindi, la mortalità perinatale ha un'incidenza molto bassa. Il rischio principale è un eccessivo peso alla nascita (macrosomia). Ciò accade nel 20-30% dei casi, contro il 10% riferito alla popolazione generale. Questa peculiarità è più facilmente seguita da complicazioni perinatali (preeclampsia, parto prematuro, ricorso al cesareo, ecc.). Più a lungo termine, il bambino è soggetto a un maggiore rischio di sovrappeso, di obesità e di diabete. Per la madre, esiste il pericolo che questo diabete gestazionale si consolidi in un diabete di tipo 2.

Come evitare queste complicazioni? La prima cura per il diabete gestazionale è semplicemente di tipo alimentare: "una semplice dieta è sufficiente nella maggior parte dei casi", osserva il Prof. Laurent Mandelbrot, medico chirurgo specialista in ginecologia e ostetricia presso l'ospedale Louis Mourier (Colombes, vicino Parigi). Se ciò non bastasse a far scendere la glicemia sotto gli 0,95 g/L, può essere prescritta una cura a base di insulina. Gli antidiabetici orali sono sconsigliati. È fondamentale il check-up dopo il parto: le donne devono essere riviste 6 settimane dopo per un controllo glicemico. Un monitoraggio medico adeguato e regolare permette di ridurre della metà la percentuale di macrosomie nei bambini appena nati, nonché quella di complicazioni neonatali3. Tuttavia, perché sia possibile seguire in modo adeguato queste donne, occorre innanzitutto individuarle.

Un controllo destinato alle sole donne a rischio

Il Prof. Laurent Mandelbrot1 ricorda che oggi le donne con un fattore di rischio maggiore (sovrappeso, diabete familiare, ecc.) devono beneficiare di un depistage a partire dalla prima visita tramite una glicemia a digiuno. Lo scopo è quello di poter curare il più rapidamente possibile la paziente per evitare le complicazioni. Ma per le altre, la Haute autorité de santé (HAS)2 francese ritiene che l'interesse di un depistage sistematico sia opinabile. A ogni modo, il medico verifica il tasso di glicemia in due modi:

  • La glicosuria, test urinario effettuato a ogni esame e che permette di verificare la presenza di zuccheri nelle urine. Ma il Prof. Mandelbrot ricorda che "la glicosuria, sebbene obbligatoria, non è specifica e presenta quindi scarso interesse per quanto riguarda il depistage del diabete gestazionale".
  • Un test cosiddetto da carico tra la 24a e la 28a settimana di amenorrea. Questo test consente di valutare la regolazione della glicemia dopo la somministrazione orale di glucosio. "Invece, il dibattito verte attualmente sulla scelta del test di depistage e soprattutto delle soglie che permettano di definire un diabete gestazionale", precisa il Prof. Mandelbrot. Esistono, infatti, svariati test in grado di studiare la capacità di regolare la glicemia, ma ognuno di essi presenta dei valori di sensibilità e specificità differenti: il test di O'Sullivan, il test dell'OMS e l'OGTT3.

"Sì ad un controllo sistematico del diabete gestazionale"

Al di là della scelta del test, esistono altri limiti al depistage. Alcuni medici ritengono quindi che dei controlli sistematici potrebbe provocare stress e ansia nelle donne incinte. Tuttavia, uno studio4 realizzato nel 2005 non permette di avallare questa tesi. Un gruppo di ricercatori australiani ha studiato, in un campione di 1.000 donne, il livello di ansia e i disturbi provocati da un controllo nonché, ove necessario, da un trattamento associato, confrontando i dati con quelli di donne sottoposte a cure di routine. Oltre alla diminuzione delle complicazioni nel gruppo sottoposto a trattamento, risulta che le donne sottoposte a frequenti controlli hanno vissuto meglio la gravidanza e che fra loro 2 in meno soffrono di depressione postnatale.

Per il Prof. Mandelbrot, le riserve circa la sistematizzazione di un simile depistage e la necessità di un controllo medico del diabete dopo la gravidanza non hanno più ragione di esistere: "Occorre capire bene che l'obiettivo è seguire nella maniera più efficace possibile le donne interessate e, beninteso, senza eccesso di stress. Non cerchiamo di esasperare la medicalizzazione della gravidanza, ma di limitare gli eventuali rischi".

Yamina Saïdj

1 - Colloqui di Bichat, 14 settembre 2009
2 - Haute autorité de santé (Alta Autorità Sanitaria francese): Rapporto sul depistage e sulla diagnosi del diabete gestazionale, luglio 2005
3 - Il test di O'Sullivan non deve necessariamente avvenire a digiuno e richiede un unico prelievo di sangue. Comporta tuttavia un numero elevato di falsi positivi. Deve essere confermato da un test di iperglicemia provocata per via orale (OGTT). Il test OGTT 75 (o test OMS) presenta il vantaggio di essere un test di controllo e di diagnosi con glicemia a digiuno a un'ora e a due ore, ma, secondo il Prof. Mandelbrot, è penalizzato da una grande confusione sulla sua interpretazione perché sono proposte almeno 8 soglie differenti.
4 - Crowther et al., Effect of Treatment of Gestational Diabetes Mellitus on Pregnancy Outcomes (ACHOIS), N Engl J Med 2005;352:2477-86.

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02/08/2012
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