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Mangiar bene PRIMA della dolce attesa

Tra il momento in cui si decide di avere un bambino e quello in cui si rimane incinta... può trascorrere molto tempo. Un periodo di attesa che è bene sfruttare al meglio. Infatti, anche se sappiamo che l'alimentazione nei nove mesi di gestazione è specifica, ci dimentichiamo spesso di preparare il terreno! Vitamine, ferro, iodio… Mangiar bene prima di rimanere incinta è fondamentale!

Mangiare bene prima di rimanere incinta
© Getty Images

Fin dai primi giorni della gravidanza, il feto attinge l'energia e i nutrienti necessari per il suo sviluppo. Eppure, talvolta occorrono parecchi mesi perché una donna riesca a costruire buone riserve di minerali e vitamine. Per portare a termine i nove mesi successivi, è consigliabile gettare basi alimentari sane e controllare gli apporti di acido folico, ferro e iodio, tre nutrienti generalmente carenti nell'alimentazione femminile, il cui fabbisogno aumenta durante la gestazione. Per prima cosa, occorre verificare che questi nutrienti siano presenti nel contesto di una sana alimentazione. Meglio quindi parlarne con il tuo medico, che potrà individuare eventuali carenze prima della gravidanza e darti i consigli giusti per porvi rimedio.

Vitamina B9: indispensabile

La vitamina B9 è estremamente importante, in quanto la sua carenza determina gravi ripercussioni sullo sviluppo adeguato del nascituro: in Francia nascono ogni anno circa 800 bambini con malformazioni neurologiche legate ad apporti insufficienti di folati. Sono molti i medici a proporre l'assunzione di supplementi dietetici appena scoperta la gravidanza. Sfortunatamente, però, spesso è troppo tardi. "Bisogna calcolare circa 4 mesi", spiega il Prof. Ambroise Martin, "per ricostruire le riserve di vitamine B9. Ma è nelle prime settimane di gestazione che il feto ha bisogno di questi folati". Quindi, è nel momento stesso in cui si decide di avere un bambino che è necessario controllare i propri apporti di B9 e continuare a monitorarli per tutta la gravidanza. Una volta incinta, il fabbisogno giornaliero sale a 400 microgrammi. Sono le insalate, la verdura fresca (in particolare in foglia), i formaggi erborinati (tipo gorgonzola) e le uova ad apportare il maggior quantitativo di folati. Per evitare queste carenze in gravidanza, è sistematico ricorrere a un'integrazione di folati non appena si avverte il desiderio di concepire un figlio, proseguendo fino al termine del primo trimestre.

Ricostruire le riserve di ferro

Oltre il 23% delle donne in età fertile non dispone di riserve di ferro. Apporti insufficienti di questo minerale non producono conseguenze sul bambino, ma possono gravemente alterare il benessere della futura mamma. La natura pensa a tutto: serve prima il piccolo e poi, se le scorte sono sufficienti, anche la mamma. Se quest'ultima non dispone di riserve sufficienti di ferro, rischia l'anemia, che si manifesta con una debolezza diffusa, una caduta delle difese immunitarie e un enorme senso di spossatezza. Una buona notizia: non appena gli apporti di ferro rientrano nella norma, tutto torna a posto. "Durante la gravidanza", precisa il Prof. Ambroise Martin, "il ferro beneficia di una migliore biodisponibilità. Infatti, viene assorbito da 3 a 9 volte meglio che in condizioni normali". Talvolta il fabbisogno è addirittura doppio! Il ferro, più facilmente assorbibile, è presente nelle carni rosse (in particolare nel fegato), ma lo si trova anche nelle verdure fresche, nei legumi secchi e nei cereali. Per ottimizzarne l'assimilazione, è opportuno associarlo alla vitamina C.

Lo iodio e i cosiddetti prodotti del "mare"

Una percentuale approssimativa dal 12 al 25% delle donne presenta apporti di iodio al di sotto delle raccomandazioni previste dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Questa carenza può comportare problemi alla tiroide, in particolare con la comparsa di un piccolo gozzo. Nelle gestanti, la carenza di iodio è causa di ritardi nello sviluppo cognitivo del bambino. Per fortuna i casi più gravi sono scomparsi: in passato, infatti, i neonati soffrivano di cretinismo, una patologia mentale irreversibile provocata dalla scarsità di ormoni tiroidei durante la vita fetale o nei primi mesi dopo la nascita, simile alla debilità mentale.

Il fabbisogno di iodio aumenta durante la gravidanza, passando da 150 a 200 microgrammi al giorno. I frutti di mare (ostriche, cozze) contengono grandi quantità di iodio. Ad esempio, 150 g di ostriche coprono l'intero fabbisogno giornaliero di una donna incinta. Lo iodio si nasconde anche nei prodotti di uso comune: a tale proposito, il latte, gli yogurt e le uova ne sono una fonte eccellente. Poiché lo iodio stimola la crescita, gli allevatori di vacche e galline lo utilizzano sotto forma di complemento alimentare, il che spiega perché lo si ritrovi negli alimenti ricavati da questi animali. Per quanto riguarda il latte bio, il tenore di iodio è più basso, perché in questo tipo di agricoltura l'utilizzo di complementi alimentari è generalmente ridotto, se non del tutto eliminato. Ciò nonostante, il materiale di mungitura viene disinfettato con lo iodio, facendo sì che anche il latte bio contribuisca in piccola misura agli apporti di iodio. Infine, l'utilizzo di sale da tavola arricchito di iodio permette di completarne l'apporto.

Allora, future mamme, non dimenticate: se pensate di avere un bambino, iniziate prima a cambiare le vostre abitudini alimentari!

Hélène Huret

Un ringraziamento al Prof. Ambroise Martin, nutrizionista e direttore della valutazione dei rischi nutrizionali e sanitari presso l'AFSSA (Agenzia nazionale francese di sicurezza sanitaria degli alimenti)

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19/12/2011

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