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Le regole per mangiare bene nei nove mesi della gravidanza

"Non cambiare niente"! Le raccomandazioni alimentari per le donne incinte e poi per quelle che allattano si possono riassumere in queste tre parole. Le madri e i loro bambini infatti possono trovare i nutrienti di cui hanno bisogno in quantità sufficienti nell’alimentazione. Integratori, energetici o vitaminici, sono inutili. Le attuali raccomandazioni nutrizionali per le donne incinte sembrano essere ben lontane dalla realtà del funzionamento dell’organismo. "Esse sopravvalutano i bisogni effettivi". È la constatazione del Prof. Jean-Louis Bresson (pediatra all’ospedale Necker di Parigi e professore di dietetica), invitato dall’Istituto Francese per la Nutrizione (il 15 maggio 2001) a discutere dell’interesse di un’integrazione di calorie, vitamine o minerali durante la gravidanza prima e l’allattamento poi.

Le regole per mangiare in gravidanza
© Getty Images

Una naturale capacità di adattamento

Effettivamente finora i fabbisogni delle donne incinte sono stati misurati secondo le quantità di nutrienti, grassi, proteine, ferro o calcio, depositati nell’organismo del feto, della madre e della placenta. Questo calcolo teorico, però, non tiene in alcun conto l’efficacia con la quale la placenta attinge dalle riserve materne. E non tiene neanche conto del ruolo tampone della madre che, grazie alle fluttuazioni degli apporti alimentari, assicura al suo bambino tutti i fabbisogni. I trasferimenti di nutrienti sono del resto severamente controllati: la riserva di calcio o di ferro del bambino resta indipendente da quella della madre.
Infine "le raccomandazioni decretate in materia di integratori trascurano le capacità di adattamento della madre, messe alla prova quando il metabolismo di certi alimenti (per esempio il ferro), viene scombussolato dalla gravidanza", osserva il Prof. Bresson. Durante gli ultimi mesi di gravidanza, l’assorbimento intestinale del ferro raggiunge così valori 5-9 volte superiori rispetto all’inizio.

Tutto è pronto per il terzo trimestre

Poiché la natura non sbaglia, questi aggiustamenti si fanno al secondo trimestre, a volte già nel primo, quando i fabbisogni del feto sono ancora modesti. Tutto è pronto affinché nel terzo trimestre, quando la crescita fetale è più veloce, le riserve siano rapidamente disponibili. Neanche il volume del latte è influenzato dalle condizioni nutrizionali circostanti.

L'apporto di proteine supera così di molto i valori consigliati. "Qualunque genere di raccomandazione sarebbe qui futile", fa notare il Prof. Bresson. Come accade per il ferro, del resto, eccezion fatta per casi particolari: adolescenti, donne che hanno avuto più gravidanze a intervalli ravvicinati e, in generale, donne appartenenti ad ambienti svantaggiati. Un’integrazione di ferro è in quei casi raccomandata, ma sin dall’inizio della gravidanza, dato che risulterebbe evidente dalla concentrazione di emoglobina, controllata al primo esame prenatale.

Inutile anche raccomandare alle donne in buona salute, incinte o in allattamento, di assumere calcio: i bisogni del feto sono soddisfatti da un aumento dell’assorbimento intestinale materno e quelli dell’allattamento da una mobilizzazione, naturalmente reversibile, del calcio delle ossa. Infine, e solo in alcuni casi particolari, come per le fumatrici o nelle donne che hanno seguito una dieta dimagrante, un deficit di acido folico, a volte all’origine di un ritardo della crescita nell’utero o di malformazioni, può essere prevenuto attraverso un’integrazione durante la gravidanza e l’allattamento.

Dott.ssa Brigitte Blond

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24/07/2012

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