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Il congedo di paternità: di che si tratta?

Sempre più neo papà si avvalgono del congedo parentale al momento in cui il loro bambino viene al mondo. Di che cosa si tratta? Che cosa rappresenta questa tendenza? Leggilo insieme a noi!

Cos'è il congedo di paternità?
© Getty Images

Congedo parentale: parità dei diritti?

Negli ultimi anni sempre di più sono stati gli uomini che hanno sentito la necessità di essere più presenti nella vita dei loro figli, al di là del semplice sostegno economico che fino a quel momento aveva caratterizzato il loro ruolo maschile all’interno della famiglia. La qualità del rapporto con i propri bambini sta diventando una priorità e la legislazione si sta adeguando a questo fenomeno. Le mamme lavoratrici dipendenti usufruiscono del cosiddetto congedo di maternità obbligatorio che gli permette di assentarsi dal lavoro per un massimo di cinque mesi (frazionati o continuativi) ricevendo l’80% del salario che gli spetta (una decisione varata dal Parlamento Europeo nell’ottobre 2010 porta la percentuale al 100%) e continuando a versare il 100% dei contributi previsti per legge. Nel caso di astensione facoltativa (che subentra dopo il periodo coperto da quella obbligatoria) la madre ha diritto a sei mesi continuativi (o frazionati) fino a che il bambino abbia compiuto otto anni di vita. Lo stesso vale per il padre, cioè sei mesi estendibili a sette se ha fruito continuativamente dei primi tre e dopo il terzo anno di vita del bambino la copertura previdenziale è ridotta mentre sino a quel momento è garantita al 100%. Il punto è che per i padri resta la possibilità di non usufruire di tale astensione lavorativa. In ogni caso, per un unico soggetto essa può durare al massimo dai dieci agli undici mesi e se il padre è l’unico genitore il limite massimo non supera comunque i dieci mesi complessivi.
L’obiezione più comune fatta a tale legislazione sta nel fatto che nel caso di astensione lavorativa facoltativa, le ferie e la tredicesima non vengono maturate, mentre accade esattamente il contrario per quella obbligatoria, che però è fruita solo delle madri. Ad ogni modo, che si tratti di astensione facoltativa o meno, entrambi i periodi risultano utili ai fini del calcolo del Trattamento di Fine Rapporto.

Casi particolari e congedo di paternità

Qualora il bambino sia stato adottato o in affido, i genitori hanno il diritto per legge di astenersi dal lavoro per tre anni dall’arrivo del minore nella famiglia. Lo stesso se il bambino è affetto da handicap grave, secondo la legge n. 104 del 1992, art. 4, comma 1: entrambi i genitori hanno la possibilità di ottenere un congedo fino a tre anni tranne per i casi in cui il bambino sia ricoverato in centri specializzati, o in alternativa un permesso di due ore frazionabili e retribuite al giorno, sempre fino ai tre anni di vita del minore. Se il genitore è un dipendente part-time, le ore giornaliere di permesso scendono a una. Dopo i tre anni, la legge prevede per entrambi i genitori di un permesso di tre giorni pagati nell’arco di un mese, continuativi e non, per motivi familiari.

Il congedo di paternità e la società attuale

La Francia ha sancito l’obbligo per i papà di usufruire del congedo parentale, anche per evitare casi di discriminazione “al contrario”, mente in Italia la situazione è ancora incerta: nonostante si stia diffondendo il desiderio di passare più tempo con la propria prole, non sono tutte le categorie ad usufruirne. Una percentuale maggiore si riscontra tra operai e impiegati, al contrario per manager e lavoratori che coprono posizioni più importanti all’interno di aziende e imprese: in questo caso non si è notato un grande incremento, mostrando che l’incidenza diventa inversamente proporzionale alla posizione occupata.
In Italia si notano maggiori resistenze da parte degli uomini ad accettare un ruolo più “femminile” in famiglia rispetto al resto d’Europa, dove il congedo di paternità obbligatorio è già diffuso da tempo e soprattutto non è visto come una “minaccia” alla loro virilità. Non resta che augurarci che anche nel nostro paese si inizi a ragionare nel senso di parità dei diritti per entrambi i genitori andando oltre quello che finora è stato attribuito alla madre od al padre in termini di ruoli o doveri sociali.

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30/06/2011

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