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Il distacco della placenta

Il distacco della placenta corrisponde ad una perdita di aderenza della placenta alla parete dell'utero, in seguito a un ematoma. A seconda dello stadio della gravidanza in cui avviene, della posizione e dell’entità, le situazioni cliniche si rivelano molto diverse tra loro: nessun pericolo al primo trimestre, grave al terzo trimestre.

Il distacco della placenta
© Getty Images

Perdite di sangue, dolori violenti all'addome, ventre all’improvviso duro come il marmo: questi sintomi possono far pensare a un distacco della placenta. In questi casi non esitare e rivolgiti tempestivamente al medico.

Distacco della placenta nel primo trimestre di gravidanza

Il distacco della placenta è molto frequente. Sono circa il 15 – 20% le gravidanze interessate. L'ecografia, spesso effettuata in seguito a emorragie o dolori, rivela un travaso sanguigno di dimensione variabile.

Si parla di distacco trofoblastico durante i primi due mesi, successivamente di distacco della placenta a partire dal terzo mese, quando l'embrione diventa feto e il trofoblasto prende il nome di placenta. Il distacco della placenta è sempre fonte d'angoscia, ma è necessario contestualizzare il problema a seconda della situazione in cui ci si trova:

  • Quando l'ecografia rileva l'attività cardiaca nell'embrione o nel feto, la prognosi è generalmente molto favorevole, poiché l'80-90% di questi ematomi regredisce spontaneamente. Sono considerati fattori legati a una prognosi meno favorevole un inspessimento voluminoso o un ematoma che persiste per più di due mesi. Il Prof. Henri- Jean Philippe, primario di Ginecologia Ostetricia del CHU di Nantes, sottolinea che “le raccomandazioni di riposo e/o di astinenza sessuale, la prescrizione di antispasmodici e la sospensione del lavoro si fondano, in assenza di studi clinici, sui principi di precauzione. Si ha paura (a torto o a ragione?) che la gravidanza sia a rischio: il riposo, che limita le contrazioni, potrebbe quindi essere benefico. Il ricorso ad un trattamento ormonale, in compenso, non è indicato. 
  • Quando non si rileva alcuna attività cardiaca, l'ematoma può essere un segno rivelatore di un aborto spontaneo. Questo verrà espulso spontaneamente nei tre quarti dei casi, ma può a volte risultare necessario un intervento medico per favorire l'espulsione, ovvero un raschiamento.

Un aborto spontaneo è una situazione “purtroppo molto frequente, che bisognerebbe indicare come normale durante la vita di una donna, se non fosse così dolorosa da vivere. Bisogna considerare che un aborto non impedisce che una successiva gravidanza venga portata a termine, sovente subito dopo l'evento”, cerca di rassicurare il Prof. Philippe.

Questi aborti spontanei devono tuttavia essere differenziati dagli aborti ripetuti. Dopo tre aborti spontanei sono necessari esami accurati poiché, oltre ad anomalie cromosomiche nell'embrione, essi possono essere correlati a patologie della madre su cui è possibile intervenire: malformazioni del collo dell'utero e dell'utero, alterazioni ormonali o immunitarie, eccezionalmente infezioni.

Distacco della placenta nel secondo e terzo trimestre di gravidanza

Va ricordato che ogni emorragia, seppure minima, al secondo o al terzo trimestre di gravidanza rende necessaria una visita d’urgenza. Da notare che un distacco della placenta è più frequente al terzo che al secondo trimestre, e può trattarsi di un ematoma deciduale marginale o di un ematoma retro-placentare, che rappresenta un caso di urgenza ostetrica assoluta.

L'EMATOMA DECIDUALE MARGINALE
Questo ematoma, relativamente benigno, corrisponde alla rottura di una vena situata nel polo inferiore della placenta normalmente inserita. Provoca un sanguinamento generalmente nerastro e poco abbondante, raramente di sangue rosso vivo. Il distacco della placenta è parziale e non interrompe la circolazione tra la madre ed il feto; generalmente è compatibile con la prosecuzione della gravidanza. La possibilità di evoluzione in un reale ematoma retro-placentare rende necessario un attento monitoraggio.

L' EMATOMA RETRO-PLACENTARE
L'ematoma retro-placentare consiste in un distacco prematuro della placenta normalmente inserita, il quale in misura più o meno ampia la circolazione sanguigna tra la madre ed il feto, provoca una sofferenza fetale e può portare alla morte del feto all’interno dell'utero. Sono numerosi i sintomi che devono allertare:

• un dolore, simile a una pugnalata, all'addome, permanente e molto intenso

• un sanguinamento ginecologico nerastro, sovente poco abbondante

• nausea, sensazione di debolezza, o addirittura una sincope

• ventre dolente e duro come il marmo

A volte però i sintomi sono più discreti, limitati a contrazioni accompagnate da piccole emorragie. Che i sintomi siano lievi o forti, rivolgiti con urgenza al medico: l'ematoma retro-placentare può infatti mettere a repentaglio la vita del feto e quella della madre!

• I pericoli per il bambino che deve nascere: il feto soffre di mancanza d'ossigeno, rischia la morte in utero. Il cesareo per l’estrazione del feto s'impone con estrema urgenza se il feto è vivo. Il tasso di mortalità perinatale è compreso tra il 30 e il 50% dei casi

• I pericoli per la madre: uno stato di choc e problemi di coagulazione possono intervenire secondariamente, a seguito di un'emorragia intensa, eccezionale. Il tasso di mortalità materna è raro, ma possibile tra l' 1 e il 2% dei casi

La comparsa di un ematoma retro-placentare è spesso imprevedibile. Tuttavia, i fattori di rischio esistono e rendono necessaria un attento monitoraggio durante gravidanza: preeclampsia, ipertensione arteriosa, gravidanza dopo i 35 anni, ematoma retro placentare durante una precedente gravidanza, dipendenza dal fumo di sigaretta, cocainomania, trauma addominale.

Il Prof. Henri-Jean Philippe insiste sull'importanza della prevenzione dell'ematoma retro-placentare: “La pressione arteriosa è tenuta generalmente sotto controllo, ma la dipendenza dal fumo di sigaretta, l'uso di cocaina o le violenze coniugali possono anche avere conseguenze drammatiche. Non rimanere sola con questi problemi: un aiuto a smettere di fumare, una cura di disintossicazione, un aiuto in caso di violenze coniugali possono essere messe in atto dall'inizio della gravidanza, ma anche in qualsiasi altro momento successivo. Le violenze coniugali si osservano in ogni contesto, non sono rare durante la gravidanza, ed espongono al rischio di un ematoma retro placentare che può essere non diagnosticato dai medici. Il tuo ginecologo e la tua ostetrica sono a tua disposizione e a quella del bambino: se sei in situazione a rischio di ematoma retro-placentare è necessario informarli”, consiglia il Professor Philippe.

Dr Sophie Parienté

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22/07/2013
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