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Farmaci teratogeni in gravidanza

Si stima che una donna su due si faccia prescrivere almeno un farmaco durante la gravidanza. Alcuni possono sconvolgere lo sviluppo dell'embrione: si tratta dei cosiddetti teratogeni.

Farmaci teratogeni in gravidanza
© Getty Images

Variabile in funzione del farmaco, il rischio teratogeno viene valutato anche in base al periodo della gravidanza, alla posologia, alla durata del trattamento... Se è relativamente semplice limitarne l'assunzione quando una donna che sa di essere incinta ha bisogno di un farmaco occasionale, il rischio risulta spesso più serio in caso di patologia cronica o se la donna scopre di essere incita durante il trattamento. Facciamo insieme il punto sul comportamento da adottare.

Farmaco teratogeno: cos'è?

Tradizionalmente i farmaci teratonici sono stati definiti come medicinali responsabili di malformazioni visibili nel neonato, che possono quindi avere ripercussioni negative sulla formazione degli organi allo stadio embrionale.

Oggi, la definizione si è allargata e comprende l'insieme delle sostanze che provocano effetti nefasti sull'embrione e/o sul feto, a prescindere dal tipo di sostanza. "Sappiamo che alcuni farmaci possono sconvolgere la differenziazione e la maturazione degli organi, dei tessuti o di alcuni tipi di cellule. La loro azione non si manifesta attraverso malformazioni visibili ma tramite disfunzioni a livello fisiologico o comportamentale, ad esempio ritardi dello sviluppo cognitivo", spiega la Dott.ssa Elisabeth Elefant1 del CRAT (Centro di riferimento sugli agenti teratogeni).

Farmaco teratogeno: come riconoscerlo?

Fatta eccezione per molecole di dimensioni molto grandi, la maggior parte dei farmaci penetra nella placenta. Il sito Vidal Recos² (in lingua francese) e i foglietti illustrativi indicano sistematicamente i rischi legati all'assunzione di farmaci teratogeni durante la gravidanza.

Pertanto, l'utilizzo dei farmaci in gravidanza è:

  • controindicato in caso di rischio di malformazioni e/o se si è dimostrato fetotossico (nocivo al feto), a prescindere dalla frequenza dei problemi riscontrati (ad esempio, inferiore al 5% per il litio o la carbamazepina, e superiore al 20% per il talidomide), dato che obbliga all'utilizzo di una contraccezione efficace per l'intera durata del trattamento;
  • sconsigliato, anche se non formalmente vietato, nonostante l'effetto teratogeno (malformativo) e/o fetotossico, se il beneficio terapeutico è prioritario;
  • da evitare per precauzione, se i dati scientifici sono rassicuranti ma ancora frammentari;
  • ipotizzabile, se i dati sono rassicuranti in generale;
  • possibile, se i dati sono rassicuranti.

Tenuto conto dei dati a disposizione e di un utilizzo ridotto, i farmaci di cui si è certi non facciano correre alcun rischio teratogeno sono davvero pochi.

La Dott.ssa Elefant fa comunque notare che, fatta eccezione per le controindicazioni, le altre informazioni sono avvertenze basate su sospetti e non su dati reali. Le prescrizioni vengono studiate caso per caso in funzione del beneficio arrecato alla madre.

1 Farmaci teratogeni in gravidanza - continua ►

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07/07/2011

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