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I rischi della toxoplasmosi in gravidanza

Nella maggior parte dei casi asintomatica, la toxoplasmosi può tuttavia avere conseguenze molto gravi sul feto, quando la madre viene infettata durante la gravidanza. Se i rischi restano comunque limitati, sono necessarie alcune precauzioni per allontanare ogni pericolo in assenza del vaccino.

Toxoplasmosi in gravidanza
© Getty Images

La toxoplasmosi è una malattia molto frequente in Italia come in Francia. I dati di uno studio epidemiologico condotto nella regione parigina rivelano che il 10% dei bambini di 2 anni ne sono portatori, percentuale che passa al 50% all'età di 5 anni e a quasi il 90% a 30 anni. Il principale responsabile della trasmissione di questo parassita si nasconde forse in casa tua: il gatto. Ma ci sono voluti secoli per trovare il colpevole. È nel 1909 che Charles Nicolle, direttore dell'Institut Pasteur di Tunisi, dà il nome di toxoplasma a un protozoo rinvenuto in alcuni piccoli roditori del deserto. Ed è solo nel 1940 che viene scoperto il suo potere patogeno nell'uomo. Ci vorranno ancora 30 anni prima che venga compreso il ruolo dei gatti nella trasmissione all'uomo.

La trasmissione all'uomo

I parassiti si moltiplicano nell'intestino dei gatti e successivamente si propagano in tutto il loro organismo. L'infezione avviene poi a seguito della disseminazione in vari luoghi delle loro materie fecali. In Francia, sono infetti quasi i due terzi dei gatti. Molto resistenti, i parassiti possono rimanere virulenti per molti mesi nella terra, soprattutto se si trovano in un ambiente umido, temperato o caldo. Gli animali che ingeriscono alimenti infettati dai gatti vengono contaminati a loro volta. Quasi la metà dei capi di bestiame ovino francese e un terzo della popolazione suina sarebbero dunque portatori di questo parassita. I bovini e le vacche sarebbero meno interessati dalla contaminazione.

Quanto all'uomo, può contrarre la malattia in diversi modi. Sia prendendosi cura del proprio felino, sia maneggiando della carne non cotta a sufficienza, delle verdure o della frutta che sono state contaminate o ancora bevendo latte non pastorizzato.

Toxoplasmosi: è grave oppure no?

I sintomi (gangli linfatici del collo gonfi, leggera febbre, dolori muscolari e articolari) fanno pensare a una febbriciattola priva di importanza. Nonostante ciò, le conseguenze possono essere nocive per le donne gravide e per le persone con un sistema immunitario deficitario, come i portatori del virus dell'HIV.

In stato di gravidanza, i protozoi attraversano la placenta e infettano il feto, con il rischio di malformazioni cardiache, neurologiche e oculari e, in certi casi, di morte in utero. Il periodo più pericoloso per il bambino si situa fra la 10a e la 24a settimana di gestazione. Si stima, tuttavia, che nella metà delle infezioni contratte dalla madre, i feti non vengano contagiati. Fra quelli colpiti, l'80% nascerà normale, salvo il fatto di dover essere sottoposto a un regolare controllo medico fino al 1° compleanno. Ogni anno, nascerebbero circa 2.500 bambini con una toxoplasmosi congenita.

Come premunirsi?

Ogni donna incinta viene obbligatoriamente sottoposta a una diagnosi sierologica all'inizio della gravidanza, per sapere se possiede o meno gli anticorpi di questa malattia. La loro presenza è segno di una passata infezione ed esclude praticamente ogni rischio di trasmissione al bambino. Al contrario, se la donna incinta non è protetta dovrà adottare alcune regole igieniche.

In primo luogo, deve evitare qualunque contatto con i gatti, che possono graffiare anche solo per gioco. Inoltre, la pulizia della lettiera non deve assolutamente essere fatta senza indossare guanti. La stessa raccomandazione vale quando si tratta di toccare la carne cruda, mondare le verdure o fare giardinaggio.

Infine, andrà evitato il consumo di uova e latte crudi, e bisognerà prediligere la carne ben cotta. In Gran Bretagna, paese della carne bollita, solo il 20-40% degli adulti sono portatori della toxoplasmosi.

Se la malattia si presenta nel corso della gravidanza, la futura mamma deve essere curata con antibiotici (ad esempio rovamicina) fino al momento del parto.

Mathieu Ozanam

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01/08/2012
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