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Diventare mamma nonostante l'handicap

Diventare mamma è un progetto di vita che richiede una riflessione matura e consapevole, ancor più quando la futura mamma è sulla sedia a rotelle. Dal momento dal concepimento alla nascita e per occuparsi del neonato, è indispensabile che nella quotidianità la neomamma riceva il sostegno e le attenzioni necessarie da parte dei familiari.

La mamma disabile
© Getty Images

Ilaria ha 28 anni. La giovane donna è affetta da una sarcoglicanopatia gamma, una forma di miopatia che causa atrofia muscolare. Si sposta su una sedia a rotelle, cosa che non le ha comunque impedito di avere un figlio. Oggi il suo bambino, Marco, ha sei mesi e mezzo. "Come per tutte le giovani donne, era da un po' di tempo che mi frullava per la testa l'idea di diventare mamma. Ne ho parlato con mio marito e anche lui mi ha confidato di sentirsi pronto per fare questo passo. Era importantissimo per me sapere che anche lui si sentiva pronto, soprattutto perché si sarebbe occupato lui stesso del piccolo".

Gravidanza e handicap: un monitoraggio più frequente

Proprio perché non voleva trasmettere il suo handicap al figlio, Ilaria si rivolge a una genetista. "Bisognava sapere se Alberto, mio marito, non era portatore del gene che mi ha trasmesso la malattia, perché in questo caso, esisteva un rischio per il nostro futuro bambino". Fortunatamente per la coppia, non era questo il caso. Ilaria inizia serenamente la gravidanza e tutto si svolge nella norma.

Dal punto di vista medico, una donna portatrice di handicap deve essere seguita con maggiore attenzione, come nel caso delle gravidanze a rischio. "Sono stata controllata regolarmente", spiega Ilaria, "con un'ecografia al mese e appuntamenti con i diversi specialisti: cardiologo, pneumologo, neurologo…". Partorirà con tre settimane di anticipo per la difficoltà di gestire il pancione: "Cominciavo a diventare pesante e avevo qualche difficoltà a respirare. Improvvisamente, l'ostetrica ha dato inizio al parto e mi ha proposto di provare a far nascere Marco naturalmente. Purtroppo non ha funzionato, per cui il bimbo è nato con parto cesareo, ma non rimpiango di averci provato".

Madre e handicap: una vita scombussolata

L'arrivo del piccolo Marco ha letteralmente scombussolato la vita dei neogenitori, ma ancor più quella del suo papà Alberto. "Per fortuna mio marito ha preso un congedo parentale, perché altrimenti non potrebbe occuparsi del bambino giorno e notte", scherza Ilaria. Infatti, è proprio lui a prendersi cura del piccolo Marco tutti i giorni. La coppia ha quindi deciso di non investire nell'acquisto di materiale di puericultura riservato alle coppie in cui uno dei genitori (o entrambi) sia diversamente abile. Infatti, per le persone con disabilità o a mobilità ridotta, sono disponibili in commercio dei fasciatoi a parete, da montare all'altezza della sedia a rotelle, dei lettini con spondine ad apertura laterale, e delle imbracature per tenere il bambino in posizione eretta". Oggi, nonostante i pregiudizi, avere e crescere un figlio non è più impossibile", ripete la neomamma.

Diversamente abile, ma prima di tutto mamma

A dispetto della disabilità fisica, Ilaria si occupa il più possibile di suo figlio. "Nei primi mesi di vita sono stata io a farlo addormentare, cullandolo dolcemente sulle mie ginocchia. Poi mio marito lo prendeva per metterlo a letto. Ora che è più grande, gli do i bacetti, gli faccio delle carezze e gli canto le ninne nanne per farlo addormentare".

Anche il problema dell'allattamento è stato presto risolto. "Ho provato ad allattare Marco al seno. Sapevo che sarebbe stato meglio per lui, ma facevo fatica a tenerlo in braccio in quella posizione e il piccolo era in difficoltà quando succhiava. Inoltre, siccome è Alberto a occuparsi di lui durante la notte, era più semplice preparare un biberon piuttosto che perdere tempo a trovare la posizione giusta per allattarlo", racconta Ilaria. "Infatti, posso dire che il mio è più un ruolo di papà", conclude scoppiando a ridere.

Madre e handicap: accettare le conseguenze della gravidanza

La gravidanza influisce sul corpo di una donna, soprattutto se è diversamente abile. Infatti, Ilaria ha riscontrato un aggravamento della scoliosi e una riduzione della capacità di muovere gli arti superiori. "Sapevo che dopo la gravidanza il mio corpo non sarebbe più stato quello di prima, ma il gioco vale assolutamente la candela", dice sorridendo. Allora perché non dare un fratellino o una sorellina a Marco? "Teoricamente vorrei avere due o tre figli, ma in questo momento mi sto ancora riprendendo dalla gravidanza. Mi riservo ancora un po' di tempo per rifletterci ma, per quanto mi riguarda, ci farei subito la firma!".

Sihem Boultif

Fonti

1 - Intervista a Ilaria, neomamma con handicap motorio.

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02/06/2014

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