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Le conseguenze sul feto delle droghe in gravidanza

Non è più da dimostrare. Il consumo di droghe, a prescindere che siano considerate leggere o pesanti, costituisce un reale pericolo per la salute. Ma durante una gravidanza, il consumo di droga può rivelarsi catastrofico, sicuramente per la madre, ma anche per il nascituro. Quali sono i rischi specifici associati a ciascun tipo di droga? Doctissimo fa luce sull'argomento...

Le droghe in gravidanza
© Getty Images

Sono oltre 27mila le donne tossicodipendenti in Italia, 23mila delle quali (l'86%) ogni anno accede ai servizi pubblici richiedendo un trattamento per dipendenza da sostanze stupefacenti. Un certo numero di queste donne rimane incinta: ogni anno vengono portate a termine da 500 a 2.500 gravidanze e nel 30% dei casi i bambini trovano una sistemazione. Spesso, poiché il personale medico non sa come comportarsi in questi casi, esiste anche un rischio di errata presa in carico della gestante. 

Gravidanza e marijuana

Non sorprende che la marijuana svetti in cima alla classifica delle sostanze illecite di cui fanno uso le donne incinte. Durante il primo trimestre di gravidanza, pare che l'assunzione di marijuana non determini l'insorgenza di anomalie congenite. Tuttavia, si tratta di un'ipotesi ancora controversa nell'ambito della letteratura scientifica. Il motivo per cui tale argomento non risulta affatto chiaro è perché le consumatrici di marijuana associano generalmente a quello della droga anche il consumo di alcol e di tabacco. Pertanto, è difficile distinguere gli effetti dei singoli componenti chimici di queste diverse sostanze. In ogni caso, a prescindere che sia prodotto da tabacco o da marijuana, il fumo nuoce gravemente alla salute del nascituro. Diversi studi scientifici dimostrano, infatti, che un consumo regolare di marijuana espone la madre e il bambino a diversi rischi, perché il principio attivo contenuto in questa sostanza attraversa la parete della placenta e raggiunge il sangue del feto.

Rischi per il feto

L'assunzione regolare di marijuana può causare un ritardo di crescita intrauterino. Infatti, come la madre, anche il feto è esposto al monossido di carbonio. Inoltre, il principio attivo contenuto nella marijuana attraversa la parete della placenta ed entra nel sangue del feto in concentrazioni variabili. Ciò può determinare la formazione di un ematoma retroplacentare, caratterizzato da uno scollamento della placenta, che comporta una diminuzione degli apporti di ossigeno al feto e che per questo può condurre alla morte in utero. Questo ematoma è spesso all'origine di emorragie per la madre, che le sono talvolta fatali.

Rischi per il neonato

In diversi studi è stato osservato che le madri che consumano marijuana danno alla luce bambini con un peso inferiore alla nascita rispetto agli altri neonati. Il basso peso comporta una maggiore predisposizione alle infezioni nei primi mesi di vita. D'altro canto, le nascite di bambini prematuri si dimostrano molto più frequenti con l'assunzione di questa droga, definita leggera.

Gravidanza e cocaina

Potente sostanza stimolante del sistema nervoso, la cocaina attraversa la placenta ed entra in circolo nel sangue del nascituro, comportando diversi rischi.

Rischi per il feto

La cocaina aumenta il rischio di aborto, soprattutto se consumata a inizio gravidanza. Ma non solo. Come la marijuana, questa droga raddoppia il rischio di parti prematuri e di ematoma retroplacentare, con i pericoli già noti. Per quanto riguarda il feto, la diminuzione dell'apporto di ossigeno provocata dallo scollamento della placenta lo espone alla morte in utero.

Rischi per il neonato

La cocaina riduce gli apporti di nutrienti e di ossigeno al bambino, che può quindi nascere con un peso basso o di piccola statura, nel caso in cui la nascita avvenga al termine. Nel primo mese di gestazione, il rischio di decesso è maggiore. E non è tutto. In primo luogo, un bambino la cui madre abbia assunto cocaina può soffrire di paralisi cerebrale o presentare un handicap visivo o uditivo. Esistono poi bambini che soffrono di disturbi di diverso tipo: fanno fatica ad addormentarsi o a nutrirsi. Possono inoltre essere soggetti a uno stato simile all'astinenza. Questi bambini manifestano spesso un carattere particolare: sono nervosi, irritabili, inconsolabili, si mettono frequentemente a piangere in presenza del benché minimo rumore o di contatto. Infine, poiché questa droga passa nel latte materno, l'allattamento va assolutamente evitato ed è obbligatorio l'uso del biberon.

Gravidanza ed eroina

Diversi studi scientifici hanno dimostrato i potenziali pericoli associati al consumo di eroina da parte di donne gravide. In caso di dipendenza, è indispensabile il parere del medico. Infatti, talvolta è sconsigliato interrompere il consumo di eroina dopo la scoperta della gravidanza, perché la condizione di astinenza potrebbe ripercuotersi sul bambino e provocare sofferenze estremamente pericolose. Spesso il personale medico raccomanda l'utilizzo di metadone, sostanza che consente di stabilizzare la concentrazione di droga nel sangue.

Rischi per il feto

L'eroina può compromettere e limitare la crescita del feto. Ma non è l'unico problema: il numero di bambini prematuri è molto più alto nel caso di madri che fanno uso di questa droga. Infine, sulla base degli studi condotti sull'argomento, è bene sapere che l'eroina aumenta sensibilmente il rischio di dare alla luce bambini nati morti.

Rischi per il neonato

Un bambino la cui madre abbia fatto uso di eroina rischia di andare incontro a diversi problemi. Può avvertire difficoltà a respirare o a nutrirsi. Ciò può risultare pericoloso nei primi mesi di vita, perché comporta inevitabilmente problemi di sviluppo. Peraltro, questi bambini mostrano spesso grande agitazione e forte irritabilità. Infine, come nel caso della cocaina, poiché l'eroina passa nel latte materno, anche in questo caso l'allattamento va categoricamente escluso.

L'uso di droghe inettabili

L'uso di droghe iniettabili rimane un dato assai allarmante per le donne incinte. Infatti, la condivisione e lo scambio di siringhe comporta un rischio di propagazione di virus nel sangue: HIV, epatiti B e epatiti C.

Di conseguenza, tutte le donne che hanno fatto uso di droghe iniettabili devono sottoporsi tassativamente a un esame del sangue completo non appena scoprono di essere incinte. Poiché lo screening dell'epatite C non è obbligatorio in gravidanza, una donna incinta che abbia fatto uso di droghe iniettabili ha tutto il vantaggio di chiedere di sottoporsi a questo esame.

Gravidanza, LSD e anfetamine

Anche in questo caso, esistono diversi studi discordanti e gli effetti dell'LSD e delle anfetamine non sono sempre chiari. Eppure, sono stati riscontrati casi di anomalie congenite. Tuttavia, poiché il consumo di questo tipo di droghe è spesso associato al tabacco e all'alcol, è difficile operare una distinzione: come si fa a sapere quale dei diversi componenti chimici determina tali anomalie, in che misura, e qual è il livello di esposizione? Anche su questo punto gli studi sono poco chiari. In assenza di dati scientifici certi, è tassativo evitare l'uso di queste sostanze. Soprattutto durante la gravidanza.

Gravidanza ed exctasy

Nel caso dell'ecstasy, sono tante le controversie. Uno studio britannico ha riscontrato malformazioni congenite nelle consumatrici di questo tipo di droga, soprattutto a livello degli arti o del cuore. Tenuto conto delle potenziali complicanze causate dal consumo di droga durante la gravidanza per la madre, per il feto o per il bambino appena nato, in questo periodo è fortemente sconsigliato l'uso di sostanze illecite. Tuttavia, poiché è molto complesso gestire la dipendenza da sostanze stupefacenti, è necessario ricorrere a un aiuto medico esterno. In genere, le future mamme che fanno uso di droghe leggere o più pesanti vivono in condizioni di disagio sociale. Talvolta si tratta persino di gravidanze indesiderate. In molti casi queste donne hanno difficoltà a parlare della loro gravidanza e a dichiarare la loro dipendenza da sostanze stupefacenti al personale medico. È quindi indispensabile che si rivolgano a centri in grado di aiutarle a superare questo momento di difficoltà, limitando le conseguenze negative sulla loro salute e su quella del nascituro.

 

Véronique Chaouat

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14/01/2014

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