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Il fumo in gravidanza

Da tempo sono noti i danni del fumo a carico di polmoni e apparato respiratorio ma cosa accade se a fumare è una donna in stato interessante? Quali rischi corre il nascituro? Quali sono gli effetti di questo comportamento sulla madre e sul bambino?

Il fumo in gravidanza
© Getty Images

Il fumo in gravidanza: i dati allarmanti

Fumare fa male, questo è certo, e il numero di consumatori delle cosiddette “bionde” aumenta ogni anno nella popolazione, nonostante le molte campagne di sensibilizzazione che tentano di dissuadere le persone a smettere e a non iniziare mai. Purtroppo molti sono i ragazzi e le ragazze che per farsi accettare dal gruppo e per mostrarsi più alla moda si accendono la prima sigaretta da giovanissimi, attorno ai 15 anni d’età.

Mentre qualche decennio fa nessuno si interrogava circa i danni della nicotina sulla salute umana, oggi la medicina ha dimostrato i pericoli del fumo di sigaretta a qualsiasi età, tanto che molti malati di tumore ai polmoni (soprattutto negli Stati Uniti) hanno intrapreso le vie legali contro le multinazionali del tabacco imputate di non aver informato la popolazione del rischio di contrarre malattie gravi e incurabili (il cancro per l’appunto) ed essere quindi responsabili del loro stato di salute. Da qualche anno in Italia è obbligatorio stampare sui pacchetti di sigarette frasi informative che mettono al corrente i fumatori sui rischi cui vanno incontro, strategia che ha effettivamente abbassato la percentuale dei fumatori nel nostro paese, anche se non abbastanza. Inoltre il fumo, influendo sulla fertilità, rende più difficile il mettere al mondo dei figli: nelle donne, le possibilità di rimanere incinta se si fuma diminuiscono di circa la metà e nell’uomo le bionde diminuiscono la concentrazione di spermatozoi nel liquido seminale, generando così problemi di erezione.

La percentuale di donne che fuma è più alta rispetto a quella degli uomini: negli anni si è assistito ad una diminuzione del numero di sigaretta-addict, mentre le donne (in particolare con un grado di istruzione elevato e con un’età al di sotto dei 35 anni) sono diventate più dipendenti dal tabacco, dato allarmante se si pensa anche solo al fatto che una volta in gravidanza, più di una donna su tre continua a fumare. Queste dichiarano di diminuire il numero delle sigarette quotidiane ma di non riuscire a smettere del tutto, soprattutto a causa di uno stile di vita stressante e faticoso che non contribuisce a far placare tale dipendenza.

I danni del fumo sul feto

Il feto subisce danni importanti se la gestante fuma in gravidanza: la nicotina è una sostanza vasocostrittrice e per questo è causa di infarti e ictus. Esporre il proprio bambino a tale rischio è già di per sé gravissimo; inoltre, il monossido di carbonio generato dalla combustione della sigaretta porta all’ipossiemia, cioè ad una diminuzione dell’apporto di ossigeno nel sangue, e all’ipossia (diminuzione dell’ossigeno nei tessuti e nel cervello). Le sostanze contenute nelle sigarette sono cancerogene e possono provocare forti coliche, insufficienza respiratoria (che interessa soprattutto le piccole vie aeree), apnee notturne, allergie e asma nel bambino che ne è entrato in contatto, anche dopo il parto: il fumo passivo, in un organismo di un neonato, è altrettanto dannoso, tanto più se il piccolo è stato soggetto già nel pancione ad assorbire attraverso la placenta le sostanze nocive delle sigarette fumate dalla madre.

Ad aggravare questi disturbi ci sono anche la diminuzione del peso del feto alla nascita e dello sviluppo fisico, aumento di parti prematuri, di gravidanze extrauterine, di placenta previa, di malformazioni, di aborto, di partorire un feto morto, di alterazioni del latte materno, della morte in culla (SIDS), del numero di infezioni cui sono soggetti i neonati anche fino a qualche anno di vita, di disturbi del comportamento e della socializzazione da adulti, aggressività, iperattività, deficit cognitivi/uditivi e infine aumento delle possibilità che il bimbo diventi a sua volta un fumatore. Recentemente è stato dimostrato che fumare in gravidanza aumenta il rischio di contrarre la malattia di Legg-Perthes, disturbo degenerativo a carico della testa del femore, che conosce uno sviluppo lento e deficitario. Gli individui di sesso maschile sono i più colpiti e col tempo sono soggetti a importanti problemi di deambulazione.

Il progetto Mamme libere dal fumo

Smettere di fumare non è facile e molte donne in gravidanza non riescono a farlo nonostante conoscano i rischi cui vanno incontro; uno studio condotto all’Università di Washington ha dimostrato che il supporto delle persone care è indispensabile per superare tale ostacolo e alcune ricerche hanno affermato che se il partner collabora e sostiene la compagna nella lotta contro il fumo, ci sono molte più probabilità che le future mamme riescano ad abbandonare le sigarette.

La LILT (Lega italiana per la lotta contro i tumori) e la Federazione nazionale collegi delle ostetriche ha promosso il progetto Mamme libere dal fumo atto a sensibilizzare le donne che in gravidanza continuano a fumare, offrendogli l’aiuto necessario per dire no alle bionde. Il Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali ha finanziato quest’idea, il cui programma si struttura in incontri e gruppi di sostegno che mirano a dissuadere e ad informare le gestanti dei rischi cui vanno incontro e che mettono a repentaglio la salute e la vita dei nascituri. Per maggiori informazioni consulta il sito internet www.mammeliberedalfumo.org.

La nicotina (alcaloide che crea dipendenza), benzo[a]pirene (idrocarburo aromatico), acrilonitrile (in chimica viene classificato come monomero), amminobifenile (composto organico contenente azoto e derivato dall’ammoniaca), monossido di carbonio (noto gas tossico) sono alcune delle sostanze contenute nelle sigarette e sono decisamente nocive sia per la madre che per il bambino. uno studio inglese ha dimostrato che appena si smette di fumare si possono azzerare velocemente tutti i rischi associati alla sigaretta: non è mai troppo tardi per proteggere il futuro di tuo figlio.

Se sei incinta e vuoi smettere di fumare fatti aiutare e cerca il sostegno di chi ti circonda. La salute del tuo bambino è molto importante, così come la tua: rispettale entrambe.

Le ultime scoperte: il ritardo neurologico e i movimenti del feto

Un recente studio condotto da un gruppo di ricercatori della Durham University (UK) ha analizzato una serie di 80 ecografie 4D effettuate su 20 feti  tra 24 e 36 settimane di gestazione: 4 feti appartenevano a donne fumatrici (14 sigarette al giorno in media) e gli altri 16 a donne non fumatrici.  Nel corso di queste ecografie in 4D (la quarta dimensione è quella temporale), i ricercatori hanno scrutato migliaia di movimenti facciali nei feti e hanno notato che tutti i feti si toccano la faccia e muovono la bocca molto spesso ma che quelli di donne non fumatrici diminuiscono la frequenza dei movimenti mano a mano che il sistema nervoso (che controlla il movimento) si sviluppa.  Invece, nei feti delle mamme fumatrici questi movimenti rimangono molto frequenti, e non diminuiscono alla stessa volocità di quelli delle mamme non fumatrici.

Nell’immagine qui sotto, puoi vedere due feti alla stessa settimana di gestazione, quello nelle foto della prima sequenza appartiene a una mamma fumatrice, mentre quello della seconda a una mamma non fumatrice.

I ricercatori inglesi sono giunti alla conclusione che questa differenza si spiega con un ritardo dello sviluppo del sistema nervoso centrale provocato dal fumo, che rende il feto meno maturo neurologicamente e – assieme ad altri studi precedenti – conferma l’ipotesi di un ritardo nello sviluppo del linguaggio nei bambini le cui mamme hanno fumato in gravidanza. Inoltre, alcuni risultati aggiuntivi hanno provato che movimenti analoghi sono presenti nei feti le cui mamme soffrono di stress e depressione, ma il ritardo neurologico è maggiore quando la mamma fuma.

Aggiornato il 26/03/2015

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12/09/2011

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