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Il pericolo della droga assunta in gravidanza

Si è parlato già della tossicità di fumo di sigaretta e delle bevande alcoliche durante i nove mesi della gravidanza, il discorso si fa più serio se la futura mamma fa uso di droga o è tossicodipendente. Cosa può accadere al feto se entra in contatto con queste sostanze? C’è la possibilità di trasmettere la dipendenza al proprio figlio?

Il pericolo della droga assunta in gravidanza
© Getty Images

Stupefacenti in gravidanza: uso e abuso

Certamente, l’uso di sostanze stupefacenti durante la gravidanza ha conseguenze pericolose e spesso letali per il bambino che entra in contatto con le droghe assunte dalla madre. Inutile dire che i medici sconsigliano l’utilizzo di tali sostanze soprattutto nei nove mesi in cui lo si porta in grembo e nonostante non siano molti gli studi che hanno approfondito l’effetto delle droghe sul feto, non si possono non considerare i danni a breve e lungo termine sul nascituro. I più comuni sono simili a quelle dell’assunzione di alcool e nicotina: circonferenza del cranio e peso ridotti, ipossia, parti prematuri, aborti spontanei, attacchi cardiaci, danni e paralisi cerebrali, ictus, emorragie e morte del piccolo al momento della nascita o in culla (SIDS).

Questi effetti possono subire delle variazioni in base al tipo di droga consumata, alla quantità assunta e alla frequenza si utilizzo: ad ogni modo le differenze sono minime e rimane assolutamente sconsigliato sia l’uso che l’abuso di tali sostanze.

Marijuana, cocaina ed eroina in gravidanza

Come del resto accade per la nicotina, la marijuana crea problemi di fertilità e va evitata se si ha in progetto di metter su famiglia. Se invece non si riesce a smettere di fumarla, è bene sapere che provoca sofferenza del feto, anemia, nausee seguite da vomito frequente (iperemesi) e futuri disturbi dell’attenzione. Per l’hashish è lo stesso, discostandosi di poco dagli effetti del fumo di sigaretta, in quanto sia la marijuana che la cannabis sono sostanze che vengono fumate con l’aggiunta di tabacco. 

La cocaina ha invece effetti più devastanti sul bimbo e sul suo completo sviluppo: gli oppiacei hanno la capacità di rendere sia il feto che il bambino appena nato iperattivo, elemento che porta col tempo anche problemi neurologici e della socializzazione. In seguito si sono registrati irritabilità, ictus ed emorragie cerebrali, gestosi, deficit intellettivi, difficoltà a concentrarsi e disturbi del linguaggio; gli effetti esaltanti della cocaina in un organismo adulto durano non più di un’ora (i residui vengono smaltiti in un paio di giorni attraverso l’urina), mentre in un feto possono persistere anche per una decina di giorni. Così come per l’alcool, la placenta non è in grado di filtrare questo tipo di sostanze, che rimangono così in circolo per molto, troppo tempo risultando quindi ancora più nocive.  

L’eroina è altresì pericolosa per il feto: agli effetti della cocaina vanno aggiunti indebolimento del sistema immunitario, paralisi respiratoria e ristagno del meconio. È cronaca recente il caso di una donna di Cremona che ha continuato a far uso di eroina anche durante la gravidanza. Il Tribunale non l’ha potuta condannare legalmente in quanto la legge non prevede la “somministrazione” dello stupefacente come condotta illegale. Moralmente l’opinione pubblica si è discostata da questa sentenza, condannando la donna di aver volontariamente danneggiato il proprio bambino. Esso presentava chiari sintomi da astinenza già nelle prime ore di vita; il piccolo è stato comunque dato in affidamento e attualmente le sue condizioni di salute sono buone. L’eroina provoca gli stessi danni della cocaina: aborti prematuri, morte del feto e SIDS; la differenza con le altre sostanze consiste nel fatto che l’interruzione dell’assunzione dell’eroina durante la gravidanza genera gli stessi rischi del continuare ad assumerla. In questi casi si agisce con la terapia di mantenimento a base di metadone, in grado di rendere graduale la disintossicazione e preservare la salute della madre e del bimbo, oppure di buprenorfina, che allontana più facilmente il fenomeno dell’astinenza.

Droga in gravidanza: i crack babies

Con il neologismo “crack babies” viene indicato quel fenomeno pericoloso che si sta diffondendo negli ultimi anni e che vede coinvolti bambini ancora nel grembo materno che possono definirsi tecnicamente già dei tossicodipendenti (fenomeno questo che investe sorprendentemente soprattutto i maschietti). Molti sono i casi di sintomi da astinenza riscontrati in neonati le cui madri hanno fatto uso di cocaina ed eroina in gravidanza; bisogna fare attenzione anche nella fase dell’allattamento perché le sostanze stupefacenti possono essere trasmesse attraverso il latte materno e possono provocare danni seri persino in questa fase della vita di tuo figlio. Irritabilità, tremori, spasmi e rigidità muscolare sono i sintomi più evidenti dell’astinenza che hanno colpito i bimbi esposti a droghe durante la gravidanza; normalmente scompaiono col tempo ma i danni psico-fisici cui sono associati permangono per tutta la vita.

L’ecografia può essere d’aiuto per sapere se il tuo bambino presenta delle malformazioni evidenti prima che venga alla luce, anche se ovviamente non è in grado di svelare cosa accade a livello cerebrale: la gravidanza può servire da stimolo per tutte quelle donne tossicodipendenti che hanno intenzione di dire no alla droga.

La salute del proprio bambino dovrebbe costituire una priorità e ci auguriamo che queste donne cerchino sostegno psicologico e medico per riuscire ad uscire dal tunnel della tossicodipendenza al più presto e mettere al mondo bambini in buona salute.

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14/09/2011

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