Interruzione volontaria della gravidanza
Ogni donna ha la possibilità di scegliere se portare a termine o meno una gravidanza. A prescindere dalle opinioni personali, etiche o religiose a ciascuno deve essere garantito il diritto di poter decidere in maniera autonoma per la propria situazione.
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Le procedure italiane in materia di IVG (interruzione volontaria di gravidanza) si rifanno alla Legge 194 del 1978, entrata in vigore dopo decenni di battaglie politiche che hanno coinvolto tutto il paese.
Le norme principali che regolamentano gli aborti sono quattro:
- L'aborto può avvenire soltanto entro 90 giorni dal concepimento, oltre tale data non è più possibile effettuarlo
- L'aborto dopo i primi 90 giorni di gestazione è possibile sono se sussistono gravi patologie fisiche o psicologiche che devono essere certificate dal medico curante
- Le minorenni possono abortire soltanto con il consenso di entrambi i genitori o di un giudice tutelare
- Ad ogni medico viene garantita la possibilità di avvalersi dell'obiezione di coscienza e può rifiutarsi di eseguire interventi atti ad interrompere le gravidanze
I tempi per ricorrere all'IVG
Il limite massimo per poter ricorrere alla IVG è di 90 giorni dall'inizio della gravidanza ossia dal primo giorno dell'ultima mestruazione. Occorre fare molta attenzione alle date in quanto solitamente ci si accorge di essere incinta quando sono già trascorsi 35-40 giorni.
Per legge inoltre, una volta fatta richiesta di intervento, devono passare altri 7 giorni “di riflessione” prima dell'IVG.
Oltre la 12ma settimana di gestazione l'aborto è possibile soltanto in presenza di gravi patologie del feto come anomalie o malformazioni tali da rendere problematica la vita del bambino o della madre.
Per avere informazioni su questo tipo di intervento occorre parlarne con il proprio medico e farsi accompagnare da lui passo passo.
A chi rivolgersi
La prima cosa da fare, se si decide di ricorrere all'IVG, è quella di recarsi dal proprio ginecologo che sarà in grado di fornirvi tutte le informazioni che vi occorrono.
Per procedere con l'intervento è necessario un certificato redatto dal medico in cui si richiede appunto una interruzione della gravidanza.
Se il vostro medico è un obiettore di coscienza può rifiutarsi di fornirvi il documento, in questo caso potete recarvi presso uno dei consultori familiari pubblici della vostra città oppure presso un qualsiasi altro medico non obiettore. Il medico che accetterà di rilasciare il certificato è tenuto per legge a verificare insieme a voi i motivi che vi portano alla scelta di interrompere la gravidanza ed a darvi informazioni su soluzioni alternative. Il tutto deve essere fatto nel rispetto della vostra decisione, se così non fosse potete segnalare il medico in questione all'Usl che provvederà ad effettuare gli accertamenti del caso. Nei consultori viene sempre offerta la possibilità di effettuare un colloquio con uno psicologo ed è una vostra scelta quella di accettare o meno.
I documenti necessari
Se è il vostro ginecologo a fornirvi il certificato non avrete bisogno di nessun documento se non la normale tessera sanitaria. Se invece il medico non è un ginecologo o non è il vostro medico di famiglia, dovrete portare con voi la tessera sanitaria, un documento d'identità ed il test di gravidanza.
Il test deve essere di laboratorio, non è sufficiente lo stick che si trova nelle farmacie o nei supermercati. Prima di andare dal medico quindi recatevi presso un laboratorio di analisi ed effettuate un test di gravidanza.
Minori e stranieri
Nel caso di richiesta di IVG da parte di una minore, il medico può rilasciare il certificato in presenza dell'autorizzazione di entrambi i genitori che devono firmare il documento in sua presenza.
Se non è possibile coinvolgere i genitori in quanto contrari all'aborto o nel caso in cui non sia opportuno informarli, occorre rivolgersi ad un consultorio pubblico. Il medico del centro inoltrerà una relazione al giudice tutelare in cui riporterà anche la sua opinione. Entro 5 giorni il giudice richiederà un colloquio con il minore per ascoltare le sue ragioni e deciderà se autorizzare o meno la pratica. In ogni caso nessuno ha l'obbligo di informare i genitori di quanto sta accadendo.
Le donne straniere possono ricorrere all'IVG anche se non sono in possesso del permesso di soggiorno, nessun medico potrà infatti segnalarle alla polizia.
Per richiedere l'intervento è necessario rivolgersi ad un consultorio oppure presso lo stesso ospedale, anche senza la tessera sanitaria.
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