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Dopo il parto per quanto tempo posso rimanere a casa?

Molte donne, dopo il parto, pensano a quanto tempo dovranno rimanere a casa senza poter lavorare. Ecco cosa dice la legge italiana in merito.

Rimanere a casa dopo il parto
© Getty Images

Secondo la legge è vietato far lavorare le occupate in gravidanza nei due mesi precedenti la data presunta del parto e nei tre mesi successivi al parto. Il divieto è anticipato a tre mesi dalla data presunta del parto quando le lavoratrici sono occupate in lavori che vengono ritenuti gravosi o pregiudizievoli. Può inoltre essere disposta la proibizione dal lavoro delle lavoratrici in stato di gravidanza anche in un momento precedente nei seguenti casi:

  • nel caso di gravi complicanze della gravidanza o di preesistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza
  • quando le condizioni di lavoro o ambientali siano ritenute pregiudizievoli alla salute della donna e del bambino
  • quando la lavoratrice non possa essere spostata ad altre mansioni, non pregiudizievoli.

In presenza di certificazione medica che attesti che la prosecuzione dell’attività lavorativa anche nel corso dell’ottavo mese di gravidanza non comporti pericoli per la salute della gestante e del nascituro, le lavoratrici possono posticipare la decorrenza del periodo di astensione obbligatoria, scegliendo di astenersi dal lavoro a partire dal mese precedente la data presunta del parto e nei quattro mesi successivi al parto. Ricordati di presentare, entro trenta giorni, il certificato di nascita del figlio, ovvero la dichiarazione sostitutiva. Per tutto il periodo del congedo per maternità, hai diritto ad una indennità giornaliera pari all’80% della retribuzione. Molti contratti collettivi pongono a carico del datore di lavoro il pagamento del restante 20%.

Altri casi

L’indennità di maternità è dovuta anche in caso di:

  • cessazione dell'attività dell'azienda in cui lavori
  • ultimazione della prestazione per la quale sei stata assunta
  • risoluzione del rapporto di lavoro per la scadenza del termine

Le lavoratrici gestanti che si trovino, all'inizio del periodo di congedo di maternità, sospese, assenti dal lavoro senza retribuzione o disoccupate, sono ammesse al recepimento dell'indennità giornaliera di maternità purché tra l'inizio della sospensione, dell'assenza o della disoccupazione e quello di detto periodo non siano decorsi più di sessanta giorni, per il calcolo dei quali non si tiene conto di:

  • assenze per malattia o infortunio sul lavoro
  • congedi per precedente maternità
  • periodi di mancata prestazione lavativa prevista dal contratto di lavoro a tempo parziale di tipo verticale

Qualora invece il periodo di congedo di maternità ha inizio dopo che siano trascorsi sessanta giorni dalla risoluzione del rapporto di lavoro:

  • se ti trovi disoccupata e con diritto al godimento dell’indennità di disoccupazione, hai diritto all’indennità giornaliera di maternità, anziché all’indennità ordinaria di disoccupazione
  • se non sei titolare di diritto al godimento di indennità di disoccupazione, hai diritto all’indennità giornaliera di maternità purché al momento dell'inizio del congedo di maternità non siano trascorsi più di centottanta giorni dalla data di risoluzione del rapporto e, nel biennio che precede il suddetto periodo, risultino a tuo favore, ventisei contributi settimanali
  • se la ti trovi sospesa e in godimento del trattamento di integrazione salariale a carico della Cassa integrazione Guadagni, hai diritto all’indennità giornaliera di maternità, anziché al trattamento integrativo

La normativa relativa al congedo di maternità si applica alle lavoratrici dipendenti. Alle libere professioniste, iscritte a una cassa di previdenza e assistenza, è corrisposta un'indennità di maternità in misura pari all'80% di cinque dodicesimi del reddito percepito e denunciato ai fini fiscali dalla libera professionista nel secondo anno precedente a quello della domanda per i due mesi antecedenti la data del parto e i tre mesi successivi. L'indennità e' corrisposta, indipendentemente dall'effettiva astensione dall'attività, dalla competente cassa di previdenza e assistenza, a seguito di apposita domanda presentata dall'interessata a partire dal compimento del sesto mese di gravidanza.

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19/01/2015

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