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La depressione post-partum

Diventare mamma è l’esperienza più sensazionale della vita, almeno così dicono. Ma se dopo il parto ci si sente tristi e infelici a cosa lo dobbiamo? Il miracolo della vita è davvero in grado di farci stare male? La depressione post-partum è un male che si sta diffondendo sempre di più nei paesi occidentali, leggi su Doctissimo le cause e come evitare che diventi un problema serio.

La depressione post-partum
© Getty Images

Baby blues: che cos’è?

Sbalzi d’umore, pianto, poco interesse nei confronti di quello che ci circonda, compreso il tuo bambino, insonnia, apatia e inappetenza: se ti riconosci in questi sintomi probabilmente sei affetta dalla depressione post-partum, un disturbo dell’umore che colpisce una donna su cinque nel periodo immediatamente successivo al parto. Uno dei segnali più evidenti è la paura di fare del male al bambino, che si lega in modo inversamente proporzionale al senso di disinteresse nei suoi confronti, che spesso (ed erroneamente) è identificato con il rifiuto di questo nuovo componente della famiglia.

Le tre fasi della depressione post-partum

Nelle prime settimane dopo la nascita è normale sentirsi tristi, stanche ed avere crisi di pianto frequenti ma può trattarsi di un malessere passeggero: in questo caso si parla di baby blues, che scompare nel giro di un paio di settimane e che non sfocia necessariamente in un malessere più profondo. Presenta gli stessi sintomi di una depressione ma ovviamente sono molto più lievi, colpendo però anche il 70% delle neo mamme le quali grazie alle cure e alle attenzioni di familiari e amici riescono facilmente a superarlo.
Qualora il baby blues arrivasse ad essere più importante, ci troviamo davanti a quella che viene chiamata depressione post-partum, dovuta principalmente ad un’alterazione del livello degli ormoni femminili più importanti, il progesterone e gli estrogeni. Anche l’aspetto psicologico influenza la comparsa di questo tipo di depressione: molte neo mamme subiscono gli effetti del dare alla luce un bambino, ovvero cambiamenti dell’aspetto fisico, la consapevolezza di un cambio di ritmi di vita e del loro ruolo all’interno della società in cui vivono, nonché l’assunzione di nuove e importanti responsabilità nei confronti del nuovo arrivato. Come detto, colpisce una donna su cinque ma la percentuale sale se questa è stata affetta dalla medesima depressione dopo un precedente parto o se è già vittima di qualche forma di disturbo mentale.
Se questo stato perdura nel tempo, da qualche mese ad un anno, si parla allora di psicosi post-partum, la fase più critica del periodo che segue la nascita: si interviene in questo caso con la somministrazione di anti-depressivi, in concomitanza di un aiuto psicologico, sino alla completa guarigione della neo mamma, ovviamente auspicabile e possibile. La cronaca ci ha mostrato come alcune mamme, le quali spesso non si rendevano conto di essere malate, hanno agito in modo estremo nei confronti del loro bambino: allucinazioni, suicidio e infanticidio sono le conseguenze più gravi di questa psicosi, da non confondere con malvagità o pazzia. Gli esperti spiegano questi comportamenti come atti estremi d’amore nei confronti del proprio bambino: spieghiamoci meglio. Una mamma depressa che vede la vita e il mondo che la circonda in modo negativo e in stadi di profonda agitazione e ansia non può far altro che tentare di risparmiare al piccolo una sofferenza che lo accompagnerà per tutta la sua vita. Nonostante sia assolutamente disturbata, agisce però per il bene del bambino, ritenendo che la soluzione migliore sia ucciderlo e, spesso, uccidersi. È evidente che arrivati a questa fase il sostegno medico, psicologico e farmacologico risulti essere assolutamente necessario, per cercare di prevenire o evitare conseguenze di questa gravità.

Come evitare la comparsa del baby blues

La tranquillità e una vita sana sono strategie per cercare di sfuggire a questo disturbo: il partner dovrà impegnarsi a stare vicino alla propria compagna e aiutarla a gestire le nuove mansioni all’interno della casa e della vita a tre. Il sostegno di amiche e parenti è importante ma è bene limitarne le visite nei primi periodi perché potresti sentire il peso  del cambiamento in modo troppo repentino.
Confrontati con donne che hanno vissuto o stanno vivendo la stessa tua situazione perché potresti trarre beneficio dalle esperienze altrui e capire come non cadere nel vortice depressivo fatto di ansie e paure. Soprattutto, cerca di mantenere un legame stabile e amorevole con il tuo bambino perché è fondamentale nelle prime fasi della crescita che lui ti senta vicino.
Cerca di tenere i piedi per terra e relativizza il nuovo assetto della tua vita. Non sei né la prima né l’ultima donna che ha vissuto l’esperienza del parto e comprendere di non essere sola può aiutarti a vivere in modo più sereno questa esperienza che arricchirà la tua vita e quella del tuo compagno.

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01/07/2011

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