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Baby-clash: La crisi dopo la nascita di un figlio

Mito o realtà, sempre più coppie si separano con l’arrivo del bambino. Alcuni psicologi parlano infatti di Baby-clash per evocare il fenomeno… Ma un bambino può realmente mettere in pericolo la coppia? Vediamo insieme le possibili funeste conseguenze del felice evento…

Il Baby-clash
© Getty Images

I numeri del baby-clash

Diventare genitori non è di certo riposante. Le abituali serate a lume di candela possono diventare infernali: le levatacce ogni notte, le conversazioni interrotte da pianti e crisi, il letto che da nido d'amore diventa il punto di ritrovo della famiglia al completo... Al punto che questi sconvolgimenti possono mettere in serio pericolo la coppia! Certo se si analizzano le statistiche, occorre relativizzare. Esistono effettivamente sempre più famiglie monoparentali (+74% tra il 1995 e il 2005[1]) ma la separazione avviene più spesso quando i figli sono grandi. Tuttavia, circa il 10% dei figli di meno di due anni vivono con un solo genitore2.

Ma è comunque difficile parlare di baby-clash. Poiché un gran numero di questi bambini non hanno neanche vissuto la separazione dei loro genitori: secondo i numeri della Direzione generale per gli studi, la statistica e i sistemi informativi francese 3 il 7,4% delle donne sono sole al momento della nascita dei propri figli (sia che abbiano fatto un figlio da sole, sia che si siano separate durante la gravidanza). Ma per il Dr Bernard Geberowicz, co-autore del libro "il Baby-clash", questo fenomeno è reale: "dal 20 al 25% delle coppie si separano nei primi mesi dopo la nascita del bebé. E questa cifra è in crescita continua".

Un equilibrio fragile

Una nascita è sempre un momento di gioia e, in quanto tale, dovrebbe avvicinare i congiunti, ma allora, quali possono essere le cause di una separazione dopo il lieto evento? Come sottolinea Bernard Geberowicz, "l'arrivo del bambino provoca una crisi, modifica l'equilibrio della coppia. Ma questo non implica necessariamente una separazione. Al contrario, il cambiamento può rivelarsi positivo...".

Tuttavia, il bambino può anche agire come catalizzatore, rivelando o aggravando problemi già esistenti. D'altronde, l'idea di fare un figlio per risaldare la coppia è quasi sempre un'iniziativa destinata al fallimento... Conviene prima risolvere i problemi!

Una questione di età

Per il dottor Geberowicz, un altro fattore è all'origine del baby-clash: fare figli sempre più tardi. Dato che, oggi, l'età media della prima gravidanza in Italia è di trent'anni: "I genitori, e in particolare le donne, hanno più responsabilità e impegni da gestire con l'età, tanto a livello professionale, che sociale e personale". L'arrivo del bambino avviene tra tutte queste priorità. Le tensioni rischiano così di essere più forti. "E oggi, non appena appare una difficoltà nella coppia, si pensa più facilmente ad una separazione come soluzione", sottolinea il Dottor Geberowicz.

Gestire la crisi

Ma quindi, come essere sicuri che l'arrivo del bambino non rimetta in discussione la coppia? "Non bisogna pensare che l'arrivo del bambino non cambierà nulla! Il suo arrivo modificherà certamente l'equilibrio, è normale. Il punto è saperlo e prepararsi" avverte il Dottor Geberowicz. E' chiaro che quando il bambino arriva, diventa il centro dell’universo! Bisogna ammettere che all'inizio la vita di coppia sarà un pò dura. Ma non bisogna lottare contro questo dato di fatto, basta accettare di limitare il tempo dedicato alla coppia, e imparare a crescere.

Come sottolinea il dottor Geberowicz, "i problemi possono esistere se i due coniugi non sono sulla stessa lunghezza d'onda, se uno ha l'impressione che l'altro si occupi più del piccolo e si sente trascurato. In questo caso, non bisogna esitare e parlarne con il partner. Il dialogo è essenziale.

E se, malgrado tutte queste precauzioni, la coppia si separa, attenzione a non far ricadere la colpa sul bambino! In diversi casi di rottura infatti, il bambino è la prima vittima: al centro dei conflitti, subisce i tira e molla dei genitori. Il rischio è che possa sentirsi responsabile del conflitto. Certo, non bisogna dirgli, "Non è colpa tua", anzi, è il modo migliore di mettergli in testa questa idea. E' preferibile esporgli semplicemente la situazione e rispondere alle sue domande" sottolinea il Dr Geberowicz.

Alain Sousa

1- http://www.repubblica.it/2007/06/sezioni/cronaca/istat-divorzio/istat-divorzio/istat-divorzio.html

2- Cartella stampa della Caisse d’Allocation Familiale n° 54, marzo 2004.

3- Etudes et Résultats n°389, aprile 2005

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09/05/2012
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