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Autoipnosi, partorire tra i sogni

L'autoipnosi è una tecnica usata nel travaglio da circa 60 anni ma solo oggi se ne inizia a parlare in maniera globale. La prima applicazione in ostetricia di questo metodo in Italia risale alla fine degli anni '50. Cerchiamo di capire nel dettaglio come funziona questa tecnica.

Autoipnosi, partorire tra i sogni
© Thinkstock

La sola parola “autoipnosi” può trarre in inganno moltissime persone perché immediatamente si è portati a pensare ad uno stato di trance dal quale potrebbe essere difficile uscire in un momento delicato come il parto.
In realtà questa tecnica è molto meno invasiva ed aiuta le partorienti ad affrontare il travaglio con maggiore distacco e serenità senza renderle incoscienti di quello che succede attorno a loro.
Non viene annullato il dolore fisico ma soltanto la sofferenza percepita tramite una produzione maggiore di endorfine.
Si tratta quindi di un processo psicologico ma anche biochimico e quindi scientificamente attendibile.

Come funziona?

L'autoipnosi non è altro che un training autogeno di rilassamento e focalizzazione molto intenso. E' un processo tramite il quale proviamo ad attivare come emisfero principale del cervello la parte destra ovvero quella dell'inconscio, che si attiva durante il sonno.
Solitamente noi utilizziamo quasi esclusivamente l'emisfero sinistro del cervello, quello che controlla le attività razionali. Ecco perché riuscire a sviluppare l'altra parte diventa fondamentale non solo in vista del parto ma anche nella vita di tutti i giorni.
L'ansia durante il travaglio aumenta del 50% ( a volte anche del 70) la percezione del dolore, si tratta quindi di una componente psichica molto rilevante.
Si tratta quindi di riuscire a partorire “tra i sogni” e per ottenere tutto questo occorre seguire una accurata preparazione con l'aiuto di uno psicologo esperto. Solitamente occorrono circa 10 sedute nel corso della gravidanza per riuscire ad entrare in questo stato di veglia (simile appunto al momento prima di addormentarsi).
Con le contrazioni la donna tende ad irrigidirsi e contrarre i muscoli allungando così i tempi del travaglio. Tramite l'autoipnosi invece, anche durante la contrazione, è possibile riuscire a rimanere rilassate lasciando che il proprio corpo segua il ritmo naturale del parto senza ostacolarlo.
Se la preparazione psicologica al parto avviene in maniera corretta è possibile, nei momenti di maggior dolore fisico, riuscire ad estraniarsi dal proprio corpo riuscendo a separare la propria componente razionale da quella irrazionale.
E' come se ci fossero due persone all'interno del proprio corpo che insieme si aiutano per affrontare al meglio il travaglio.
Grazie a questa tecnica il travaglio sembrerà più corto perché verrà percepito solo il momento del picco della singola contrazione riuscendo a rilassarsi completamente tra l'una e l'altra.

Un aiuto contro la depressione post-parto?

Altro dato interessante, ma non confermato scientificamente al momento, è il fatto che con questa tecnica auto-ipnotica si ridurrebbero i rischi di soffrire di depressione post parto. Avendo un bel ricordo del travaglio l'attaccamento al bambino diventa più naturale e sereno e questo potrebbe influire positivamente sullo stato psicologico della neo-mamma.
Già nel 2005 un team di ricercatori australiani aveva dimostrato l'efficacia di questa tecnica e quest'anno in Inghilterra è stata avviata una sperimentazione per raccogliere numeri certi su questo tipo di pratica durante in travaglio.
I dati fin qui raccolti sono incoraggianti e dimostrerebbero l'efficacia di questo metodo.
Anche se l'autoipnosi non viene ancora praticata nei nostri ospedali, in quasi tutti i corsi pre-parto vengono fornite alcune tecniche di rilassamento e respiro molto simili a quelle che conducono all'autoipnosi. Segno che sono moltissimi i medici e le ostetriche che credono nel potere della mente di aumentare o diminuire il dolore percepito.
Informarsi su queste tecniche è semplicissimo, basta contattare il proprio psicologo di fiducia o farsene consigliare uno dagli amici e chiedere tutte le informazioni del caso per poter valutare se possa essere un percorso adatto alle proprie esigenze.
Perché partorire con dolore quando è possibile farlo senza?

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07/03/2011

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