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L'epidurale: l'iniezione antidolore

Porre fine alla terribile maledizione della Genesi "Tu partorirai con dolore": ecco cosa offre oggi l’anestesia epidurale. Oltre ai benefici psicologici, questa tecnica risponde alla necessità di contrastare non solo il dolore della madre ma anche la sofferenza fetale. Questa procedura medica è attuata sempre più diffusamente in paesi come la Francia e la Gran Bretagna (il servizio è offerto dal 70% degli ospedali), mentre in Italia è ancora poco diffusa anche se sempre più richiesta; come ogni altra procedura medica, presenta ovviamente benefici e rischi.

L’epidurale
© Getty Images

In cosa consiste?

Lo scopo di questa procedura è la riduzione o la soppressione dei dolori del parto. In alcuni casi può anche facilitarne lo svolgimento. La soppressione dei dolori apporta benefici dal punto di vista psicologico e della diminuzione dell’affaticamento della mamma.

L’epidurale viene eseguita da un medico anestesista rianimatore e ha lo scopo di bloccare la trasmissione degli impulsi dolorosi provenienti dalle radici nervose e causati dalla contrazione dell’utero e dalla progressione del bambino.

La tecnica viene eseguita con tecnica sterile e consiste nell’inserimento di un catetere all’interno dello spazio epidurale. In primo luogo va individuato lo spazio intervertebrale più adatto: è per questo che il medico esamina la schiena della paziente, distesa su un fianco o seduta. Dopo un’accurata disinfezione e un’anestesia locale della pelle e del derma dell’area individuata, lo specialista inserisce un ago tra due vertebre: è quindi molto importante che la paziente resti immobile mentre il medico guida manualmente l’ago. Quando viene raggiunto lo spazio epidurale, il catetere viene inserito nell’ago. Quest’operazione può essere accompagnata da una sensazione di piccole scosse elettriche, che però sono di breve durata. In seguito il medico rimuove l’ago lasciando il catetere in sede. Il prodotto anestetico locale è quindi iniettato attraverso il catetere, controllando la pressione arteriosa e il ritmo cardiaco; l’azione del farmaco si manifesta in genere nell’arco di 10-15 minuti.

La durata totale della procedura dipende dall’abilità manuale dell’anestesista, dal grado di cooperazione della paziente e, in alcuni casi, da fattori anatomici (scoliosi, obesità…).  

Quando utilizzare l’epidurale?

L’utilizzo dell’epidurale permette una riduzione della stanchezza della madre, un miglior controllo delle funzioni vitali e un recupero più rapido dopo il parto; contrariamente ad altre procedure anestetiche, inoltre, non compromette la lucidità della madre, riduce le contrazioni e induce un migliore rilassamento dell’utero tra una contrazione e l’altra.

È quindi considerata come irrinunciabile per tutte le donne che giudicano insopportabili i dolori del parto. È necessario che la paziente si sottoponga ad una visita con il medico anestesista e ad un’analisi del sangue nelle settimane che precedono il parto, per accertarsi che le sue condizioni di salute non rendano sconsigliabile il ricorso all’epidurale. 

Quest’anestesia è particolarmente indicata nei casi di gravidanza difficile, ad esempio se il feto si presenta in posizione posteriore, ovvero con la schiena contro la schiena della madre, e può quindi causare forti dolori che, se prolungati, possono provocare un consumo eccessivo di ossigeno dovuto allo stress e quindi una diminuzione dell’apporto di ossigeno al feto.

In caso di ipertensione o di certe malattie cardiache, o ancora di epilessia, l’epidurale permette di evitare le variazioni di pressione o l’insorgenza di un attacco cardiaco durante il parto.

Se il dolore eccessivo tende a prolungarsi, può risultare necessario un parto cesareo: in questo caso è possibile ricorrere all’epidurale come metodo di anestesia, poiché offre il vantaggio di essere meno aggressiva rispetto agli analgesici intravenosi, che possono provocare dei rischi di rallentamento del ritmo cardiaco e respiratorio; esercita quindi una potenziale azione preventiva, facendo sì che il parto non si svolga in condizioni di urgenza.

Il ricorso all’epidurale avviene ovviamente su richiesta della paziente. Ma quando si deve richiedere un’epidurale? Non esiste un vero e proprio momento ideale. Va praticata all’inizio del travaglio o bisogna attendere che i dolori diventino insopportabili, in condizioni di urgenza, sapendo che l’effetto anestetico si produce solo 10-15 minuti dopo l’iniezione? Se il parto è prossimo, l’équipe medica giudicherà l’opportunità di effettuare un’epidurale.

Il ricorso a questa tecnica necessita la presenza, al momento del parto, di un équipe completa che comprenda come minimo lo specialista in ostetricia e ginecologia, l’ostetrica e l’anestesista. Una recente ricerca ha messo in luce la carenza di medici anestesisti presso alcune strutture ospedaliere, con la conseguenza che troppo spesso l’epidurale risulta condizionata dalla disponibilità di un esiguo numero di medici.

Quali sono le controindicazioni e gli inconvenienti?

Come per ogni altra procedura medica, esistono delle  controindicazioni e dei rischi di eventi avversi o complicazioni, che però vengono ridotti al minimo dall’esperienza del medico anestesista.

In primo luogo, l’epidurale non è efficace nel 100% dei casi. Una stessa dose di anestetico può produrre effetti che variano da una paziente all’altra.

In alcuni rasi casi, lo spazio epidurale risulta diviso da una sottile membrana, e quindi l’iniezione farà effetto solo da un lato: potrebbe quindi essere necessario eseguire due iniezioni.

Un’infezione cutanea nella zona in cui praticare l’iniezione, come ad esempio una piaga trascurata, un antrace cutaneo, un ascesso o febbre superiore ai 38° impediscono il ricorso all’epidurale.

Anche i problemi di coagulazione possono causare ematomi la cui gravità rende impossibile applicare questa forma di anestesia.

Analogamente, in presenza di malattie neurologiche è necessario effettuare un’attenta analisi per evidenziare eventuali controindicazioni.

Le malformazioni della colonna vertebrale (scoliosi) e le ernie del disco non rappresentano necessariamente delle controindicazioni, ma devono essere segnalate affinché vengano prese particolari misure precauzionali al momento della sistemazione della paziente sul lettino e della realizzazione della procedura.

Vanno inoltre ricordati i possibili eventi avversi: l’epidurale può causare dei mal di testa passeggeri dopo il parto, in particolare se durante l’operazione è avvenuto il passaggio del catetere nello spazio rachideo.

Se le dosi di farmaci anestetici sono troppo elevate, può verificarsi una riduzione della sensibilità, con la conseguenza che la paziente avverte meno la necessità di spingere al momento dell’espulsione del bambino. In considerazione di quest’eventualità, è consigliabile che la paziente si sottoponga a delle sedute di preparazione al parto. Oltre ad impedire alla futura mamma di vivere pienamente il momento del parto, la mancanza di sensibilità può rendere necessario il ricorso a un forcipe o ad una ventosa.  

Alcune donne che hanno fatto ricorso a questa tecnica hanno riferito la persistenza di episodi di mal di schiena, ma si tratta di casi rari.

Esistono tuttavia complicazioni più gravi: convulsioni, arresto cardiaco o perdita della sensibilità, ma si tratta di fenomeni eccezionali.

Esistono tecniche alternative all’epidurale:

  • la rachianestesia, un’altra tecnica che rende insensibile la parte inferiore del corpo. Anche in questo caso viene praticata un’iniezione tra due vertebre lombari, ma più specificamente all’interno delle meningi del midollo spinale. Benché sia più facile da realizzare ed agisca più rapidamente, è una procedura ancora poco utilizzata poiché presenta un maggiore rischio di crisi ipotensive e malesseri (mal di testa, vertigini…);
  • L’anestesia locale, eseguita per mezzo di un’iniezione in corrispondenza dei muscoli del perineo, che permette di effettuare operazioni in questa sede (episiotomia, ricorso al forcipe…), ma non allevia i dolori causati dalle contrazioni uterine;;
  • l’anestesia totale, ormai utilizzata solo in caso di controindicazioni all’epidurale o in una situazione di emergenza in cui è necessario che l’anestesia agisca rapidamente. È utilizzata molto raramente poiché non permette alla donna di assistere al parto.

David Bême

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12/06/2012

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