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Il dolore e i farmaci durante il parto

Il dolore durante il parto varia da donna a donna. Al di là della preparazione che ti aiuterà a respirare, a rilassarti, a darti fiducia, l'équipe medica dispone tuttavia di mezzi farmaceutici che permettono a quante lo desiderano di partorire senza dolore.

Il dolore e i farmaci durante il parto
© Getty Images

L'analgesico epidurale

L'analgesico epidurale (extradurale o extra-rachidea) è molto efficace. Il medico inizia con un'anestesia locale della zona della schiena dove verrà introdotto il trocar. L'ago verrà quindi introdotto fra la quarta e la quinta vertebra lombare, nella parte bassa della colonna vertebrale. Un cateterino (cannula) viene quindi fatto passare attraverso il trocar, che viene poi ritirato. Il cateterino rimane in posizione e servirà per tutta la durata del parto. I farmaci iniettati (bupivacaina) impregnano le radici nervose alla loro uscita dal midollo spinale, senza toccare quest'ultimo. In effetti, la dura madre non viene attraversata.

La perdita della sensibilità ha luogo nell'ordine seguente: perdita della sensibilità alla temperatura, poi al dolore, quindi al tatto e infine completa. Il recupero della sensibilità alla fine dell'anestesia avviene nell'ordine inverso. I dolori non si sentono più, ma la coscienza rimane intatta. La donna può dunque in tutta lucidità esercitare le spinte necessarie alla nascita del bambino.

Questa anestesia può anche essere utilizzata durante il parto cesareo, riducendone i rischi.

Nel 1998, il 62,6% dei parti si è svolto con epidurale. Le controindicazioni sono rare: allergia ai prodotti anestetici, deformazioni pronunciate della colonna vertebrale, febbre, disturbi della coagulazione. Rimborsata totalmente sulla base di una tariffa convenzionale, in alcuni istituti privati l'epidurale può essere soggetta a supplementi non rimborsabili.

Gli analgesici

Sono prodotti che combattono il dolore. Derivati dell'oppio, fra cui la morfina, sono attualmente poco utilizzati. Gli antispasmodici sono più correntemente usati. La loro efficacia è reale e sono innocui per il feto. Lungi dall'arrestare il travaglio, ne favoriscono il progresso e la regolarità, attenuandone i dolori.

Nei parti ben monitorati, ad essi si associa sempre l'apertura artificiale delle membrane e l'utilizzo di ocitocine in infusione che regolano la contrazione uterina.

L'anestesia generale

Dall'anestesia "della regina" al cloroformio, altri metodi di anestesia hanno visto la luce. Il gas (tricloroetilene, protossido d'azoto unito ad aria o ossigeno, ciclopropano) o gli anestetici non volatili introdotti per via venosa (pentotal) hanno ciascuno avuto i loro momenti di gloria e l'anestesia generale durante il parto era divenuta alcuni anni fa una procedura di routine soprattutto negli Stati Uniti.

Questo tipo di anestesia ha degli inconvenienti. I pericoli aumentano in proporzione alla durata e all’intensità dell'anestesia. I rischi sono maggiori se il parto è prematuro, o se il feto presenta segni di sofferenza. Con l'addormentamento, lo sforzo del periodo di espulsione viene impedito. La donna addormentata spinge male e spesso è necessaria l'applicazione del forcipe.

L'anestesia generale richiede un controllo continuo, che può essere intrapreso solo in un momento avanzato del travaglio.

Dott. Lyonel Rossant

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08/08/2012
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