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La terapia della mamma canguro

Viene dalla Colombia e si chiama terapia del canguro o della mamma canguro. Molto diffusa, permette ai bambini prematuri di stabilire un rapporto intimo con la madre in modo tale da facilitarne lo sviluppo nei casi di parti pre termine, prendendo ispirazione dai gesti dei conosciuti marsupiali. In cosa consiste? È davvero efficace?

La canguro terapia per i bimbi prematuri
© Getty Images

Le origini della terapia della mamma canguro

Fino a un trentennio fa, i professionisti della salute si limitavano ad applicare alla lettera le terapie cliniche necessarie in caso di parti prematuri e di patologie ad esso legate: l’importanza del contatto del piccolo con i genitori (soprattutto con la madre) fu a lungo trascurato in nome della prassi medica. Attorno agli anni Ottanta, in Occidente, fu rivalutato tale legame che mostra evidenti margini di efficacia sia nel breve che nel lungo termine, ispirandosi ad un evento antecedente avvenuto a Bogotà, in Colombia. In questo paese il tasso di parti prematuri e le successive complicazioni legate a questi, diedero origine all’aumento della mortalità dei bambini nei primi mesi di vita. Nell’ospedale di San Juan de Dios, l’équipe dei medici di neonatologia (guidati dai Dott. Hector Martinez ed Edgar Rey) ideò una tecnica molto semplice ed economica che prevedeva il contatto diretto tra mamma e bambino, posto in braccio al genitore in posizione fetale, in modo tale da simulare la funzionalità di un’incubatrice, poco diffusa e piuttosto dispendiosa per applicarla a tutti i nati pre termine in Colombia. Nacque così quella che oggi chiamiamo Kangaroo Mother Care – KMC, famosa anche in Europa e nel nostro paese per la sua efficacia: oltre alle morti in culla, la KMC allontana il rischio di polmoniti, pianti disperati, apnee e disfunzioni in genere migliorando circolazione, respirazione e controllo dell’equilibrio termico del corpo del neonato.

L’importanza del legame primordiale madre/figlio

Aldilà dell’assimilazione della figura della madre a quella di un’incubatrice, il paragone con il canguro è calzante: questo animale possiede una tasca chiamata marsupio in cui i piccoli vengono riposti sia quotidianamente durante gli spostamenti, sia alla nascita. Al suo interno, il cucciolo di canguro trova la protezione e le condizioni necessarie ad un corretto sviluppo psicofisico, che lo faranno divenire un adulto in salute e attivo. La terapia del canguro simula il contatto diretto e profondo tra i genitori e il cucciolo di uomo, che sente il calore fisico e umano dei suoi genitori. Come accennato, uno dei problemi maggiori riscontrabili in un bambino prematuro è la scarsa capacità di mantenere costante la temperatura corporea: in seguito alle analisi condotte sulla reale efficacia della terapia, si è dimostrato che se la temperatura del bambino scende per qualsiasi motivo, quella del genitore che lo tiene stretto a sé sale per compensazione. Affinché si possa parlare di KMC, è necessario che il piccolo sia posto sul petto nudo di uno dei genitori.

La terapia del canguro poggia su basi mediche scientifiche?

Sì. I medici di tutto il mondo si sono interrogati su quale fosse il motivo per cui la terapia del canguro fosse così efficace e portasse risultati così importanti: in primis, è l’istinto a guidare questo fenomeno naturale che coinvolge anche le teorie sociologiche ed evolutive. Le scienze umane definiscono l’instaurarsi di una relazione interpersonale tra le persone con il termine di bonding: nel caso della terapia del canguro, si parla di bonding materno o paterno. Questo processo genera sentimenti di affezione e attaccamento tra individui dello stesso nucleo familiare e possiede origini molto antiche; la scienza medica spiega come il bonding stimoli la produzione di un ormone chiamato ossitocina, i cui livelli sono alle stelle durante la gravidanza e l’allattamento, responsabile dello scatenarsi dell’istinto materno/paterno (legato a sua volta dall’istinto di conservazione della specie). Questo ormone, insieme con la vasopressina, stimola il sistema parasimpatico a migliorare sia l’umore che la resistenza allo stress, inducendo il genitore a sentire l’impulso naturale che lo porta ad occuparsi della prole e il piccolo a sentirsi protetto dalle cure amorevoli ricevute. Entrambi troveranno giovamento e piacere, producendo, a livello chimico, un neurotrasmettitore chiamato dopamina, noto per i suoi effetti positivi sul senso di appagamento e benessere generale.

Il metodo della mamma canguro è adatto a tutti i bambini?

La KMC nacque per affiancare le terapie mediche specialistiche nel trattamento di bambini nati prematuri e quindi con un peso alla nascita inferiore al normale (meno di 2,5 kg): la terapia del canguro può essere applicata a tutti quei neonati che vengono alla luce con patologie gravi o disturbi agli apparati principali, in particolar modo quello respiratorio e circolatorio. L’impegno, se così si può definire, del genitore che si presta a fare da incubatrice è minimo. Sono necessarie poche ore al giorno per ottenere dei risultati visibili, anche se si parla di papà canguro: è stato dimostrato che, superate le remore sul subitaneo contatto fisico col proprio piccolo, il padre è in grado di ottenere gli stessi effetti benefici della madre su quelli che sono stati definiti kangaroo babies, bambini canguro.

La funzione di regolatore naturale di questo metodo lo elegge a miglior tecnica di interrelazione genitore-neonato in caso di deficit e disturbi vari: l’istinto naturale insito in tutti noi viene in aiuto per salvare la vita dei vostri figli, seguiamolo sempre.

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30/01/2012

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