Home  
  
  
    Il parto col forcipe
Cerca

Il parto assistito
 
Il tuo nome :
La tua mail * :
Nome del destinatario :
E-mail del destinatario * :
Messaggio :
*campo obbligatorio
Messaggio inviato

Il parto con il forcipe, che cos'è?

L'utilizzo del forcipe è sempre stato fonte di grandi dibattiti. Benché si tratti del più antico strumento ginecologico di aiuto al parto di cui si abbia conoscenza, è anche quello che ha procurato il maggior numero di complicazioni e lesioni permanenti dovute al parto.

La storia del forcipe

Il parto col forcipe
© Thinkstock

Le origini del forcipe sono molto antiche, si pensa infatti che intorno all'anno mille venisse utilizzato frequentemente da medici e levatrici dei paesi arabi.

Ufficialmente il suo inventore è il medico francese ter Chamberlen, un ugonotto scappato a Londra per sfuggire alle persecuzioni del governo francese. Nel suo modello, le due estremità erano costituite da grandi cucchiai di metallo e dovevano essere inserite ai due lati della testa del bambino. Una volta posizionati si dovevano incastrare attraverso i manici, per creare una sorta di enorme pinza. Questo forcipe venne tenuto segreto per diversi anni diventando uno strumento ad uso esclusivo della famiglia di medici dei Chamberlen. All'inizio del 1700 alcuni modelli vennero rubati e lo strumento si diffuse tra tutti i ginecologi.

I primi utilizzi

Nonostante fossero di più i bambini nati con problemi neurologici rispetto a quelli sani, il forcipe continuò ad essere utilizzato con grande frequenza.

Il fatto più incredibile è che, fino alle metà del 1800, il medico lavorava totalmente alla cieca. Era prassi comune posizionare un lenzuolo tra le spalle della partoriente ed il collo del medico in modo tale che il dottore non vedesse le parti intime della paziente.

E' facile immaginare come soltanto i più esperti potessero portare a termine con successo un parto con il forcipe ed all'epoca erano molti di più i ciarlatani dei veri medici.

Per un certo periodo, sul finire del diciannovesimo secolo, il forcipe veniva usato di pressi in tutti i parti. Invece di attendere il decorso fisiologico del travaglio, non appena il bambino scendeva lungo il canale del parto il medico praticava l'episiotomia ed inseriva il forcipe per estrarlo.

Il forcipe nella medicina moderna

Dopo la scoperta delle prime tecniche anestetiche, il forcipe venne via via abbandonato a favore del più sicuro parto cesareo. Con la creazione della ventosa il suo utilizzo si è andato ulteriormente esaurendo ed oggi, pur essendo presente come strumento nelle strutture ospedaliere, viene scarsamente utilizzato.

Ciò non accade in Francia e nei paesi di scuola ostetrica francese dove viene ancora considerato uno strumento ostetrico al pari degli altri.

In diverse università di ostetricia l'utilizzo del forcipe non viene più insegnato agli studenti ed in Giappone il suo utilizzo in sala parto è proibito dalla legge.

Il forcipe in Italia

In Italia in forcipe viene utilizzato soltanto nei casi di emergenza in cui la salute di mamma e bambino sono in pericolo imminente.

Quando ad esempio la mamma sviene e non riesce a riprendere conoscenza o il battito del feto si arresta improvvisamente. In questo caso il rischio di danni al bambino è minore con il forcipe rispetto a quello che potrebbe accadere non intervenendo. L'estrazione può essere eseguita sia dal ginecologo che dalle ostetriche ma occorre una grande esperienza per poterlo fare in sicurezza.

Come avviene un parto assistito con il forcipe

Per poter effettuare un parto con questo strumento devono sussistere diverse condizioni senza le quali è altamente sconsigliato procedere.

La dilatazione deve essere completa e le dimensioni della testa devono essere compatibili con quelle del bacino della madre. La testa del bambino deve essere in posizione corretta ovvero rivolta verso il basso e china in avanti e si deve trovare almeno a metà del canale del parto.

Il forcipe non deve essere usato sui prematuri ed in generale sui neonati di dimensioni ridotte. Un tempo si utilizzava anche nei parti podalici ma oggi fortunatamente si ricorre direttamente al cesareo.

Prima di inserire lo strumento è necessario praticare una episiotomia completa. Esistono due tecniche di estrazione: il forcipe basso ed il forcipe medio.

Il primo viene usato quando la testa del bambino è prossima all'uscita ed è molto meno pericoloso dell'altro. Il forcipe medio invece ha i manici più lunghi ed è predisposto per arrivare molto più in alto nel canale del parto.

I rischi del forcipe

Per la madre i rischi sono quelli di lesioni gravi alle pareti vaginali ed al collo dell'utero nonché il rischio di infezione a causa delle ferite aperte.

Per il bambino invece le complicazioni sono principalmente a livello neurologico con possibili emorragie cerebrali, paresi del volto (parziale o totale) e compressione della scatola cranica. Tutto questo può portare ad un grave deficit neurologico che perdurerà per tutta la vita dell'individuo

Un altro rischio è quello di frattura delle ossa del collo con conseguente paralisi totale o parziale del neonato.

Commenta
07/03/2012

Per saperne di più:


Newsletter

ciao

Test consigliato

Salute: sei pronta a diventare mamma?

Test famiglia

Salute: sei pronta a diventare mamma?

Calcola la data del parto