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Il cesareo: quando e perchè?

Durante il parto, il cesareo è indicato se si presenta un ostacolo al passaggio vaginale del bambino, quando occorre interrompere la gravidanza prima del termine o quando è a rischio la vita del bambino. Scopri le cause principali del ricorso al cesareo, oltre ad una descrizione di questo intervento chirurgico e delle sue conseguenze.

Quando e perchè fare un cesareo
© Getty Images

Quando bisogna ricorrere ad un cesareo?

Questa operazione è praticata in certe condizioni per la sicurezza della madre e del bambino. Generalmente, vi si ricorre quando non è possibile avere un parto naturale:

  • in caso di sproporzione fra le dimensioni del bacino e del bambino: se le dimensioni del bacino della madre sono insufficienti o se il bambino presenta un volume troppo notevole,
  • se il bebè si presenta in una posizione sfavorevole (presentazione di fronte o trasversale, ovvero in certi casi presentazione podalica che comporta troppe complicanze),
  • nel caso di un bambino prematuro (di peso troppo basso – ipotrofia), che soffrirebbe se partorito per le vie naturali,
  • se il collo rimane insufficientemente dilatato malgrado l'aumento delle contrazioni e l'impiego di farmaci dilatatori,
  • se la madre presenta un fibroma, una cisti ovarica o placenta previa (placenta che ricopre e blocca il passaggio del feto per le vie naturali).

Il cesareo è anche praticato quando il parto non deve essere effettuato per le vie naturali, o quando la gravidanza deve essere interrotta prima del termine, per motivi di sicurezza per il bambino o la madre:

  • in caso di emorragia materna,
  • in caso di sofferenza fetale troppo importante,
  • in caso di nascite multiple: più di due bambini,
  • se la madre è ammalata,
  • in caso di incompatibilità del fattore Rh,
  • se la madre, troppo stanca o affetta da importanti disturbi cardiovascolari, non è più in grado di portare a termine il parto e se continuare il travaglio rappresenta un pericolo per la vita del bambino.

Secondo i casi, il cesareo può essere programmato dalla fine della gravidanza oppure deciso durante il parto. Se un'anestesia per via epidurale è già amministrata alla paziente, non sarà necessario alcun altro modo per ricorrere ad un cesareo nel corso del parto (cf. scheda epidurale).

Ad un cesareo deve per forza seguire un altro?

Se il cesareo è stato indicato per una causa permanente (come un bacino troppo stretto), allora il prossimo parto richiederà un nuovo cesareo.

In compenso, se il primo ricorso ad un cesareo è stato motivato da cause accidentali (emorragia, sofferenza fetale, presentazione podalica non associata ad una malformazione uterina, ecc.), non è obbligatorio ricorrere ad un nuovo cesareo.

Bisogna comunque notare che un cesareo precedente aumenta il rischio di un nuovo ricorso a questa pratica per un motivo principale: la cicatrice della prima operazione può rompersi sotto l'effetto delle contrazioni uterine ed esporre così la madre e il bambino a complicanze troppo importanti.

Un intervento chirurgico

Questo intervento chirurgico si svolge in sala operatoria e consiste nell'incisione dell'addome e dell'utero per facilitare la nascita. Dapprima vengono rasi i peli pubici, quindi una sonda urinaria viene sistemata per svuotare la vescica ed evitare un rischio di perforamento durante l'incisione. La pelle viene accuratamente disinfettata. Il medico può incidere in un primo tempo la pelle orizzontalmente, poi i muscoli e infine la parete addominale e l'utero. Il bebè viene estratto attraverso l'apertura praticata generalmente in modo trasversale proprio al di sopra del pube. L'incisione per mediana (verticale), più rara, si applica in caso di donne robuste o se è necessario estrarre rapidamente il bebè.

Appena dopo aver estratto il bambino, il chirurgo ritira la placenta. Il taglio viene quindi suturato con del filo o delle graffette, che verranno rimosse da 5 a 7 giorni successivi. La durata dell'intervento varia da 90 minuti fino a 15 minuti con le ultime tecnologie. Il tipo più adatto di anestesia è l'epidurale. Poiché non consente alla madre di assistere al parto e implica effetti postoperatori più importanti, l'anestesia generale non è più praticata tranne nei casi in cui la necessità di un'anestesia si rende immediata (l'effetto dell'epidurale passa da 10 a 15 minuti).

Conseguenze dopo il parto

La stanchezza provocata dall'operazione si aggiunge a quella del parto. La montata lattea può essere un po' più tardiva per via di questa fatica supplementare. La cicatrizzazione può essere dolorosa, soprattutto in occasione delle contrazioni successive al parto. La ripresa del transito intestinale può essere accompagnata da dolori addominali. In questo caso, si può prevedere una dieta speciale. Le conseguenze estetiche sono minime, in quanto l'incisione sarà nascosta dai peli pubici, converrà quindi non esporsi al sole per diversi mesi. Se per il bebè il parto cesareo è meno pericoloso di quello naturale, per la madre è il contrario. In effetti, le complicanze da infezioni sono tre volte più frequenti che durante un parto naturale. Anche se eccezionali, possono manifestarsi rischi di flebite, di embolia polmonare e di emorragie tardive. Il ricorso al cesareo può compromettere i primi stadi emotivi del rapporto mamma-bambino. Infine, anche se molto basso, il tasso di mortalità delle donne nel parto cesareo sarebbe di quattro-cinque volte maggiore di quello del parto naturale. Così, conviene limitare l'utilizzazione di tale intervento a parti patologici.

Nel 1997, una pubblicazione associata di Unicef (Fondo delle nazioni unite per l'infanzia), OMS (Organizzazione mondiale della sanità) e l’UNFPA (Fondo delle nazioni unite per la popolazione) (Guidelines for Monitoring the Availability and Use of Obstetric Services, Linee guida per il monitoraggio della disponibilità e dell'uso di servizi ostetrici, Ottobre 1997) indica che si deve rispettare un limite massimale dei cesarei pari al 15% dei parti. Oltre questa percentuale, il ricorso al cesareo viene considerato un abuso e avrebbe un impatto più negativo che positivo, se si considerano i rischi di questa operazione.

L'aumento di queste cifre da una ventina d'anni si può spiegare, in parte con il progresso della medicina chirurgica e anestetica, un aumento del numero delle gravidanze a rischio (che intervengono più tardi nella donna) e un migliore trattamento della sofferenza fetale grazie al monitoraggio.

Malgrado queste condizioni, gli esperti oggi concordano nel considerare anomali tassi di parto cesareo superiori al 25%. Eppure, numerose maternità superano oggi questa cifra. Scoprite sulla nostra guida delle maternità la percentuale esatta di cesarei per istituto.

David Bême

* Le palmarès des maternités (I primati delle maternità)(Le Figaro Magazine del 29 gennaio 2000).

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08/08/2012
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