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Il taglio cesareo

Se una donna non riesce a partorire spontaneamente, si ricorre al taglio cesareo. Informazioni utili su una tecnica di grande interesse.

Il taglio cesareo
© Getty Images

Che cos’è il taglio cesareo?

Un intervento chirurgico che consiste nell’estrarre il feto attraverso un’incisione praticata nella parete sia dell’addome sia dell’utero.

È un intervento chirurgico di notevole portata?

Sì.

Il taglio cesareo comporta pericoli?

No; se praticato a partorienti in buone condizioni fisiche, viene superato ottimamente in circa il 100% dei casi, percentuale che diminuisce leggermente quando in gravidanza insorgono complicazioni. Lo stadio attualmente raggiunto dalle conoscenze scientifiche, l’evoluzione e il miglioramento delle tecniche chirurgiche e dei metodi anestetici, uniti all’uso di trasfusioni di sangue e di antibiotici, inducono a ritenere che il taglio cesareo sia ormai divenuto un intervento chirurgico che comporta ben pochi rischi.

Quando è stato praticato per la prima volta?

Si ritiene che su una donna viva sia stato effettuato per la prima volta nel xv secolo d.C., mentre il parto cesareo della donna morta per salvare il bambino sembra fosse noto già in tempi preistorici. Il nome trae origine dalla leggenda secondo cui Giulio Cesare sarebbe venuto alla luce con questo metodo, leggenda per la quale non esiste tuttavia alcuna testimonianza storica.

Per quale ragione, se realmente non comporta rischi, il taglio cesareo non viene praticato in tutti i casi?

Perché il parto spontaneo e naturale resta sempre e comunque il metodo più sicuro.

In quali casi si ritiene opportuno ricorrere al taglio cesareo?

a) Quando esiste un rapporto dimensionale anomalo fra la testa del bambino e il bacino materno, o perché la prima è troppo grossa o perché il secon do è troppo stretto per consentire uno svolgimento naturale del parto;
b) qualora il parto si prolunghi troppo o le contrazioni siano troppo deboli e non si riesca a intensificarle con gli usuali metodi di stimolazione uterina, per cui appare improbabile che l’espulsione possa avvenire normalmente attraverso la vagina in un arco di tempo accettabile;
c) in caso di placenta previa, per cui si teme un’emorragia, che potrebbe risultare pericolosa sia per la madre sia per il bambino;
d) qualora la placenta si distacchi dalla parete uterina prima che il bambino sia nato e si verifichi un’emorragia così violenta da far apparire necessario un intervento tempestivo;
e) in caso di presentazione anomala, per esempio di spalla. In simile eventualità, il parto per la via naturale comporterebbe necessariamente notevoli pericoli sia per la madre sia per il bambino;
f) in caso di prolasso del cordone ombelicale, prodottosi quando la nascita non è ancora da considerarsi imminente;
g) qualora, trattandosi del primo bambino, questo si presenti in posizione podalica e l’ostetrico tema un rapporto dimensionale anomalo tra bacino materno e testa del piccolo;
h) quando si riscontra una qualsiasi anomalia e si tratta di una partoriente non più giovane e al primo figlio;
i) qualora, per cause ignote, la partoriente abbia in precedenza dato alla luce più volte feti morti, il cui decesso era avvenuto nelle ultime settimane di gravidanza o durante il travaglio;
j) in caso di pre-eclampsia o eclampsia: se la pressione sanguigna della partoriente subisce un improvviso aumento e compaiono altri sintomi specifici, associati o meno ad attacchi convulsivi, un tempestivo taglio cesareo può essere la sola misura che consente di salvare la vita sia della madre sia del bambino;
k) qualora la partoriente abbia subito in precedenza altri interventi chirurgici, quali: tagli cesarei, escissione di miomi uterini, operazioni di plastica vaginale, per cui il parto per la via naturale potrebbe causare la lacerazione del collo dell’utero o della parete vaginale;
l) nel caso la madre soffra di diabete e il bambino sia molto grosso, per cui le probabilità di un parto spontaneo e naturale appaiono pressoché nulle;
m) qualora sia stata riscontrata la presenza di un mioma uterino, di una cisti ovarica o di un’altra formazione tumorale che, restringendo il bacino, impedisce il normale passaggio del bambino nel canale del parto;
n) in tutti i casi in cui sia presente una grave sofferenza del feto.

1 Il taglio cesareo - continua ►

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03/02/2011
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