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Gravidanza: la scadenza del termine
 
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È vero che il primo bambino nasce sempre dopo il termine?

Si dice che il primo bambino nasca sempre dopo il termine prefissato. Ma è davvero così?

Il primo bambino nasce dopo il termine?
© Getty Images

Il parto, solitamente, avviene a un'età gestazionale tra le 37 e le 42 settimana e, nonostante non sia una regola, è stato registrato che il primo bambino in media tende a nascere in ritardo. Dal tuo punto di vista, se già metti in conto qualche settimana in più dopo il termine eviti frustrazioni inutili. E' chiaro che anche per il tuo corpo questa è la prima volta, e la data del parto è solo presunta. Sapere con esattezza quando nascerà il bambino è molto difficile.

Ma quando nasce?

Forse una delle prime domande che ci si sente rivolgere non appena si comunica lo stato di gravidanza. E la mamma stessa, da subito, incomincia a calcolare i tempi, a cercare di visualizzare un periodo, un’atmosfera, una condizione climatica, in cui localizzare nella sua mente il momento in cui dallo stato di gravidanza si troverà ad avere in braccio un bambino.

La prima cosa da specificare è che la “data presunta del parto” è, come dice il nome, solo “presunta” e si trova a metà di un spazio di tempo molto lungo: dura esattamente un mese il periodo in cui il bambino si considera a termine, cioè “nato nel momento giusto”, quindici giorni prima e quindici dopo la fatidica data.

Ma come si calcola la data (presunta) del parto, e quanto dura la gravidanza?

Poiché è troppo incerta la definizione del momento in cui è avvenuto il concepimento, per accordi internazionali si è deciso di affidare la datazione della gravidanza ad un parametro più preciso, e cioè il primo giorno dell’ultima mestruazione.

Come essere più sicuri

La datazione viene sempre comunque valutata durante la prima ecografia (10°/12° settimana: la misurazione di alcuni parametri fetali ci permette di confermare la corrispondenza o meno tra l’epoca calcolata in base all’ultima mestruazione e l’effettivo livello di sviluppo raggiunto dal feto. In alcuni casi, quando questa corrispondenza manca, la gravidanza viene “ridatata”, cioè da quel momento si “finge” che l’ultima mestruazione sia stata qualche giorno prima o dopo, in maniera che l’età gestazionale sia coerente con l’accrescimento del feto; a questa nuova data bisognerà fare riferimento per tutti i controlli in gravidanza e per il calcolo della data del parto. A maggior ragione ci si affiderà alla valutazione ecografica della datazione nei casi cui non si conosce con certezza la data di inizio delle mestruazioni, oppure siano la donna ha fatto uso della pillola anticoncezionale.

Gli esami se si supera il termine

Al fine di prevenire tali rischi e riconoscere tempestivamente eventuali segnali di sofferenza fetale, quando la gravidanza si protrae oltre le 40 settimane la gestante viene sottoposta a controlli periodici per accertare il benessere suo e del bebè, fino a programmare, se entro una certa data non accade nulla, l’induzione del parto.

Se la gravidanza procede normalmente e non vi sono fattori di rischio precedentemente identificati, si programma una prima visita tra la 38esima e la 40esima settimana compiuta (a seconda dell’organizzazione interna dell’ospedale) per effettuare due tipi di controlli:

  • il monitoraggio cardiotocografico, che serve per registrare l’attività cardiaca fetale;
  • l’ecografia, attraverso la quale si valutano i movimenti attivi fetali (indicati con la sigla MAV) e soprattutto si misura l’AFI, sigla inglese che sta per Amniotic Fluid Index e indica la quantità di liquido amniotico, che in condizioni fisiologiche deve essere compreso tra 5 e 20 centimetri.

Se tutti i parametri risultano nella norma, si concorda un nuovo appuntamento a distanza di alcuni giorni, proseguendo con controlli ogni 3-4 giorni; se il travaglio non si avvia spontaneamente, tra la 41ma e la 42ma settimana sarai ricoverata e il parto viene indotto.

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19/01/2015

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