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Il parto indotto passo dopo passo

Esistono diversi metodi di induzione del parto. Solitamente si parte con quelli manuali per poi passare a quelli medicinali nel caso in cui i primi non abbiano successo. Il processo dell'induzione è molto lento e possono volerci fino a due o tre giorni perché il travaglio riesca finalmente a partire.

Parto indotto
© Getty Images

Quando si induce il parto

Nella maggioranza dei casi il parto indotto avviene quando si è superata da due settimane la data prevista per il parto. E' tuttavia possibile ricorrere a questo metodo se la salute di mamma e bambino sono a rischio. In caso di diabete o di preeclampsia i ginecologi consigliano di indurre il parto qualche settimana prima della data prevista per evitare che il bambino cresca troppo o che la mamma corra troppi rischi.

Altre situazioni che prevedono l'induzione sono una leggera sofferenza fetale, ovvero quando il battito cardiaco presenta alcune anomalie ma la situazione generale è ancora buona, e la rottura naturale della acque in assenza di contrazioni.

L'induzione passo per passo

Stimolazione manuale delle membrane

In assenza di complicazioni o urgenze, il primo stadio dell'induzione è la stimolazione delle membrane effettuata solitamente dalle ostetriche. Viene inserito un dito a livello del collo dell'utero e vengono massaggiate le membrane che contengono il liquido amniotico. In questo modo viene stimolata la produzione di prostaglandine naturali.

Il gel prostaglandinico

Se con la stimolazione non si sono ottenuti risultati, dopo almeno trenta minuti, l'ostetrica inserisce con l'aiuto di una siringa o un diaframma un gel di prostaglandine sintetiche in fondo alla vagina.

Questa somministrazione può essere ripetuta fino ad un massimo di 4 volte a distanza di almeno sei ore l'una dall'altra. Nel 90% dei casi il travaglio inizia dopo la seconda o la terza dose di gel.

Rottura delle membrane

Nel caso in cui il travaglio non sia iniziato, ma anche per accelerarlo, le ostetriche procedono con la rottura artificiale delle acque. E' un procedimento fastidioso in quanto viene utilizzato un uncino di plastica che inserito fino al collo dell'utero rompe il sacco amniotico. L'uscita del liquido fa scivolare la testa del bambino verso la vagina e la pressione del cranio del piccolo aiuta l'utero a contrarsi.

Questa manovra non viene sempre eseguita, a volte si aspetta per vedere se la rottura avviene in maniera spontanea.

L'ossitocina

Se dopo le quattro fasi precedenti il travaglio ancora non ha inizio si procede con la somministrazione di una flebo di ossitocina sintetica in infusione continua. Quando il travaglio prende il via, la flebo viene lasciata anche dopo l'espulsione del bambino per favorire le contrazioni che aiutano l'utero a prevenire le emorragie post-parto.

Il dosaggio dell'ossitocina può essere regolato in base al dolore delle contrazioni, se dovessero essere troppo forti può infatti essere abbassato.

Cosa succede al bambino

L'induzione non ha alcun effetto sul feto se non quello di irritarlo con la continua sollecitazione delle membrane. Durante tutta l'operazione il bambino viene continuamente monitorato ed il suo battito cardiaco tenuto sotto stretto controllo.

Cosa succede alla mamma

Il travaglio indotto è solitamente molto doloroso in quanto le contrazioni non sono spontanee ma provocate meccanicamente o farmacologicamente. Quando il travaglio ha inizio non è in crescendo come nei travagli naturali ma le contrazioni sono da subito ravvicinate e provocano un forte dolore. E' quindi consigliabile, dove possibile, scegliere di avvalersi dell'anestesia epidurale.

Se l'induzione non funziona

Nei rari casi in cui l'induzione non funzioni le strade praticabili sono due: il cesareo o un nuovo ciclo.

Se le motivazioni che hanno portato all'induzione sono legate ad una sospetta sofferenza fetale, si sono rotte le acque o la salute della mamma è a rischio, si procede immediatamente con il parto cesareo.

Nel caso in cui invece non sussistano urgenze di alcun tipo si procede con un secondo ciclo completo di induzione a distanza di un paio di giorni dal precedente (praticabile solo nel caso in cui le membrane non siano state rotte artificialmente nel corso della precedente induzione).

Quando, anche dopo la seconda induzione, il travaglio non inizia è obbligatorio ricorrere al cesareo.

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16/02/2012

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