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Perché praticare il parto indotto?

In certe occasioni molto particolari, il parto non ha inizio in modo naturale. Occorre allora indurlo artificialmente. Non sempre ben accolta dai genitori, questa decisione riflette i principi di prevenzione dei rischi possibili per la madre e il bambino.

Perché praticare il parto indotto?
© Getty Images

Sono molte le circostanze che possono portare i medici alla decisione di indurre un parto:

- Se la madre soffre di una malattia (ipertensione, preeclampsia, problemi cardiaci, diabete...) che potrebbe aggravarsi durante il parto;
- Se il bebè soffre di una qualsiasi alterazione o necessita di urgente trattamento extrauterino;
- In caso di superamento del termine (oltre le 40 settimane di gravidanza), e se il parto non ha inizio in modo naturale. Il medico aspetterà massimo 2 settimane, durante le quali la madre e il feto saranno tenuti sotto controllo continuo, e prenderà la decisione in questo periodo;
- In caso di gravidanze multiple, di crescita fetale anomala o se il futuro bebè è molto grande;
- Le donne multipare i cui parti precedenti sono stati molto rapidi: questo permette un migliore controllo dall'inizio.

Un monitoraggio costante del bebè

Per accertarsi di poter indurre il parto senza comportare pericoli o rischi di aggressione della madre o del feto, l'ostetrica valuterà la lunghezza, la consistenza o il grado di dilatazione del collo uterino, oltre alla posizione della testa del bebè. Questi parametri sono valutati su una scala da 1 a 3, con il test di Bishop. Se il totale dei punti è superiore a 6, le circostanze sono favorevoli a un'induzione.

L'ostetrica rompe la sacca delle acque in modo che il feto eserciti una pressione diretta sul collo dell'utero, favorendone la dilatazione. Una volta iniziato il travaglio, questo viene facilitato con l'iniezione di ocitocina: questo ormone va a stimolare le contrazioni uterine. Parallelamente, ci si assicura il benessere del bambino grazie ad un monitoraggio costante del tono cardiaco e si rilevano i minimi disturbi.

Le contrazioni non sono più dolorose

Contrariamente a ciò che molte donne temono, le contrazioni provocate in questo modo non sono più dolorose. L'ostetrica può in effetti controllare in modo molto preciso il numero di gocce somministrate, e aumentare o diminuire la dose fino ad ottenere contrazioni efficaci. In ogni caso, le donne possono ricorrere alla epidurale per eliminare i dolori al momento del parto.

Un altro dubbio infondato: un rischio più elevato che il parto termini in un cesareo. In effetti, il rischio è lo stesso di quello durante un parto naturale e dipende dal progresso della dilatazione.

Nessuna controindicazione

Anche se non esistono controindicazioni all'induzione del parto, certe ostetriche non sono a favore di questo metodo nelle donne che hanno già avuto un parto cesareo, a causa del rischio di rottura uterina; altre pensano invece che la donna non corra alcun rischio.

Se il ricorso troppo sistematico all'ossitocina viene deplorato dai più, il parto "indotto" viene difeso da altri qualora il parto sembri già complicato a prescindere. Inoltre, altri specialisti ne giustificano l'uso più frequente viste le sempre più numerose diagnosi di irregolarità nelle contrazioni, e anche perché le tecniche di monitoraggio permettono oggi di assicurare un migliore controllo delle operazioni.

Che sia naturale o indotto, il parto rimane comunque il momento più bello della tua vita...

Laurent Juillet

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07/08/2012

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