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La negazione della gravidanza: non sapere di essere incinta

È possibile essere incinta e non accorgersene? Ebbene sì, può accadere che corpo e mente rifiutino l’idea del bambino che deve nascere a causa di un meccanismo mentale chiamato negazione. In che cosa consiste? Scopritelo su Doctissimo!

Che cos’è la negazione della gravidanza?

La negazione della gravidanza
© Thinkstock

È una condizione psicologica per cui la donna ignora del tutto di essere incinta. Può durare per pochi mesi o continuare fino al momento del parto: nel primo caso è una negazione parziale, nel secondo totale. La psiche umana è talmente potente che induce delle reazioni biologiche paradossali: può accadere che la donna ingrassi qualche chilo ma, non presentando nessun dolore o contrazione particolarmente evidente, l’idea di essere in dolce attesa non la sfiora nemmeno. Dal canto suo il feto fa in modo di “nascondersi” assumendo una posizione verticale anziché orizzontale, nascondendosi dietro le costole e la cassa toracica. Il ciclo mestruale, segnale più palese della gestazione, non si interrompe, venendo sostituito da perdite di sangue, e il pancione non cresce: niente fa presupporre una gravidanza.

Perché si nega la gravidanza?

Il potere della psiche è davvero stupefacente; inoltre, il periodo della gestazione è un momento molto delicato nella vita della donna e la negazione della gravidanza è solo uno degli esempi che lo dimostrano.
La negazione della gravidanza è il fenomeno inverso alla gravidanza isterica ma al contrario di quest’ultima non è molto diffusa: si calcola che solo due donne su mille non si accorgano di aspettare un bambino, percentuale quasi insignificante, ma che illustra un problema che può essere psicologicamente duro da superare. Infatti, al momento del parto la donna subisce uno shock molto forte, in quanto non sa spiegarsi come non sia stata in grado di accorgersi di una vita che cresceva dentro di sé. Le conseguenze possono essere molto gravi: spesso non sono in grado di prestare le prime cure al nascituro e un parto su dieci sfocia in un infanticidio.
Ci sono delle situazioni in cui la negazione della gravidanza appare più frequente: quando le mamme sono delle ragazze troppo giovani o se si è appena dato alla luce un altro bambino, quando il neonato è frutto di una relazione all’infuori del matrimonio o di una violenza sessuale, oppure quando la donna crede di essere sterile. Alla base di tutto ciò può esserci inoltre un rapporto conflittuale, difficile o inesistente con la propria madre, che implica quindi una fragile condizione psicologica.
A livello psicologico, la negazione viene catalogata come meccanismo di difesa della mente rispetto a situazioni o eventi traumatici.

Negazione della gravidanza: leggi e dintorni

Nel 2006 la cronaca raccontò un caso eclatante e molto triste di negazione di gravidanza: una donna francese, madre di quattro figli, diede alla luce una bambina in modo del tutto inaspettato. Lei stessa dichiarò che né lei né i suoi famigliari si erano accorti di niente; poco dopo il parto, gettò la bambina nell’immondizia in quanto non la riconobbe come figlia ma come “qualcosa che era uscito dal suo corpo”.
In ambito legale la negazione di gravidanza non viene ancora riconosciuta e non esistono norme o leggi che ne regolino le conseguenze. Sta al giudice designato stabilire se, qualora la madre abbia lasciato morire il proprio bimbo o lo abbia ucciso, tale stato psicologico possa essere un’attenuante della pena. A Tolosa è nata un’associazione che mira al riconoscimento di questo stato a livello giuridico, non solo medico (Association Française pour la Reconnaissance du Déni  de Grossesse (AFRDG). Non resta che augurarsi che anche in Italia avvenga lo stesso.  

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28/03/2011

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