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Quando l'utero è retroverso

Quali sono le conseguenze sul ciclo mestruale, la gravidanza, il parto ecc.? Doctissimo fa il punto su questa particolarità morfologica con l’aiuto del Professor Olivier Graesslin, segretario generale del Collège National des Gynécologues Obstétriciens Français (CNGOF) e primario del reparto di Ginecologia e Ostetricia del CHU (Centro Ospedaliero Univesitario) di Reims.

L'utero retroverso
© Getty Images

Se il tuo ginecologo ti è sembrato avaro di spiegazioni, è perché l’utero retroverso non è una condizione patologica: si tratta infatti di una semplice variante anatomica, molto frequente e caratterizzata da un diverso orientamento dell’organo all’interno della cavità pelvica.

Utero retroverso: definizione e frequenza

L’utero delle donne adulte è situato nella cavità pelvica, tra la vescica davanti e il retto dietro. Nella maggior parte dei casi è "anteverso", ovvero voltato in avanti e appoggiato sulla vescica. "Quando è "retroverso", è voltato all’indietro, in direzione del retto: è questa l’unica differenza, e si tratta quindi di una definizione puramente anatomica", spiega il Professor Olivier Graesslin, segretario generale del Collège National des Gynécologues Obstétriciens Français (CNGOF). Questa variante è tutt’altro che un caso eccezionale: è infatti presente nel 20 -25 % delle donne.

Perché l’utero è voltato all’indietro anziché in avanti? "È un semplice caso", risponde il Professor Graesslin. "Gli studi scientifici su quest’argomento sono piuttosto rari, perché in effetti questa posizione dell’utero non ha molta importanza, anche se non sembra che la retroversione dell’utero sia di origine ereditaria".

La retroversione può essere "primaria", il che significa che l’organo ha assunto naturalmente questa posizione durante lo sviluppo: in questi casi la scoperta avviene semplicemente in occasione dei esami periodici di controllo ginecologico. La variante, tuttavia, può anche "secondaria": "L’utero è inizialmente anteverso e cambia posizione a causa di un’anomalia che insorge nella zona pelvica, come ad esempio un fibroma o un’aderenza", prosegue lo specialista in ginecologia e ostetricia. Le retroversioni secondarie possono inoltre comparire nel periodo post parto: "Dopo il parto può accadere che i legamenti che mantengono l’utero in posizione si distendano o si lacerino , provocando così una retroversione transitoria".

Utero retroverso: sintomi e conseguenze

Utero retroverso, mestruazioni e rapporti sessuali

La retroversione dell’utero è spesso indicata come responsabile di dolori durante le mestruazioni e i rapporti sessuali, ma i dolori eventualmente presenti non possono essere attribuiti interamente alla retroversione uterina, come spiega il Professor Graesslin: "Le dismenorree (dolori mestruali, ndr) sono causate da contrazioni dell’utero durante il ciclo mestruale, che possono essere più o meno intense e quindi più o meno dolorose. L’intensità può essere esattamente la stessa, indipendentemente dal fatto che l’utero sia anteverso o retroverso, ma si ritiene che questi dolori siano un po’ più frequenti in caso di retroversione uterina". Un’altra questione è stata sollevata in relazione alla correlazione tra dismenorree e utero retroverso: si è ipotizzato che questa posizione possa ostacolare la discesa del sangue del mestruo, provocando una ritenzione in corrispondenza dell’istmo (tra il corpo e il collo dell’utero). "I dati attualmente disponibili tendono a essere molto rassicuranti al riguardo: si ritiene che questo ostacolo, in realtà, non sussista", minimizza il segretario generale del CNGOF.

È però possibile che compaiano delle dispareunie, ovvero dei dolori durante i rapporti sessuali. "La spiegazione è puramente meccanica: a causa della retroversione uterina, durante i rapporti è possibile che il pene urti contro il collo dell’utero, una zona molto sensibile, provocando così eventuale fastidio o dolore", spiega lo specialista. Anche in questo caso ogni donna è diversa dall’altra: alcune lamentano fastidi molto frequenti, altre solo in caso di posizioni sessuali "profonde". "Sono molto pochi gli studi dedicati all’argomento", precisa lo specialista in ginecologia e ostetricia, "e tutti sono stati condotti su un numero molto limitato di pazienti: si impone quindi la prudenza nell’interpretazione di questi studi; non è detto, inoltre, che questi disturbi non siano dovuti ad altri fattori (confondenti)".

Sia nel caso delle dismenorree sia in quello delle dispareunie, la letteratura scientifica disponibile non consente di affermare con certezza che questa posizione dell’utero causi un aumento significativo dei dolori, indipendentemente dall’età delle pazienti.

Utero retroverso, gravidanza e parto

In realtà la posizione dell’utero non ha conseguenze sull’andamento della gravidanza: in primo luogo, la fertilità non è in alcun modo compromessa dalla retroversione. "Anche in questo caso, non può essere solo l’inclinazione dell’utero a ridurre la fertilità, ma altri fattori ad essa correlati, come ad esempio l’endometriosi", commenta il primario del reparto di Ginecologia e Ostetricia del CHU di Reims.

Durante la gravidanza l’utero retroverso torna naturalmente in posizione anteversa, semplicemente a causa dell’aumento di volume. "In genere la retroversione si corregge da sola e l’utero assume una posizione verticale verso l’inizio del 4o mese di gravidanza", spiega il Professor Graesslin. Nei rari casi in cui l’utero si mantiene retroverso, possono insorgere due complicazioni: la prima è la "ritenzione acuta dell’urina". Il collo dell’utero va infatti ad appoggiarsi sulla vescica e sull’uretra, impedendo la discesa dell’urina. La seconda è la cosiddetta "incarcerazione dell’utero", causata dal fatto che la retroversione non corretta ne impedisce lo sviluppo. "Altre ipotesi sulle conseguenze della retroversione uterina riguardano inoltre la maggiore frequenza di dilatazioni venose (varici pelviche) o ancora la discesa di organi dopo il parto, ma anche in questo caso non esistono evidenze scientifiche", prosegue il nostro esperto.

Se la retroversione non si corregge da sola al termine del primo trimestre, una semplice manovra effettuata con le dita per via vaginale consente di riportare l’utero in posizione anteversa, permettendo così il normale svolgimento della gravidanza.

"In rari casi può accadere che l’incarcerazione uterina venga diagnosticata troppo tardivamente", ammette il segretario generale del CNGOF. "Il parto naturale può quindi risultare più difficoltoso, rendendo necessaria l’esecuzione di un taglio cesareo". Il Professor Graesslin ricorda però che "Si tratta di casi eccezionali: la presenza di un utero retroverso non aumenta in nessun caso il ricorso al cesareo o l’incidenza delle complicazioni durante la gravidanza e il parto: è importante che le donne vengano del tutto rassicurate al riguardo".

Testimonianza di Camilla, 31 anni: "Ho iniziato a farmi delle domande quando ho deciso di avere un bambino".

"Ho scoperto molto presto di avere l’utero retroverso, in occasione di una visita di controllo. La ginecologa me l’ha detto alla fine dell’esame, senza aggiungere altro; mi è capitato poi di parlarne con delle amiche e sono rimasta sorpresa scoprendo di non essere affatto un’eccezione, anche se nessuna delle donne nella mia situazione ha avuto un’esperienza uguale alla mia: è per questo motivo che secondo me non è una cosa così importante.

Per quanto mi riguarda, durante l’adolescenza avevo delle mestruazioni molto dolorose, che mi impedivano di alzarmi dal letto per giorni, ma dopo aver iniziato a prendere la pillola contraccettiva non ho mai più avuto questo problema. Per quanto concerne i rapporti sessuali, invece, ammetto che all’inizio mi è capitato di avvertire dei dolori molto forti, che sono scomparsi man mano che ho imparato a conoscere il mio corpo. Ma anche in questo caso, ho sentito dire la stessa cosa da amiche che non hanno l’utero retroverso; secondo me ogni donna è diversa dall’altra e per evitare questo genere di inconvenienti deve imparare a conoscersi.

Ho iniziato però a farmi delle domande quando ho deciso di avere un bambino: temevo per l’andamento della gravidanza e soprattutto per il parto. Mi sono rivolta alla ginecologa per sapere se avrei avuto maggiori difficoltà o dolori più forti a causa dell’utero retroverso, e mi ha assicurato di no. La cosa principale è però che ho scoperto da poco che anche mia madre aveva la stessa particolarità e ha partorito normalmente i suoi tre figli, per via naturale e senza epidurale. Insomma, non potrei sentirmi più rassicurata… Staremo a vedere: il progetto bebè è in cantiere!".

Utero retroverso: quando è necessario un trattamento?

È difficile parlare di trattamento quando in realtà non si ha a che fare con una patologia: se la retroversione uterina non provoca dolori o fastidi, ovviamente, è inutile correggere la posizione. In caso di dolori invalidanti, invece, il ginecologo cercherà in primo luogo di scoprire se esiste un’altra causa e, una volta escluse tutte le altre ipotesi, si accerterà che questi dolori pelvici siano realmente riconducibili alla retroversione dell’utero. "Per formulare una diagnosi, si posiziona all’interno della vagina un piccolo dispositivo chiamato "pessario", una sorta di anello di gomma che aiuta l’utero a inclinarsi in avanti: se i dolori si attenuano o scompaiono, si ricorre eventualmente a un intervento chirurgico per riportare definitivamente l’utero in posizione anteversa", illustra il Professor Graesslin.

Il ricorso alla chirurgia correttiva, tuttavia, resta un caso eccezionale, viene effettuata in laparoscopia e consiste semplicemente nel sostituire i legamenti che mantengono l’utero all’interno della cavità pelvica per inclinarlo in avanti. "Si afferma che questi interventi ottengono buoni risultati, ma anche in questo caso gli studi vengono effettuati su campioni molto ridotti di pazienti", prosegue il ginecologo.

"Questo tipo di chirurgia può risultare invece molto interessante nei casi di donne che presentano una retroversione secondaria permanente post parto, causata dalla lacerazione dei legamenti che mantengono l’utero in posizione: l’intervento permette di riposizionare correttamente l’utero e di alleviare efficacemente i dolori", conclude il segretario generale del CNGOF.

Violaine Badie

Fonti:

1 – Intervista al Professor Olivier Graesslin, segretario generale del Collège National des Gynécologues Obstétriciens Français e primario del reparto di Ginecologia e Ostetricia del CHU di Reims, gennaio 2014.

2 – Intervista a Camilla, paziente (gennaio 2014).

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25/04/2014
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