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La fecondazione assistita

E' stimato che circa il 25% delle coppie italiane è soggetta a problemi di fertilità più o meno gravi. L'infertilità può essere in egual misura maschile o femminile come dimostrano queste percentuali: infertilità maschile: 35,4% infertilità femminile: 35,5% infertilità di entrambi: 15% In Italia è in vigore la legge 40 del 2004, una delle più severe in Europa per quanto riguarda le norme previste. Prima dell'arrivo di questa legge, le strutture italiane consentivano alle coppie in difficoltà di effettuare tutte le cure ed i tentativi necessari per poter concepire un figlio. Dopo la sua entrata in vigore invece la maggior parte delle persone è stata costretta a recarsi all'estero e spendere diverse migliaia di euro per poter continuare il proprio percorso. La testimonianza che state per leggere è quella di Federica che ha deciso di condividere con noi gli aspetti del suo percorso di fecondazione assistita avvenuto qui in Italia prima dell'entrata in vigore della legge attuale.

Fecondazione assistita
© Getty Images

Qual è stato il percorso che ti ha portata a scegliere la fecondazione assistita?

Dopo un anno di tentativi mirati andati a vuoto, ci siamo rivolti al nostro medico di famiglia per sapere quali esami potevamo fare per trovare la causa della nostra presunta infertilità.
Mio marito si è sottoposto allo spermiogramma. Abbiamo scelto di cominciare da quello in quanto tra gli esami specifici maschili e femminili è assolutamente non invasivo.
Il risultato ha evidenziato una grave carenza di numero di spermatozoi, nonché delle malformazioni.
Dopo la visita dall'andrologo, con ecocolordoppler, mio marito si è sottoposto all'operazione di varicocele, per correggerlo e poter migliorare la qualità dell'eiaculato; ma l'andrologo ci aveva avvertiti che sarebbe stato comunque impossibile per me restare incinta naturalmente.
A quel punto ci siamo rivolti ad un centro di fecondazione assistita.

Come ti sei dovuta muovere per poterla effettuare?

Il nome del centro mi è stato dato da una ragazza con cui ho stretto amicizia in rete.
Una ragazza pugliese che però aveva la cugina che lavorava in un centro fecondazione a Torino.
Abbiamo preso appuntamento ad agosto 2003 ed abbiamo ritirato l'elenco di tutti gli esami sanguigni ed ormonali da effettuare.
Per l'esito di alcuni esami abbiamo dovuto attendere 60 giorni.

Quanto ti hanno ostacolata le leggi italiane?

Fortunatamente per nulla, in quanto quando abbiamo effettuato il primo tentativo la legge 40/2004 non era ancora stata varata.
Per cui siamo riusciti anche a congelare quattro embrioni.

Quanto è stato faticoso il percorso?

Abbastanza faticoso, più a livello mentale che fisico.
Non avendo mai avuto problemi ormonali non ho dovuto bombardarmi eccessivamente di gonadotropine ed altri farmaci per produrre ovociti, ma lo stress psicologico del fallimento è stato comunque molto forte.

Ci racconti com'è andata?

Abbiamo fatto il primo tentativo a gennaio 2004.
Sono stata sottoposta a prelievo degli ovociti in anestesia generale.
Dai dodici follicoli sono stati estratti nove ovociti e fecondati sei embrioni.
Due sono stati trasferiti il 31/01/2004 (diciannove giorni prima l'emanazione della legge 40/2004) dopo due giorni nel mio utero, mentre gli altri quattro sono stati crioconservati a due a due.
Le beta fatte il 13/02/2004 però sono risultate negative.
Il 24 maggio 2004 abbiamo effettuato il secondo tentativo, con gli embrioni conservati.
Dei quattro conservati solo tre erano sopravvissuti allo scongelamento e mi sono stati trasferiti tutti e tre.
Le beta del 04/06/2004 erano positive: ero incinta!
La prima ecografia evidenziava tre embrioni vivi alla quinta settimana di gestazione, ma alla seconda (alla nona settimana) si vedevano solo due embrioni in vita.
La mia data presunta parto era il 13/2/2005 (il destino ha voluto che un anno esatto dopo il primo fallimento io dovessi partorire i miei figli).
Elettra e Tommaso sono nati qualche giorno prima della scadenza, il 9/2/2005, da parto indotto.

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20/01/2016
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