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L'interruzione volontaria della gravidanza (IVG)
 
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I numeri e la legislazione in merito all’IVG

L’interruzione volontaria della gravidanza è una scelta complessa che vede protagoniste numerose donne. Scopri su Doctissimo i numeri e le percentuali di questo fenomeno.

I dati e le leggi sull'IVG
© Getty Images

IVG: i numeri annuali

Il Ministero della Salute, in collaborazione con il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, le Regioni e l’Istituto nazionale di statistica, ha raccolto dei dati relativi alle IVG in Italia. Questi hanno incrociato i dati relativi al numero delle IVG ogni 1000 donne (tra i 15 e i 50 anni esclusi) e il numero di IVG per 1000 nati vivi. Si è riscontrata una diminuzione del “tasso di abortività” dall’anno 1983 fino al 2008 (quello di riferimento della ricerca) con una particolare incidenza nelle regioni del nord Italia. Ciò mostra come, rispetto al passato, ricorrere all’aborto sia una strada sempre meno percorsa dalle donne italiane, probabilmente più informate sui metodi contraccettivi ideali e sicuri per la salute. Importanti rimangono tuttavia i casi di aborti clandestini, praticati perlopiù nel sud, che si aggirano attorno ai 15 mila all’anno (conteggio stimato proprio a causa dell’illegalità della pratica). Anche in questo caso, però, si assiste ad una diminuzione dei casi, stimati a circa 100 mila all’inizio degli anni Ottanta. Il Ministero diffonde altresì la percentuale di aborti italiana rispetto ad alcuni paesi esteri: nel Bel Paese è pari al 7,5 per mille, in Francia al 16,4 per mille, negli Stati Uniti addirittura 20,5 per mille. In Italia, nell’anno di riferimento 2007, il numero effettivo di IVG è stato di 86014, contro i 130546 casi registrati nel 1996 (un calo di circa il 35%).

Se si è interessati ad approfondire tutti i numeri e le percentuali della Relazione del Ministero si può cliccare al link istituzionale www.salute.gov.it

IVG: cosa dice la legge al riguardo?

In Italia, si può abortire legalmente e chirurgicamente entro i 90 giorni dal concepimento: la legge che regolamenta questa procedura è la N. 194 del 22 maggio 1978 (Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza), che consente di interrompere una gravidanza dopo i 3 mesi solo in casi particolari. Questi sono legati anche alla salute, mentale e fisica, della madre, la quale potrebbe subire conseguenze importanti su uno o entrambi i fronti, oppure in caso di gravi malformazioni del feto che mettono a rischio la salute o la vita della gestante. La legge 194 spiega inoltre l’importante ruolo dei consultori familiari, istituiti nel 1975 dalla legge N. 405 e che sono di supporto anche nei casi di IVG. Questi sono obbligati a informare le donne sulle possibili strade da percorrere nel momento in cui si trovano ad avere a che fare con la volontà di abortire. Decidere di interrompere la gravidanza, di dare in adozione il bimbo o di tenerlo sono tutte scelte da compiere nella piena consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni su di sé e sugli altri. Inoltre, i consultori svolgono un ruolo informativo su strutture, procedure e legislazioni in merito a questi e altri aspetti della gravidanza. 

I dati: come e quando si ricorre all’IVG?

Il primato sul metodo chirurgico utilizzato per interrompere una gravidanza ce l’ha l’isterosuzione, utilizzato nell’86,2% dei casi, con un intervento effettuato in day hospital. Il 26% delle donne italiane che sceglie di abortire ha già vissuto questo evento, percentuale, anche in questo caso, tra le più basse a livello mondiale. Anche la farmacologia si è interessata alla questione dell’aborto: dal 2009 la legge italiana ha permesso di commercializzare la pillola chiamata RU-486, già molto diffusa in Europa e nel mondo, che consente di interrompere una gravidanza evitando qualsiasi tipo di intervento chirurgico invasivo, anche se l’assunzione avviene sotto controllo medico specializzato.

L’Italia si dimostra uno dei pochi paesi industrializzati in cui la percentuale di aborti volontari conosce una diminuzione negli anni. Grazie ad una crescente informazione, ad una alle campagne di prevenzione mirate e una maggiore predisposizione all’ascolto e alla comprensione, le donne che arrivano a dover intraprendere un percorso così difficile e doloroso sono sempre meno numerose.

Proprio per e inevitabile riconoscere il merito di ciò a tutte quelle persone che si impegnano quotidianamente in questo percorso, delicato e altrettanto duro da affrontare. Consultori, medici, psicologi e volontari: questi gli individui che sono dietro le quinte e che, aldilà delle convinzioni personali, aiutano donne e ragazze ad affrontare uno degli eventi più importanti della loro vita.

Anche stavolta un primato di cui andare fieri. 

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11/04/2012

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