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L'interruzione volontaria della gravidanza (IVG)
 
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Aborto chirurgico: come avviene?

Esistono due tecniche per eseguire un’interruzione volontaria di gravidanza (IVG): il metodo chimico, con l’aiuto dei farmaci, e il metodo chirurgico, per aspirazione. Anche se il primo sta via via sostituendo il secondo, quest’ultimo resta comunque molto praticato, con 115.372 interventi eseguiti nel 2010, ovvero quasi la metà delle IVG (46%).

Come avviene l'aborto chirurgico?
© Getty Images

Secondo i dati del Ministero della Sanità, il tasso di abortività (numero delle Ivg per 1.000 donne in età feconda tra 15-49 anni), l'indicatore più accurato per una corretta valutazione della tendenza al ricorso all'IVG, nel 2010 è risultato pari a 8.2 per 1.000. Facciamo una panoramica sull’nterruzione volontariq di gravidanza per aspirazione.

Aborto chirurgico: dove, come, quando?

L’IVG chirurgica, chiamata anche IVG per aspirazione, si esegue obbligatoriamente in una struttura ospedaliera, pubblica o privata. Dura circa quindici minuti e la maggior parte delle volte ha bisogno solo di qualche ora di ricovero, consentendo alla paziente di rientrare a casa il giorno stesso. Tecnicamente questo metodo consiste nel dilatare il collo dell’utero con l’aiuto di farmaci (gli stessi usati nell’IVG farmacologica), poi nell’aspirarne il contenuto con l’aiuto di una sonda. Il Prof. Nisand sottolinea che, anche se “questa operazione non presenta particolari difficoltà, va fatta con delicatezza e può essere eseguita o in anestesia locale, o in anestesia generale”. La scelta dipende dalla paziente.

In Italia l’IVG chirurgica può essere eseguita fino alla fine della 12a settimana di gravidanza (SG), in altre parole, prima della fine della 14a settimana di amenorrea (SA o assenza di mestruazioni). Le donne possono scegliere tra l’IVG chirurgica e l’IVG farmacologica, ma, oltre la 7a SG/9a SA, le autorità sanitarie consigliano di scegliere l’approccio chirurgico. Una posizione apertamente criticata dal Prof. Israël Nisand, capo del Polo di Ginecologia Ostetrica al CHU di Strasburgo: “Il ricorso all’IVG chirurgico a partire dalla 7a settimana di gravidanza è una raccomandazione, non un obbligo legale. È quindi importante ricordare alle donne che possono scegliere il metodo della loro IVG, anche dopo questo termine, con buona pace di una piccola lobby di medici che vorrebbero conservare il monopolio dell’IVG chirurgica, ben più remunerata”.

Un consiglio: prendi appuntamento con sufficiente anticipo, i tempi d’attesa in alcune città o regioni sono tali che a volte è necessario superare il famoso lasso di tempo di riflessione di 7 giorni per ottenere un appuntamento nei tempi giusti.

L'aborto chirurgico in anestesia locale

Nadia, 28 anni, ha avuto una gravidanza non desiderata dieci anni fa, nonostante assumesse una pillola contraccettiva specifica per problemi ormonali e surrenali. Ha scelto l’anestesia locale, “probabilmente perché quella generale mi spaventava”, non ricorda, però, di aver visto l’anestesista prima dell’intervento. Un’aberrazione poiché, secondo le raccomandazioni del Collegio Nazionale dei Ginecologi Ostetrici Francesi (CNGOF), “prima di qualunque intervento, se è stato deciso il metodo per aspirazione, occorre fare sistematicamente un consulto pre-anestesia, anche in caso di intervento in anestesia locale”. Per il Prof. Nisand, l’anestesia locale, “che comporta meno complicazioni”, è preferibile. In qualsiasi caso, questa tecnica richiede due qualità da parte del ginecologo: esperienza ed empatia. Può quindi essere vissuta in modo soddisfacente, sia dalla paziente, che si sentirà meno in colpa vivendo in tempo reale il “lutto” di questa gravidanza non desiderata, che dal medico, che non avrà più la sensazione di fare “il lavoro sporco” al posto della sua paziente. Anche se Nadia non ha in effetti sentito alcun dolore fisico, né durante l’intervento, né nelle ore successive, conserva un bruttissimo ricordo dello scambio con il medico che “[le] faceva sentire di non essere d’accordo con la [sua] scelta e [le] parlava in malo modo”.

L’IVG chirurgica in anestesia generale

Matilde, 26 anni, invece, ha subito una IVG in anestesia generale l’anno scorso. Dice di non ricordare se le abbiano chiesto quale anestesia preferisse, tuttavia pensa che “sia stato molto meglio così”. Un’opinione condivisa dalla maggior parte delle pazienti del Prof. Nisand poiché quasi il 100% delle IVG chirurgiche effettuate al CHU, dove il medico esercita, sono eseguite in anestesia generale. Sono le pazienti a scegliere, in genere donne che preferiscono non vedere e non sentire niente, non vivere “quel momento” da coscienti.

Per il Prof. Nisand, lasciare sempre la scelta alle donne è fondamentale: “In molti posti l’anestesia generale è imposta perché, in sostanza, è la soluzione più comoda: non c’è bisogno di ascoltare e rassicurare, ci si addormenta. È più comodo e più semplice per il personale medico”. Prima di scegliere, la cosa migliore è sempre quella di riflettere bene e aver fiducia nel proprio medico. Così è stato per Matilde, che conserva il ricordo di un’équipe medica “adorabile, che non giudicava ed era pronta a sdrammatizzare”.

Vantaggi dell’aborto chirurgico rispetto all’aborto farmacologico

Le donne che scelgono l’IVG chirurgica hanno in genere superato le 7 settimane di gravidanza, oppure non desiderano vivere il trauma di un aborto farmacologico nella solitudine del loro bagno, come spesso accade a coloro che optano per l’IVG chimica fuori dall’ospedale (in quel caso l’assunzione delle compresse di Mifegyne® e di Gymiso® si fa in presenza del medico durante la visita).

L’IVG chirurgica è dunque la più indicata per le donne che desiderano che tutto sia finito in meno di 24 ore e senza dolore, per ragioni personali o professionali. L’IVG chimica, che spesso avviene in più giorni e provoca dolori simili a quelli del parto, può essere fonte di angoscia e di un vero e proprio malessere, soprattutto per le donne primipare che hanno scelto l’opzione “a domicilio”.

Tariffe e presa in carico dell’IVG chirurgica

Per tutte le donne l’IVG è coperta dal Servizio Sanitario Nazionale. La legge italiana prevede la possibilità di interrompere volontariamente la gravidanza entro 90 giorni dall’inizio dell’ultima mestruazione. Se decidi di ricorrere all’IVG puoi rivolgerti a un consultorio dove il ginecologo ti rilascerà il certificato necessario per sottoporti all’intervento (questo certificato può essere richiesto anche al ginecologo di fiducia, al medico di famiglia o a un altro specialista). Sarai quindi collegata con i reparti ospedalieri di riferimento per l’esecuzione dell’intervento.

Rischi e conseguenze dell’IVG chirurgica

Come ogni altro intervento chirurgico, l’IVG per aspirazione presenta alcuni rischi (a cui si aggiungono i rischi delle potenziali complicanze legate all’anestesia generale). I principali sono la perforazione uterina (rara ma grave) o l’infezione dovuta all’introduzione di uno strumento nell’utero. La percentuale d’insuccesso del metodo è quasi nulla (0,3% contro 5% dell’IVG farmacologica), ma è importante ricordare che alcune IVG farmacologiche “incomplete” dovranno essere “terminate” in modo chirurgico. Come dopo un parto, nei giorni successivi all’intervento, potrebbero esserci delle emorragie.

Per quanto riguarda l’eventuale metodo di contraccezione per la donna da seguire, il ginecologo consiglia di approfittare dell’intervento per inserire la spirale (o dispositivo intra-uterino DIU), se la situazione lo consente.

Quanto alle controindicazioni dell’IVG chirurgica, “l’unica che mi pare possibile è la malformazione uterina”, indica lo specialista, che aggiunge che non vi sono né strascichi dolorosi, né incompatibilità con una o più gravidanze future, e che nella vita di una donna non vi è un numero limitato di IVG. Qualunque sia il metodo utilizzato, occorre sottoporsi a una visita di controllo e di verifica tra il 14° e il 21° giorno dopo l’intervento.

Anche se Nadia non ha mai consultato uno psicologo per parlare di questa esperienza, e anche se Matilde ha saltato la visita post-operatoria, nessuna delle due oggi mette in discussione la scelta fatta, ritenuta quella giusta. Nessuna di loro esclude inoltre di diventare mamma, al momento giusto.

 

Anne-Flore Gaspar-Lolliot

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15/01/2014

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