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L'interruzione volontaria della gravidanza (IVG)
 
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IVG: L’interruzione volontaria della gravidanza

Metter fine ad una gravidanza è una scelta importante, da fare con coscienza e dopo delle lunghe riflessioni sui motivi per cui si è deciso di interromperla. L’aborto volontario è un evento che segna permanentemente la vita di ogni donna che lo compie. Approfondisci tutti gli aspetti dell’IGV su Doctissimo.

L'interruzione volontaria della gravidanza
© Getty Images

Interrompere la gravidanza: IVG

Meglio conosciuta come IGV, l’interruzione volontaria di una gravidanza è una scelta difficile che molte donne compiono per i motivi più diversi. La giovane età, le condizioni economiche sfavorevoli, una GEU (gravidanza extrauterina), un padre indesiderato (leggi: uno stupratore), l’assunzione di particolari categorie di farmaci, malformazioni o malattie congenite/genetiche che comprometterebbero la salute del piccolo, sono tutte delle possibili motivazioni che possono indurre una donna a porre fine alla sua gravidanza. Questa deve poter essere libera di decidere se e come farlo, aldilà delle osservazioni etiche, religiose o morali delle persone che la circondano; una decisione già di per sé così importante non può essere influenzata da quanti si professano a favore della vita-a-qualunque-costo seguendo convinzioni religiose o etiche personali. Se, ad esempio, la donna scegliesse di interrompere la sua gravidanza perché in condizioni economiche difficili, a poco servirebbero dei commenti negativi sul suo conto. Così come se una ragazza adolescente decidesse di tenere il suo bambino, sarebbero altrettanto fuori luogo giudizi sul come abbia deciso di “rovinarsi la vita” già a 15 anni. Tutti sono liberi di scegliere come vivere la propria vita e i consigli, se non richiesti, dovrebbero essere taciuti. 

Come interrompere una gravidanza?

A livello medico, l’interruzione di una gravidanza avviene attraverso diverse tecniche, scelte in base al periodo gestatorio: sin da subito, si può intervenire attraverso lo svuotamento, durante il quale il medico aspira via il feto in pochi minuti. Fino all’ottava settimana di gestazione, si interviene con la isterosuzione, che aspira via anche l’endometrio. Superato questo periodo, tra i due e i tre mesi si interviene con delle metodologie simili ma più invasive, chiamate D&R e D&S: nel primo caso – dilatazione e revisione della cavità uterina – si anestetizza la madre e si dilata la cervice, attraverso la quale si introducono delle cannule per aspirare il feto, più grande rispetto ai primi due mesi di gravidanza. Nella D&S – dilatazione e svuotamento della cavità uterina – la dilatazione avviene meccanicamente (e non chimicamente come per la D&R) asportando placenta, feto e liquido amniotico; si utilizza questa metodologia quando la gravidanza è a uno stadio avanzato, come nel secondo trimestre.

La pillola RU-486 rappresenta invece l’alternativa farmacologica nell’interruzione della gravidanza: l’ormone conosciuto col nome mifepristone  svolge la sua funzione abortiva, che però viene coadiuvata dal misoprostolo (o dal gemeprost) da assumere dopo circa due giorni dall’assunzione del primo. L’aborto avviene nel giro di uno/due giorni (attraverso un sanguinamento che precede l’assunzione della seconda sostanza) e dura poco più di una settimana. il medico verificherà l’avvenuta interruzione con una visita eseguita dopo 3 settimane.

È bene sempre consultare uno specialista che saprà indicare il modo più adatto alla condizione e alla salute individuale della donna per evitare complicazioni o danni fisici permanenti: un’aspirazione fatta male può rendere incapace di portare a termine un’altra gravidanza, un rischio che di certo è da evitare.   

A chi rivolgersi per praticare una IVG?

Se si decide di interrompere una gravidanza, è sempre bene farlo nelle prime otto settimane dal concepimento: solo in questo caso i rischi sono praticamente azzerati, o comunque inferiori a quelli di un eventuale parto. Superate le otto settimane, le complicazioni per la salute possono aumentare e crescono con il passare del tempo. Rivolgiti al tuo ginecologo e, se si rivela contrario alla pratica, consulta la lista dei consultori familiari presenti nella tua città.

È importante che tu rifletta sia sull’IVG che sulla possibilità di tenere il bambino, ma questa sarà una scelta che dovrai compiere in tutta serenità e insieme, eventualmente, al tuo compagno. In ogni caso, non temere di rivolgerti ad una struttura pubblica: queste devono seguire dei dettami specifici e puoi goedere del segreto professionale tanto quanto se ti recassi dal tuo medico di fiducia. Il medico dovrà ascoltare le tue motivazioni e, per legge, lasciarti una settimana di tempo per riflettere sulla tua decisione: solo dopo questo periodo potrà intervenire. Potrai rivolgerti anche al più vicino ospedale e ricorda che la tua ASL di appartenenza ha l’obbligo di praticare l’IVG (dietro certificato medico rilasciato dopo i 7 giorni dal colloquio). In rari casi, ad esempio quando si verifica una situazione di urgenza, il medico potrà esimerti dall’attesa dei 7 giorni e potrai abortire immediatamente.

Cerca sostegno nelle amiche o nei familiari ma ricorda che sarete tu e il tuo compagno a fare la scelta definitiva. Non curarti dei giudizi esterni, segui solo quello che credi sia meglio per te. 

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11/04/2012
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