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L'interruzione volontaria della gravidanza (IVG)
 
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Le conseguenze psico-fisiche dell’IVG

Decidere di porre fine ad una gravidanza può essere una scelta complessa e difficile, che viene affrontata con dolore e che mette in campo molti pensieri e sentimenti. Ogni donna reagisce in maniera diversa ma il comune denominatore è lo stato psicofisico che le accompagna prima e dopo l’evento.

Le conseguenze psico-fisiche dell’IVG
© Getty Images

IVG: le conseguenze fisiche

Grazie agli enormi progressi della medicina è possibile ridurre quasi al minimo i rischi fisici di un’interruzione di gravidanza. Nonostante ciò, è bene ricordare che l’intervento (chirurgico o farmacologico) ha delle conseguenze sull’organismo, che però non sono necessariamente pericolose. I sanguinamenti che compaiono dopo l’assunzione dell’RU-486, ad esempio, sono del tutto normali e durano dai 7 ai 10 giorni al massimo. Se invece ci si è sottoposti a intervento chirurgico, è bene astenersi dall’avere rapporti sessuali, evitare di utilizzare assorbenti interni e lavande intime troppo profonde, che veicolerebbero infezioni molto fastidiose. Inoltre, la tensione del seno, un po’ di spossatezza e qualche linea di febbre sono del tutto nella norma e non c’è bisogno di allarmarsi. È bene precisare che è stato sfatato il mito che dopo un aborto fosse più difficile rimanere incinta: se l’interruzione della gravidanza avviene sotto controllo medico e seguendo le procedure corrette, non c’è alcun pericolo per la fertilità. L’importante è abortire nelle prime 8 settimane dal concepimento, solo così i rischi si riducono al minimo; in caso contrario, è bene prestare più attenzione e considerare l’eventualità che si manifestino conseguenze più serie per la salute di mamma e figlio. 

IVG: le conseguenze psicologiche

Stati depressivi, ansia, senso di colpa, di inadeguatezza, difficoltà relazionali e, nei casi più gravi, tendenze suicide e autolesioniste: sono queste le conseguenze sulla psiche di un aborto. Un marito che non accetta di avere un figlio, una condizione economica che non permette di mantenerlo sebbene ci sia la volontà di avere un figlio, la difficoltà di accettare che il proprio piccolo sia il frutto di un abuso sono tutti eventi che mettono a dura prova la stabilità psichica di un individuo. È sufficiente fare un giro in rete su qualsiasi forum femminile che parli dell’argomento per leggere testimonianze struggenti di donne che hanno vissuto l’IVG e che, anche nei casi in cui erano consapevoli di aver fatto una scelta ponderata, sono rimaste molto provate dall’accaduto. C’è chi parla di uno stato mentale simile a quello della depressione post-partum, chi avanza l’esistenza di uno stress post aborto dovuto dalla condizione di vivere un vero e proprio lutto, chi si riferisce alla sindrome post aborto (SPA) che rappresenta lo stadio più avanzato di un disagio psicologico generato da ripensamenti e senso di vuoto tipici della fase successiva all’IVG. È chiaro che il sostegno psicologico è la chiave per superare l’evento traumatico e imparare a vivere una nuova esistenza senza il fantasma del passato e di quello “che sarebbe potuto essere se…”. Non si deve sottovalutare il dolore provato da una donna in seguito alla perdita di quello che sentiva essere suo figlio, in nessun caso, nemmeno quando l’interruzione della gravidanza viene fatta in  maniera consapevole e razionale. Gli specialisti consigliano anche ai papà e alla famiglia della donna di farsi seguire dagli psicologi, per potersi meglio relazionare con chi sta attraversando un evento così importante come un’interruzione di gravidanza. 

Scegliere di interrompere una gravidanza: la questione etica

Le motivazioni che spingono una donna ad interrompere la propria gravidanza sono molte e diverse: difficoltà economiche, problemi di salute, situazioni di stupro o violenza, giovane età (così come l’età troppo avanzata), carriera o semplicemente la non volontà di mettere al mondo un figlio, sono le ragioni più comuni per le quali si decide di abortire. Che questo avvenga in maniera chirurgica o farmacologica, non si può ignorare lo stato d’animo che investe le donne che ricorrono a questa soluzione, così come non si può far finta che non ci siano conseguenze fisiche sull’organismo provato da un evento così traumatico.

Ma il nocciolo della questione rimane il giudizio morale: in un paese a prevalenza cattolico come l’Italia, la popolazione si divide (più che altrove) in favorevoli e contrari all’aborto. Questi ultimi fanno leva sul fatto che, sebbene abbia pochi giorni di vita, un embrione deve godere degli stessi diritti di un essere umano, mentre coloro che sono favorevoli fanno leva sul diritto di autodeterminazione della donna, che deve avere la possibilità di scegliere cosa fare del suo corpo. “Pro-life” contro “Pro-choice”, un dibattito che dura da tempo e che non vede ancora vincitori né vinti.

Tra chi è favorevole alla libertà di scegliere (i “Pro-choice”) è bene segnalare l’esistenza di un’associazione no-profit dedicata alla possibilità di esercitare il libero arbitrio e che permette alle donne di tutto il mondo di abortire. La Woman on Waves (Donne tra le onde, www.womenonwaves.org) mette a disposizione delle navi su cui poter praticare l’IVG e, agendo in acque internazionali, non è soggetta alle leggi di nessun paese ed è in grado di operare liberamente in ogni angolo della terra.

Tralasciando le considerazioni etiche, morali, legali o religiose Doctissimo non si esprime a favore di nessuna delle due correnti di pensiero ma si auspica di essere stato esauriente dal punto di vista informativo sull’argomento.  

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11/04/2012

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